Fulco Lanchester. Letta e “Il tempo che fa”

Fulco Lanchester. Letta e “Il tempo che fa”

Nel corso di una trasmissione televisiva Enrico Letta ha riaperto in modo fragoroso il dibattito sul tema del sistema elettorale in senso stretto, dichiarando la sua preferenza per il Mattarellum, ovvero la normativa introdotta nell’agosto 1993. Nel 2019 il Pd aveva sottoscritto, invece, l’accordo di Governo giallo-rosa (Conte 2) sulla base di due piloni istituzionali: da un lato la diminuzione del numero dei parlamentari e l’incremento degli strumenti di democrazia diretta, dall’altro la modifica del Rosatellum renziano in un sistema speculare con clausola di esclusione, probabilmente del 5%.

Nel corso del 2020 si è pervenuti all’approvazione della modifica costituzionale relativa al numero dei parlamentari, certificata dal referendum popolare del 20-21 settembre, ma sul sistema elettorale è sceso un silenzio tombale, illuminato oggi dal lampo della posizione di Letta.  Il terremoto delle dimissioni di Zingaretti e la posizione del nuovo segretario PD impongono di ricapitolare la questione, perché i nodi stanno venendo al pettine e i tempi per intervenire in materia  sono oramai sul limite massimo rispetto alla soglia temporale consentita Codice di buona condotta in  materia elettorale, adottato dalla Commissione di Venezia nel  2002 e confermato – ad esempio – in Francia dalla loi Richard del 2019.

Un dato incontrovertibile della crisi politico-costituzionale italiana, cui oggi si è sovrapposta la pandemia sanitaria, è l’ipercinetismo elettorale compulsivo che ha colpito l’ordinamento nella seconda fase della storia della Costituzione repubblicana. Dal 1993 (senza calcolare quindi il referendum sulla preferenza unica del 1991) si sono succeduti nel nostro sistema, a livello nazionale, sei meccanismi elettorali in senso stretto. La riduzione del numero dei parlamentari    ha costituito dunque l’ulteriore sigillo di una situazione patologica, non rilevabile in alcun ordinamento costituzionale democratico stabilizzato. La variabilità dei meccanismi di trasformazione dei voti in seggi a livello nazionale, combinata con quella degli altri livelli di governo (Regioni in particolare) si è correlata con il triplice fenomeno dell’indebolimento delle famiglie politiche tradizionali, dell’astensionismo e della volatilità elettorale in un ordinamento oramai frammentato, polarizzato ed incapace di riallinearsi in modo stabile.

In un contesto come quello italiano ritengo che sistemi elettorali selettivi rischino oramai di favorire solo i partiti antisistema, che oggi risultano inglobati sotto la copertura del governo di Unità nazionale. In questo contesto il Pd, come la Dc di Martinazzoli nell’estate del 1993, sembra credere ancora di essere un partito maggioritario, ma in realtà è solo uno dei partiti dell’area di centrosinistra, che corre il rischio di fare la fine dei socialisti francesi dello scorso decennio. Il Mattarellum sembra dunque la riesumazione di uno strumento arcaico, derivante da un’era geologica passata, mentre concessione del voto ai sedicenni, sempre prospettata da Letta, pare un provvedimento propagandistico, non incisivo e controverso.

È dunque opportuno riflettere sui passi da operare in materia, analizzando l’argomento nella sua complessità, che coinvolge i piani differenziati della forma di Stato e della forma di governo. La complessiva legislazione elettorale è, infatti, costitutiva dell’ordinamento democratico e comprende argomenti vari relativi alla capacità elettorale (attiva e passiva), alla legislazione elettorale di contorno (procedimento, comunicazione, spese, conflitto di interessi, ecc.) e, infine, al meccanismo di traduzione dei voti in seggi. I primi due cassetti fanno riferimento alla forma di Stato e lasciano minore discrezionalità al decisore politico. Il sistema elettorale in senso stretto, come è noto, è invece uno strumento tecnico ad alta valenza politica, che evidenzia gli interessi dei soggetti politicamente rilevanti all’interno dell’ordinamento, ma che ha come limite i principi fondamentali della Costituzione, come hanno rilevato le sentenze 1/14 e 35/17 della Corte costituzionale. Dal punto di vista strettamente politico sistemi elettorali maggioritari (puri o anche misti) vengono sconsigliati in ordinamenti caratterizzati da rilevanti soggetti con propensioni antisistema. Da parte sua la sinistra, per molto tempo, ha rifiutato qualsiasi tipo di selettività del sistema elettorale (anche la clausola tedesca del 5%), poi si è convertita al maggioritario e ancora oggi rischia in materia, illudendosi che tutto sia normale dopo la sua integrazione, oppure che l’emergenza unisca i democratici. In questa prospettiva molti fanno riferimento al caso francese, dove però Macron (come già Mitterrand alla metà degli anni Ottanta) ha espresso pulsioni per il cambiamento del doppio turno in collegio uninominale vigente in favore della “proporzionale”. In ogni caso, il tema di un meccanismo elettorale per la elezione del Parlamento in un ordinamento con forma di governo a variante semipresidenziale come quello francese è differente da quello italiano, in cui non esiste un effetto di aggancio dell’elezione del Capo dello Stato.

Ritornando al caso nazionale, il Rosatellum vigente, unito alla diminuzione dei parlamentari, non soltanto può fornire alle forze antisistema un plusvalore  elettorale decisivo che potrebbe mettere in pericolo anche la  Costituzione, ma soprattutto è stato costruito scientemente per favorire la concentrazione della decisione nella redazione delle liste dei candidati nelle mani del capo politico. Ciò non solo non risponde alla persistente crisi di rappresentanza che affligge il circuito democratico, ma l’aggrava. È per questo che,  accanto al tema del sistema elettorale in senso stretto basato su una selettività che attenui le conseguenze della diminuzione dei parlamentari, a me sembra importante discutere della legislazione elettorale di contorno ed in particolare del modo con cui vengono selezionati i parlamentari a livello infrapartitico. Si tratta di un tema che era già ben presente in periodo costituente (ad es. al costituzionalista Costantino Mortati) e che si unisce a quello della eguaglianza tendenziale delle chances fra i concorrenti (comunicazione politico-elettorale, finanziamento e rimborso delle spese). Si tratta dunque, nel periodo della duplice emergenza (sanitaria e politica), di assicurare che gli standard minimi di democraticità non soltanto vengano mantenuti, ma incrementati in maniera opportuna.

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