Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. La legge di Riforma della Polizia di Stato. Un punto di partenza per le sfide future

Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. La legge di Riforma della Polizia di Stato. Un punto di partenza per le sfide future

Celebrare i 40 anni dalla legge di riforma della Polizia di Stato non è, esclusivamente, un gesto di affetto verso coloro che si batterono per un ideale di rinnovamento della Polizia volto a migliorare le istituzioni. La Legge 121 dell’1 aprile 1981, varata in un periodo di significative riforme per il Paese, ha di fatto rappresentato un significativo passo in avanti sul versante della democrazia in termini di trasparenza, efficienza e riconoscimento di diritti fino a quel periodo negati. L’affidabilità dei corpi, votati al rispetto degli ideali repubblicani e alla fedeltà alla Costituzione nasce con il riconoscimento delle libertà sindacali quando, persone moralmente libere, costituiranno le prime rappresentanze di lavoratori.

Ricordare questa grande riforma istituzionale per condividere oggi un nuovo programma per la sicurezza democratica del Paese, peraltro in un momento storico particolare dettato dall’emergenza epidemiologica, è la giusta occasione per farci prendere coscienza sulla necessità di disegnare un progetto che, travalicando le politiche securitarie incentrate sulla paura, realizzi un quadro strutturale e prospettico che metta al centro un’idea durevole di sicurezza pubblica. Le nuove come le vecchie incertezze che pervadono i cittadini, spesso distorte nella percezione della realtà, ove ogni fenomeno criminale è amplificato fuori misura nonostante il calo generalizzato dei reati denunciati, andrebbero opportunamente canalizzate in un nuovo ambizioso progetto come quarant’anni fa avvenne con il varo della riforma dell’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza. Un progetto sistemico che coinvolga la cittadinanza, le amministrazioni locali, esperti della materia, unitamente alle istituzioni deputate al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Motivo che ci ha spinto, all’atto dell’insediamento del neo esecutivo, a rinnovare la richiesta di un concreto e fattivo impegno nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia di Stato e di tutte le Forze dell’ordine, chiamati ad una straordinaria mobilitazione sul versante dell’ordine e della sicurezza pubblica in una fase di emergenza sanitaria che è ormai divenuta emergenza economica e sociale. Questo perché le materie che attengono alla sicurezza delle persone e al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della categoria a cui apparteniamo sono facce della stessa medaglia. In tal senso, pur comprendendo il particolare momento che vive il Paese a causa della pandemia da Covid-19, riteniamo doveroso che il governo dia corso alle procedure per il rinnovo contrattuale per il personale non dirigente e per il primo contratto per il personale dirigente della Polizia di Stato, cosa che abbiamo ribadito, anche ieri, al neo ministro della Funzione Pubblica.

Ci attendiamo pertanto una discussione seria e a tutto campo sul versante normativo rispetto alle future scelte in materia di retribuzione accessoria, di lavoro straordinario come di previdenza complementare. Le recenti riforme ci consegnano oggi una Polizia di Stato con meno energie, che comporta soppressioni di presìdi territoriali, non certo per mancanza di domanda di sicurezza della gente, delle attività commerciali, degli operatori sanitari ma per carenza nel numero di operatori di cui si dispone, proprio quando ve ne sarebbe più bisogno, quasi a minare la “mission istituzionale” assegnatale dalla legge 121 di prima Forza di Polizia preposta alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Da qui l’esigenza di assunzioni straordinarie di giovani leve tra le forze di Polizia. La nostra proposta, volta a dar vita ad un piano straordinario di assunzioni che consenta un veloce ricambio generazionale che restituisca nuova linfa alle articolazioni territoriali delle amministrazioni, è tesa a dare sollievo ai tanti operatori “over 50” segnati dalle fatiche causate dai tanti, troppi, servizi di cui quotidianamente ci si deve fare carico oltre che a garantire una serena convivenza alla cittadinanza.

È da simili profonde radici che dobbiamo partire per vincere, ora come allora, le molteplici sfide che ci attendono.

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