Nuccio Iovene. Davanti a noi scelte decisive, fondamentali, e bisognerà fare scelte politiche

Nuccio Iovene. Davanti a noi scelte decisive, fondamentali, e bisognerà fare scelte politiche

Matteo Renzi, nel tentativo di far dimenticare il prima possibile l’ennesimo affondamento provocato nei confronti di un governo amico, anzi di un governo di cui era stato promotore decisivo al solo scopo di evitare le elezioni poco più di un anno fa, non perde occasione per ricordare agli italiani che l’incarico a Draghi è tutto da ascriversi a merito suo. Non so quanto faccia stare sereno Draghi questo endorsement ripetutamente esibito da Renzi, certo lo scopo di cancellare le tracce dell’ultimo governicidio messo in atto dal leader di Italia Viva sembra al momento abbastanza riuscito. Da giorni ormai non si parla d’altro. Nessuno ha veramente capito quali siano stati i veri motivi che hanno portato alla crisi: lo stesso Renzi ha, con la sua consueta disinvoltura, di volta in volta cambiato gli argomenti che lo hanno spinto a togliere la fiducia al suo governo, ritirare i propri ministri nel pieno della pandemia e alla vigilia di un impegno europeo senza precedenti a sostegno di una ripresa economica e sociale del Paese. Proprio quando l’alleanza politica, nata per necessità nell’autunno del 2019 dopo che l’altro Matteo (Salvini) aveva deciso di staccare la spina al governo gialloverde di cui era vicepresidente e ministro dell’interno, tra Pd, Movimento Cinque Stelle e Leu cominciava a superare le difficoltà e i reciproci sospetti sperimentando sul campo, e nel pieno di una situazione inedita e difficilissima, un’azione di governo che ha contribuito a cambiare gli orientamenti in Europa, rimettere al centro la sanità pubblica, e sostenere le categorie sociali più deboli ed esposte alle conseguenze della pandemia, Renzi a freddo ha dichiarato finita quella esperienza e ha fatto precipitare le cose fino a lambire il rischio di elezioni anticipate e di un ritorno delle destre al governo, non ancora del tutto scongiurato.

Non si tratta certo di nascondere limiti, punti deboli, contraddizioni che pure ci sono state nell’anno e mezzo che abbiamo alle nostre spalle, ma la memoria non può essere così breve da far dimenticare i guasti e la cifra del primo governo di questa legislatura, l’ossessiva campagna contro i migranti, il papeete e tutto il resto. Ci vorranno ancora dei giorni per capire se e come usciremo dalla crisi, se il tentativo di Draghi avrà successo e quale sarà il governo a cui darà vita, chi effettivamente lo sosterrà in Parlamento. Certo una legislatura nella quale si sono sperimentate, in tre anni, tutte le possibili alleanze politiche (anche quelle considerate impossibili) la dice lunga sulla qualità della rappresentanza politica, sullo stato delle forze politiche attuali e sulla disinvoltura di molti parlamentari ed esponenti politici. Presto però la politica che ora ci si è illusi di aver fatto uscire dalla porta, rientrerà dalla finestra. Avremo davanti scelte decisive, fondamentali, e bisognerà appunto fare scelte politiche: sull’utilizzo delle risorse, sugli indirizzi economico sociali dell’azione urgente che occorrerà ancora portare avanti, su sanità, istruzione e ricerca, su lavoro e sviluppo sostenibile, su ambiente e infrastrutture, su politiche industriali e investimenti. Quando i nodi verranno al pettine non sarà così facile, neanche per super Mario, far vivere larghe intese ed evitare confronti di merito duri, come lo sono stati negli ultimi anni, innanzitutto nella società e nel Paese prima ancora che tra le forze politiche.

Ma l’ansia e la preoccupazione, sacrosante, sul come ne usciremo nell’immediato non può farci rimuovere le domande fondamentali che riguardano il come è stato possibile arrivare fino a questo punto. Senza queste domande e senza le risposte che esse esigono si continuerà a volare come mosche impazzite, zigzagando da un estremo all’altro senza una direzione di marcia, uno scopo, una prospettiva che non siano individuali o di gruppi ristretti. Come è stato possibile per una persona come Matteo Renzi scalare il PD e poi lasciarlo quando non gli era più utile? Come è stato possibile che la sinistra, ed in particolare quella che più si considera erede della tradizione gloriosa del PCI che proprio quest’anno ricorda i 100 anni dalla sua fondazione (ed è bene non dimenticare i 30 dalla sua fine), si sia ridotta così atomizzata e senza un progetto politico ed un partito, nonostante ancora un 4% dell’elettorato si dichiari disponibile a dare il voto ad una forza che non esiste? Come è stato possibile che la forza politica più antica presente oggi in Parlamento sia la Lega, mentre non c’è più traccia di nessuna delle forze che hanno fondato la Repubblica e scritto la Costituzione? Dovremo tornare su queste ed altre domande, tanto più in uno spazio come questo, voluto fortemente da Alessandro Cardulli che dopo aver fondato questa testata ha continuato fino alla fine ad interrogarsi e lavorare per una sinistra unita ed innovativa, popolare e radicata. Quello cioè di cui c’è ancora oggi grande bisogno.

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