Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. Droga: consumi, reati e pandemia. Il punto della situazione

Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. Droga: consumi, reati e pandemia. Il punto della situazione

La pandemia ha sicuramente ridisegnato, a livello italiano e internazionale, il traffico e lo spaccio di stupefacenti. Quello che non è cambiato, purtroppo è il giro di affari che è rimasto sostanzialmente invariato anche nel 2020 perché le organizzazioni criminali hanno la straordinaria capacità di adattarsi ai tempi che cambiano. Anche in tempi di Covid-19. Gli ultimi dati ufficiali disponibili della Direzione Centrale per i servizi antidroga del Ministero dell’Interno e della relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze ci dicono proprio questo. Ci parlano cioè del successo strepitoso di questo business che per il 2019 è stato stimato in 15,8 miliardi di euro, di cui quasi il 40% attribuibile al consumo dei derivati della cannabis e circa il 31% all’utilizzo della cocaina. Lo sappiamo, ma è sempre bene ricordarlo: il consumo e lo spaccio di stupefacenti degradano le nostre città e la vita di persone già fragili, non necessariamente giovani e fanno da sfondo a diversi reati. Si pensi alla violenza sessuale e all’omicidio nei casi di Desiree Mariottini, Pamela Mastropietro e ad un differente livello, il caso delle feste a Milano dell’imprenditore Genovese, oppure ai reati di lesioni personali, omicidio e risse: penso, ad esempio, al povero Willy Duarte. Si pensi allo stalking e ai maltrattamenti in famiglia dove la fissazione mentale della gelosia è esasperata dagli effetti “down” del consumo di cocaina. Non si salvano neppure gli incidenti stradali, spesso causati da persone sotto effetto di alcol e stupefacenti (emblematico il caso delle due sedicenni uccise a Roma dal figlio del noto regista).

L’evoluzione che c’è stata però dagli anni 70/80 ad oggi è stata sostanziale: prima il prezzo della dose di eroina o di stupefacenti in generale era così alto che lo stesso tossicodipendente diventava necessariamente un criminale, dovendo “guadagnare” anche 150 mila lire al giorno e perciò era costretto a rubare, rapinare, spacciare a sua volta e/o prostituirsi, oltreché a svaligiare e ad esasperare i genitori.  Oggi, essendosi abbassati i prezzi ed essendosi diffusa sempre più la cocaina e altre droghe sintetiche e psicoattive, in cui spicca da ultimo la ketamina – una cantante rapper milanese, tale Miss Keta, la celebra pure nel nome! -, senza dimenticare chetoni, fentanyl, metamfetamina etc, assistiamo ad una sorta di “normalizzazione” della droga nella società, che non è più sinonimo di disagio o protesta sociale, ma è quasi standardizzata nella vita quotidiana ed i cui danni sono ora più nascosti, ma comunque presenti. Inoltre il fenomeno non riguarda solo i giovani, ma concernente persone di tutte le età, anche molto mature. Spesso lo stupefacente diventa cura fai da te per problemi psichiatrici non diagnosticati e non affrontati, quali la depressione, il disturbo borderline della personalità, il bipolarismo, aggravandoli decisamente e avviando taluni alla vita da senzatetto o da vegetale. Si consolida in questo quadro il policonsumo di droghe, assieme a forme di consumo più tradizionali, ma comunque caratterizzate da modalità occasionali che cambiano a seconda dei contesti. Gli ultimi dati disponibili registrano un aumento della vendita di cocaina (dal punto di vista delle attività di polizia infatti i sequestri sono triplicati), una certa costanza della presenza di droghe sintetiche e un minor ricorso all’hashish e alla marijuana, che è comunque lo stupefacente più diffuso tra i giovanissimi.

Di pari passo aumentano i casi di overdose e i ricoveri correlati all’uso di sostanze. Continuano a crescere anche le diagnosi tardive per l’Aids, dato, questo, che evidenzia un importante campanello d’allarme. La sfida oggi, per la società e per la costante azione di contrasto delle forze di polizia, è quella delle nuove sostanze psicoattive alle quali ho già fatto riferimento. Essendo le tabelle contenute nelle disposizioni di legge relative al DPR 309/90 tassative per quanto riguarda la punizione dello spaccio di talune sostanze, si registra una vera e propria rincorsa da parte della criminalità organizzata ad inventare nuove sostanze psicoattive non contenute nelle tabelle e dunque non punibili. Nel 2019 ne sono state contate 15 nuove.  A ciò si aggiunga, soprattutto in periodo di pandemia, l’incremento delle modalità di distribuzione basate su transazioni e ordini telematici che richiedono continui aggiornamenti e grande flessibilità nei sistemi di monitoraggio e contrasto. Sta diventando sempre più importante il monitoraggio della diffusione di tali sostanze su web e dark web, compresi i flussi finanziari in criptovaluta collegati a questo specifico traffico illegale, in particolare su oppiacei e derivati del fentanyl. Quest’ultimo è particolarmente letale, anche in quantità bassissime ed è un quadro preoccupante, dato che si è osservato un aumento percentuale dei sequestri in chilogrammi del 32%. Per quanto riguarda il narcotraffico sul web, gli investigatori hanno osservato una massiccia presenza di siti e-commerce che pubblicizzano la vendita di ogni tipo di sostanza stupefacente e ciò corrisponde ad un aumento di quantitativi di droga sequestrati negli aeroporti o nei siti di stoccaggio di pacchi proveniente dall’estero.

Il narcotraffico avviene su due differenti teatri virtuali: l’open web utilizzato per il 4% e il deep web, utilizzato per il 96%. Qui ci sono aree virtuali chiamate darknet al cui interno sono presenti dei blackmarket, veri e propri siti di e-commerce, gestiti da persone anonime difficilmente localizzabili. Il pagamento avviene mediante l’utilizzo di criptomonete, di solito il bitcoin, che permette pagamenti celeri, anonimi e immediati. I mittenti sono spesso soggetti con indirizzo fittizio o ignoto, spesso in Olanda o in aree della Germania. Venendo all’Italia, tutti i dati confermano – anche per il 2020 – il ruolo di primazia della ‘ndrangheta calabrese. Si tratta dell’organizzazione criminale più influente nel traffico di cocaina proveniente dal Su America e dalle principali aree di stoccaggio temporaneo in Europa. Ha articolazioni nelle più ricche regioni, quali Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto ed anche in Europa, in particolare in Olanda e Spagna ed è, in sintesi, il principale broker mondiale del narcotraffico. Con la pandemia, lo accennavo in precedenza, l’utilizzo di internet ha assunto ancor più importanza.

Nel 2020 abbiamo osservato una crescita dell’offerta di droga on line nonché aumento delle consegne a domicilio. L’emergenza covid non ha messo in crisi i narcotrafficanti ma li ha costretti a cambiare modus operandi, così come sottolineato dagli analisti di Europol. Il sistema più diffuso si chiama dead drops: l’acquirente accredita la somma pattuita al venditore e questi gli fa avere, con i social o messaggistica, le coordinate del luogo segreto dove trovare la droga. Molti pusher, in pandemia, hanno vestito i panni di fattorini e di addetti alla consegna del circuito di food delivery per spostarsi in determinate fasce della giornata indisturbati. In questo contesto, l’azione delle forze dell’ordine e della Polizia di Stato prosegue in particolare con l’azione di prevenzione e contrasto delle sue varie articolazioni e specialità, dal lavoro delle squadre investigative e di polizia giudiziaria al controllo del territorio delle volanti, dal presidio di porti, aeroporti e stazioni all’impegno della Polizia Postale e delle Comunicazioni sulla rete. Sforzi che richiedono da parte di chi ha l’onere e l’onore di governare questo nostro Paese impegni concreti non solo dal punto di vista legislativo, per rendere le normative sempre più cogenti e uniformate almeno col resto d’Europa, ma anche per quel che riguarda le risorse, gli strumenti, i mezzi e gli organici delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa. Tutto questo in attesa di una normalizzazione della situazione pandemica che torni a mettere al centro di tutto la formazione dei ragazzi in presenza. In questo contesto, infatti, è stato ed è prezioso il lavoro fatto dalla Polizia di Stato con il programma “Scuole Sicure” in cui gli agenti si rapportano direttamente con gli studenti sul fenomeno in questione, il lavoro della famiglia, delle associazioni e di chiunque stia accanto ai ragazzi per prevenire queste dipendenze ed insegnare ad amare sé stessi ed il prossimo.

Share