Sicurezza, il nuovo decreto lunedì in Cdm. Ma si discute anche di Nadef e stato d’emergenza al 31 gennaio 2021. La guerra nel M5S. Intanto Salvini raduna i suoi a Catania

Sicurezza, il nuovo decreto lunedì in Cdm. Ma si discute anche di Nadef e stato d’emergenza al 31 gennaio 2021. La guerra nel M5S. Intanto Salvini raduna i suoi a Catania

La discussione sulle modifiche al decreto sicurezza ci sarà direttamente nel prossimo Consiglio dei ministri. Il testo arriverà ‘blindato’ ed è quello già chiuso più di un mese fa, non son arrivate richieste dai pentastellati di modifiche. Lunedì sera si farà il punto sulla Nadef e sulla proroga dello stato di emergenza, visto che sarà necessario anche un decreto legge per poi arrivare al nuovo dpcm. Ma sul fronte immigrazione il Movimento 5 stelle non vuole alcuna drammatizzazione. E’ vero che si partirà dalle sollecitazioni arrivate dal Capo dello Stato ma i dem vogliono andare oltre, reintroducendo di fatto il meccanismo della protezione umanitaria. Difficile che ci saranno le barricate, la convinzione dell’ala governista è che si troverà un accordo. Ma poi la battaglia sarà in Parlamento. E’ sui lavori alla Camera e al Senato – dove il gruppo pentastellato è quello più consistente – che punta l’ala del Movimento 5 stelle che non vuole eccessivi stravolgimenti ai testi. “E’ in Parlamento – dice una fonte parlamentare pentastellata – che occorrerà un vero confronto”. L’obiettivo però è quello di evitare il muro contro muro all’interno della maggioranza. “Anche perché – sottolinea un ‘big’ del Movimento – in questo momento non abbiamo la forza per opporci”. Il capo politico Crimi ieri ha sottolineato che non c’è l’urgenza, oggi il vice ministro per le Infrastrutture, Cancelleri ha rilanciato la posizione M5s: “Sui decreti sicurezza non c’è nessun passo indietro, ma al contrario un passo avanti perché rispettiamo i rilievi che erano stati formulati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. “Le modifiche sono necessarie”, sottolinea il dem Miceli. Il tema migranti viene riproposto da Salvini a Catania in vista dell’apertura del processo Gregoretti. “La Lega è pronta a bloccare il Parlamento”, spiega un ‘big’ del partito di via Bellerio. Un esponente del Movimento non esclude che in Parlamento possano esserci delle convergenze tra maggioranza e opposizione. Le modifiche ai decreti sicurezza saranno comunque il primo tassello del post-Regionali. Ma ci sono anche altri fronti aperti, come quello legati al Mes. “Deve risalire nell’agenda”, la richiesta di Renzi. Mentre il Pd chiude all’ipotesi che ci possa essere una proroga dei vertici della Rai. Maggioranza e opposizione guardano piuttosto alla proroga dello stato di emergenza. Nel governo si sta valutando la possibilità dell’obbligo delle mascherine all’aperto e una maggiore ‘stretta’ per impedire assembramenti. La notizia positiva è che al Senato – lunedì si vota sul ‘dl agosto’ – non ci sono altri contagiati, oltre ai pentastellati Croatti e Mollame.

M5S, la guerra su Rousseau, e le provocazioni di Di Battista

Fonti parlamentari raccontano che il tam tam è partito spontaneo nelle chat. Un gruppo di deputati e senatori ha intenzione di promuovere una raccolta firme per invitare il capo politico Crimi a sedersi al tavolo con Casaleggio affinché quest’ultimo diventi un mero fornitore di servizi, in modo che la piattaforma web torni definitivamente al Movimento. Il rapporto tra i gruppi M5s e il figlio di Gianroberto diventa ogni giorno che passa più conflittuale. Dopo la proposta firmata dal capogruppo di modificare il regolamento della Camera (tra le idee quella di non fare più riferimento al blog delle stelle e a ‘Rousseau’) e la ‘querelle’ sulle rendicontazioni, oggi è arrivata la comunicazione da Milano: disdetta dell’affitto di parte dell’ufficio, slittamento delle ‘Olimpiadi delle idee’ previsto per il 4 ottobre e soprattutto fino a dicembre sospensione di alcuni servizi, dalla gestione delle liste elettorali locali al portale Lex Iscritti. “E’ una pugnalata alle spalle soprattutto nei confronti di chi ha sempre restituito e dall’altra la certificazione di un’impresa in fallimento”, l’interpretazione di un ‘big’ M5s. In ogni caso la stretta sui servizi ‘Rousseau’ è il segnale di una fibrillazione interna di un Movimento già scosso dalle parole pronunciate da Di Battista. A difendere quest’ultimo dopo il J’e accuse lanciato ieri (“Facciamo la fine dell’Udeur”) pubblicamente sono solo l’ex ministro Lezzi e l’europarlamentare Corrao, “azzeriamo tutto, serve un congresso”, la richiesta. In realtà in Parlamento sotto traccia si sta lavorando ad un’area con ‘Dibba’ punto di riferimento, sullo sfondo c’è sempre lo ‘spettro’ di una spaccatura. Nelle chat c’è chi lo difende sostenendo che “non ha detto nulla di male”. Ma sono in pochissimi. Perché i commenti più numerosi sono intrisi di rabbia e disperazione. “E’ peggio di Salvini, neanche il leader della Lega è arrivato ad attaccarci in questo modo”, il ‘refrain’. C’è chi lo apostrofa come traditore “mentre i compagni sono in trincea per i ballottaggi”, chi sottolinea che ha “causato un grave danno d’immagine”, chi, però, ricorda come ‘Dibba’ sarebbe capace – al pari di Di Maio – di riempire le piazze. In molti chiamano in causa Crimi, “avrebbe dovuto intervenire”, il ragionamento di un esponente pentastellato al governo, “invece non ha fatto nulla”. Ma al capo politico intanto verrà chiesto di chiudere la trattativa con Casaleggio, considerato – ma sono fonti parlamentari a sottolinearlo – che il presidente dell’Associazione ‘Rousseau’ nel primo incontro avrebbe chiesto una somma comprensiva non solo dei 300 euro versati dai parlamentari ma anche di quelli che hanno lasciato i gruppi M5s. Veleni e accuse sotto traccia. Complicata anche la partita con Di Battista che a diversi interlocutori ha ribadito di non volere la scissione ma solo un ritorno del Movimento alle origini. Rifiutando – spiega un esponente di primo piano del Movimento – la proposta di entrare in un organismo collegiale.

Gregoretti, allerta massima a Catania: ex Dogana blindata per arrivo Salvini

Allerta massima a Catania per l’intervista a Matteo Salvini, che si terrà alle 18.30 al porto di Catania. Nella zona dell’ex Dogana già dalle prime ore del pomeriggio è stato predisposto un dispiegamento di forze dell’ordine massiccio con ingressi calmierati e cordoni di polizia. Per ragioni di sicurezza, infatti, circola voce che l’intervista con Maria Giovanna Maglie possa tenersi anziché in piazza all’interno della struttura rinominata Dogana Nuova. I precedenti ci sono già, almeno due, legati sempre alla presenza di Salvini sull’isola. Due scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante manifestazioni connesse al tema dell’immigrazione nel 2018 e l’assalto alla macchina dell’allora ex ministro dell’Interno nel 2019. Sorvegliato speciale resta tuttavia l’appuntamento di domani mattina in tribunale per la prima udienza sul caso Gregoretti. I tre leader del centrodestra, Salvini-Meloni-Tajani, saranno insieme a piazza Duomo alle 8.30, a pochi passi da piazza Trento dove ‘Rete Mai con Salvini’ si opporrà alla kermesse leghista, con la partecipazione anche di esponenti del PD, rigorosamente senza bandiere. Per evitare contatti, ci saranno oltre 500 poliziotti e tutta l’area che lambisce il tribunale sarà interdetta alla circolazione. Accesso consentito solo per i giornalisti e per coloro che dovranno recarsi in tribunale per esigenze di natura processuale.

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