Valter Vecellio. Referendum taglio parlamentari, 20-21 settembre. Perché votare NO

Valter Vecellio. Referendum taglio parlamentari, 20-21 settembre. Perché votare NO

Mille e una, le ragioni per tracciare un deciso NO nella casella sul referendum del 20-21 settembre. Mille e una le ragioni per vincere pigrizie e timori, e andare a votare. Sono due, i documenti che fanno, di ognuno di noi, cittadini e non sudditi; popolo e non “gente”. La scheda elettorale, che consente a ciascuno di esprimere le proprie preferenze e tutelare i propri interessi cercando di individuare il candidato e la formazione politica più vicini al nostro “sentire” ed “essere”; e il passaporto, che ci consente di muoverci senza dover chiedere permessi e pietire autorizzazioni. Sono i due documenti fondamentali e costituitivi di uno Stato di diritto e democrazia. Non i soli elementi; ma se anche uno dei due ci viene tolto, si può esser sicuri che è meglio emigrare. Dunque, anche se non è un obbligo votare, è un irrinunciabile diritto. Per inciso, conquistato da poco: solo cent’anni fa, tre o quattro generazioni passate, si votava per censo. Poi, la dittatura fascista; e solo dopo, a Repubblica conquistata, il diritto di votare per tutti, donne e uomini, laureati o no; finalmente…! Teniamocelo ben stretto, questo diritto, questa facoltà. Votare è bello, non è mai uno spreco di tempo o di denaro. Beato il paese che si può permettere consultazioni frequenti, non necessariamente per la formazione dei governi, ma anche per consultazioni di altra natura su questioni che comunque riguardano la collettività.

Ora il merito della consultazione referendaria del 20-21 settembre. Il primo NO è un NO a chi, consapevole o meno che sia, arreca un gravissimo sfregio all’istituzione. Lo faccia deliberatamente, dolosamente, è grave, inaccettabile. Lo faccia “innocentemente”, colposamente, più grave ancora. In ogni caso, imperdonabile, da respingere senza esitazione alcuna. La campagna per il SI è all’insegna del “tagliamo le poltrone”. Con compiacimento si mostrano manifesti con poltrone dimezzate da grandi forbici. E di “poltrone” da eliminare, decimare, parlano in continuazione i sostenitori di questa truffaldina “riforma”. Non dicono: “seggi”; non dicono: ridurre il numero dei deputati e dei senatori. No: con pervicacia vogliono colpire la pancia dell’elettore, fanno leva e vellicano il suo istinto rabbioso: “poltrone”. Chi è in Parlamento occupa “poltrone”, bisogna ridurre le “poltrone”. Che vi siano parlamentari che non dovrebbero essere tali, è storia antica come il mondo; che la loro qualità, in termini di competenza, impegno, etica, lasci a desiderare, non sia quella che legittimamente dovrebbe essere richiesta per la delicatezza dell’incarico ricoperto, è fuori discussione; che si debba fare di tutto per alzare l’asticella dei profili dei deputati e dei senatori, nessuno lo contesta; che in Parlamento vi sia un buon numero di persone le cui braccia, come s’usa dire, sono state sottratte all’agricoltura è nei fatti (per quanto anche la terra esige e richiede una certa sapienza).

   La cosa inaccettabile è la volgarità, la sguaiataggine, dell’assunto che si vuole assurgere a generale principio: “tagliare le poltrone”.

L’istituzione parlamentare, è spacciata come “poltronificio”. Se poi si aggiunge (secondo motivo) che una delle motivazioni dei sostenitori del SI è il risparmio cioè una concezione mercantile della democrazia e dei suoi “strumenti”, ecco che si raggiunge la quadratura del cerchio. Le parole sono importanti, spesso rivelano assai più di quanto si dice: “Poltrone”, “risparmio”. Questi termini, agitati dai partigiani del SI, bastano e avanzano per motivare il NO.

NO alla demagogia. NO al populismo. NO alla casta dell’anti-casta.

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