Si apre una settimana di tensioni politiche su referendum e Regionali. Pd e M5S in ordine sparso. La destra punta tutte le fiches sulla Toscana

Si apre una settimana di tensioni politiche su referendum e Regionali. Pd e M5S in ordine sparso. La destra punta tutte le fiches sulla Toscana

Deputati e senatori in campagna elettorale fino alle elezioni. La settimana prossima il Parlamento rimarrà fermo, in attesa di capire l’esito del referendum e delle Regionali e le possibili conseguenze sulla situazione politica. Sul taglio dei parlamentari in prima linea c’è soprattutto Di Maio, tanto che i contrari alla riforma da tempo puntano il dito contro di lui, con l’auspicio che possa ‘ripercorrere’ le orme di Renzi che non passò l’esame del referendum costituzionale. Domani il Movimento 5 stelle allestirà gazebo e banchetti per promuovere le ragioni del sì (anche un gruppo di esponenti dem – il costituzionalista Ceccanti il più attivo – ha costituito un comitato) mentre nel centrodestra escono allo scoperto coloro che votano no, l’ultimo – ma era già risaputo – è il leghista Giorgetti. Ma è soprattutto sulle Regionali che si gioca la scommessa dei partiti e dei leader, di maggioranza e opposizione. Il fronte rosso-giallo si è presentato unito solo in Liguria, virando sul giornalista Sansa che si trova a fronteggiare Toti alla ricerca della riconferma. Tuttavia gli occhi sono puntati in particolar modo su Toscana e Puglia, le regioni – secondo i sondaggi – maggiormente ‘contendibili’. Sulla conquista della Toscana si gioca la scommessa di Salvini, convinto di poter espugnare il feudo del centrosinistra. Dove si misura anche Renzi che punta a ‘testare’ Italia viva. “Chi è riformista non può votare Pd né allearsi con M5s”, la posizione dell’ex premier che ha presentato candidati alternativi anche in Puglia con Scalfarotto, in Liguria con Massardo e in Veneto con la senatrice Sbrollini. Iv sarà ‘pesata’ soprattutto sulla sua consistenza nell’appoggio a Giani contro la leghista Ceccardi. Altro leader che si sta spendendo sull’appuntamento elettorale è Zingaretti. Il segretario dem fino all’ultimo ha provato a convincere il Movimento 5 stelle ad un’alleanza nelle Marche a vantaggio del candidato Mangialardi e soprattutto di Emiliano in Puglia. Non c’è riuscito ma al Nazareno c’è la consapevolezza della possibilità di raggiungere un pareggio, ovvero un 3 a 3, che darebbe nuovo slancio ai dem, pure in chiave di governo su temi in ballo come il Mes, il fondo Salva-Stati per la sanità di cui i pentastellati non vogliono nemmeno sentir parlare. Mentre una sconfitta in Puglia e soprattutto in Toscana verrebbe considerata da alcuni ‘big’ del Pd come una prova della necessità di cambiare direzione, ovvero di abbandonare la ‘pista’ del fronte rosso-giallo per il futuro. E A sorpresa, dopo la visita romana di Davide Casaleggio, sempre più isolato dai parlamentari pentastellati, anche Beppe Grillo scende nella capitale. Il segnale è chiaro: il gruppo di “comando” M5s è al fianco del premier e sostiene quindi l’alleanza con il Pd. “Continuate così” li incita Grillo rivolgendosi al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri che a sua volta ricambia l’apprezzamento definendo “piacevole” la chiacchierata con il fondatore del Movimento. Insomma: da una parte Casaleggio e Di Battista e dall’altra Grillo, Conte e Di Maio e un folto gruppo di parlamentari insofferenti per le “incursioni” dell’associazione Rousseau nell’autonomia degli eletti.

“Se si perde in Toscana – spiega un dirigente di primo piano del Pd toscano – è chiaro che la segreteria è a rischio. In quel caso però occorrerebbe una figura di garanzia”. In ogni caso a meno di clamorose ‘rivoluzioni’ – e la vittoria della Lega in Toscana potrebbe rappresentarla – l’esecutivo, a detta di Conte e dei maggiori azionisti del governo, non è in discussione. Lo stesso ‘Capitano’ della Lega parla di elezioni regionali ma il partito di via Bellerio, Fratelli d’Italia e Forza Italia – nell’eventualità di una vittoria – cercheranno di dare una spallata. Senza l’exploit in Toscana e con un successo di Zaia in Veneto l’ex ministro dell’Interno potrebbe sottolineare di aver indossato i panni del federatore del centrodestra, dando il via libera alle candidature di Acquaroli nelle Marche, di Fitto in Puglia e di Caldoro in Campania. Una tesi che potrebbe comunque essere confutata da una parte dei ‘lumbard’. L’ex responsabile del Viminale resterebbe in ogni caso leader ma in diversi nella Lega non escludono una gestione più collegiale del partito. Salvini, oggi contestato a Torre del Greco, si trova a fronteggiare anche le inchieste che lambiscono il partito di via Bellerio, i suoi ritengono che ci sia – per dirla con le parole di un fedelissimo del segretario – una “persecuzione giudiziaria, con i magistrati che puntano a sostituirsi alla politica”. Nella partita del 20 e 21 settembre insomma in palio ci sono anche gli equilibri del centrodestra. Fdi spera nella ‘doppietta’, altrimenti non vedrebbe concretizzarsi il buon andamento rilevato dai sondaggi. E FI spera in un buon risultato non solo in Toscana, nelle Marche e in Puglia ma soprattutto in Campania dove è sceso in campo Caldoro nella sfida a De Luca. Gli azzurri si aggrappano pure all’effetto Berlusconi, l’immagine del combattente che sta sconfiggendo il virus, ma un esito poco lusinghiero del voto per FI aprirebbe nuovi scenari, con una parte dei moderati che potrebbe essere attratta dalle sirene di Calenda e Renzi. E’ chiaro che subito dopo lo spoglio dei voti in primis si analizzerà lo stato di salute dell’alleanza di governo. Con il Movimento 5 stelle che ha puntato le sue fiches su Laricchia e Mercorelli ma si ritrova a sciogliere il nodo della leadership e della eventualità o meno di accantonare posizioni identitarie per imboccare la strada dell’asse con il Pd, anche in prospettiva della prossima legislatura.

E non è un caso che un nutrito fronte – si parla di una cinquantina – di pentastellati non stia escludendo, in mancanza di risposte chiare da parte del capo politico Crimi e di un ridimensionamento di Casaleggio, di costituire un gruppo il giorno dopo le elezioni a sostegno del governo e del premier Conte. Il presidente del Consiglio è ovviamente spettatore interessato alla partita delle Regionali, ha invocato (anche con il ‘blitz’ alla festa dell’Unità di Modena) un patto M5s-Pd anche sul territorio, potrebbe l’ultima settimana tornare sui temi della campagna elettorale, sostenendo per esempio apertamente il sì al taglio dei parlamentari, ma attende soprattutto di capire se quel processo di ‘amalgama’ dell’alleanza di governo si consoliderà o rischia di sfaldarsi. Il suo obiettivo è quello di gestire il ‘Recovery plan’, rilanciare il Paese con riforme da mettere in cantiere subito per essere attuabili quando arriveranno i fondi. Nelle prossime settimane l’esecutivo chiederà, per esempio, all’Europa di inserire nel piano la misura varata con il dl agosto sulla defiscalizzazione al Sud per protrarla per altri anni. La trattativa con Bruxelles va avanti sotto traccia sui contenuti del ‘Recovery plan’, con il commissario Gentiloni che oggi è tornato ad avvertire Roma sulla necessità che i fondi in arrivo non vengano spesi per tagliare le tasse. Ed una trattativa ci sarà anche tra governo e maggioranza: ieri c’è stato un accordo sul metodo da adottare, nei dettagli si scenderà più avanti, considerato che la riunione prevista in un primo momento è stata rinviata. In attesa appunto delle regionali. Dopo il 21 settembre si scioglieranno i nodi sul tavolo, dal Mes alla legge elettorale.

Share