Roberto Bertoni. Angelo Vassallo dieci anni dopo

Roberto Bertoni. Angelo Vassallo dieci anni dopo
Angelo Vassallo era un sindaco di frontiera, un pescatore con un fortissimo senso civico che aveva deciso di trasformare Pollica, il paese del Cilento in cui risiedeva, in un piccolo gioiello. Per farlo, sapeva di dover calpestare molti piedi, alcuni dei quali gliel’avrebbero giurata. Sapeva, insomma, di dover infrangere equilibri decennali, basati sul malaffare e sul clientelismo sfrenato, e di dover profondere un impegno che lo avrebbe obbligato a dedicare pressoché ogni energia al sogno di vedere il proprio paese rifiorire. Eppure ce l’aveva fatta: Pollica era diventata, grazie a lui, la gemma di una terra agra, difficile, nella quale a regnare era stata, fino a quel momento, la legge del più forte. Con Vassallo, invece, le ragioni della giustizia, del buonsenso, del rispetto della natura e dell’ambiente, di un’urbanistica a misura d’uomo e di un modello di sviluppo sostenibile si erano affermate alla grande, e con esse era arrivato il turismo, l’attenzione della stampa internazionale, l’entusiasmo della gente e la certezza che anche quel lembo di Campania, troppo a lungo abbandonato al proprio destino, poteva conoscere finalmente una stagione felice. Basti pensare, tanto per citare qualche dato concreto, alle cinque vele assegnate a Pollica da Legambiente per la qualità del mare, al suo essere diventata la sede dell’Osservatorio della Dieta mediterranea con riconoscimento dell’Unesco, “cittaslow” per le prelibatezze enogastronomiche, e al suo porticciolo divenuto accogliente e pieno di servizi.
Angelo Vassallo è stato assassinato dieci anni fa, il 5 settembre 2010, e non è stata ancora fatta luce sui responsabili del delitto. 
Angelo, con ogni evidenza, aveva dato fastidio a troppi potenti, a troppi interessi, a troppe camarille, aveva detto dei no che non avrebbe dovuto dire e aveva agito unicamente nell’interesse della comunità. Anche per questo ricordarlo, rendergli omaggio e far conoscere ai giovani la sua figura è un dovere morale. Perché non venga dimenticato, perché non divenga un santino, perché nessuno possa appropriarsene indebitamente e trasformarlo in ciò che non era e non sarebbe mai voluto diventare. Angelo Vassallo non apparteneva a tutti: apparteneva unicamente alle persone perbene, a una certa idea di società e di mondo, a princìpi antichi e modernissimi e a una concezione della cosa pubblica che troppi, anche a sinistra, hanno accantonato.
Rendergli omaggio significa, dunque, innanzitutto portarne avanti l’azione amministrativa e poi battersi ogni giorno contro abusi edilizi e soprusi d’ogni sorta, affinché la meraviglia del nostro Paese possa continuare, o per meglio dire tornare, a essere di tutti e non solo dei pochi prepotenti che se ne sono appropriati con la forza. La cultura dei beni comuni, ciò per cui Angelo ha vissuto e pagato con la vita la propria battaglia, torni a essere il faro di una sinistra al passo coi tempi.
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