Parlamento. Schiaffo di M5S e Iv al Pd sulle riforme, elettorale e costituzionale, si rinvia tutto. Referendum, Cacciari. “il taglio dei parlamentari è una puttanata pazzesca”

Parlamento. Schiaffo di M5S e Iv al Pd sulle riforme, elettorale e costituzionale, si rinvia tutto. Referendum, Cacciari. “il taglio dei parlamentari è una puttanata pazzesca”

Gli alleati di governo (complice anche l’ostruzionismo del centrodestra) stoppano la ‘corsa’ del Pd sulle riforme. Di fatto, l’intero pacchetto fortemente voluto dai dem per controbilanciare gli effetti del taglio del numero dei parlamentari, messo nero su bianco nell’accordo siglato dalla maggioranza lo scorso autunno, resta ‘sospeso’ fino alle Regionali e al referendum. Dalla legge elettorale, passando per il ddl Fornaro e la riforma costituzionale sull’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo di Camera e Senato, M5s e Italia viva – con il ‘contributo’ del centrodestra – tirano il freno a mano e spostano le lancette a dopo le urne. Soltanto ieri la Direzione del Pd aveva dato il via libera alla proposta del segretario Zingaretti di sostenere ufficialmente il sì al referendum, collegandolo all’accelerazione sulla legge elettorale e sulle altre riforme costituzionali. Ma l’ostruzionismo delle opposizioni alla Camera sul ddl Fornaro e sulla riforma del sistema di voto, e i malumori – assieme a qualche ‘tatticismo’ – di renziani e pentastellati a palazzo Madama, hanno impresso uno stop che, calendario alla mano, difficilmente potrà sbloccarsi prima del voto del 20 e 21 settembre. Slitta a giovedì il voto per l’adozione del testo base della legge elettorale in commissione Affari costituzionali. Il primo passo della riforma del sistema di voto avrebbe dovuto essere compiuto oggi, ma lo scontro tra giallorossi e centrodestra, che chiedeva più tempo per discutere, ha impedito il voto. Il che rende ancor più difficile il rispetto del timing previsto, ovvero l’approdo in Aula lunedì 28 del Brescellum (il proporzionale con soglia di sbarramento al 5%), tanto più che la Camera chiuderà i battenti la prossima settimana per la campagna elettorale. Non solo: Iv e Leu confermano che non voteranno il testo base, optando per l’astensione, mentre il centrodestra si prepara a dare battaglia contro il proporzionale presentando una valanga di emendamenti. “Se non dialogate con le opposizioni – è l’avvertimento dell’azzurro Sisto – al primo voto segreto in Aula questa legge va a carte quarantotto, e si andrà a votare con il Rosatellum”. E la Lega esulta: “Nonostante i proclami del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, oggi in commissione il testo base della nuova legge elettorale non è stato approvato”, afferma Igor Iezzi. Anche il ddl Fornaro, che riduce il numero dei delegati regionali per l’elezione del Capo dello Stato e modifica la base elettiva del Senato da regionale a circoscrizionale, subirà un rinvio: con 850 richieste di modifica presentate dalle opposizioni è praticamente impossibile che possa andare in Aula il 25 settembre.

Il discorso non cambia al Senato, dove oggi i veti incrociati degli alleati (anche se i 5 stelle smentiscono) hanno di fatto rallentato l’iter dell’altra riforma costituzionale che mirava ad equiparare sia l’elettorato attivo che quello passivo dei due rami del Parlamento, riportando il testo alla sua forma originaria, ovvero senza l’abbassamento a 25 anni dell’elettorato passivo (stralcio contro cui si è schierata Iv). Il risultato finale è che la riforma approderà sì domani in Aula ma con ogni probabilità non incasserà il via libera prima delle Regionali, visto che anche palazzo Madama chiuderà per la campagna elettorale. Il vero nodo, osservano fonti di maggioranza, ragionamento tra l’altro condiviso dal centrodestra, è politico e lo snodo saranno proprio le Regionali: il Pd vuole un primo segnale concreto sulle riforme per “giustificare” il sì al referendum, si ragiona nei corridoi di Camera e Senato, mentre Iv e M5s temporeggiano in attesa dell’esito delle Regionali, voto che potrebbe ridisegnare la geografia interna della stessa maggioranza e, in caso di sconfitta pesante, avere ripercussioni anche sulla leadership dem. Ufficialmente M5s garantisce lealtà: “Terremo fede ai patti”, assicura Luigi Di Maio. Ma non è un mistero che a palazzo Madama una fronda di almeno una trentina di senatori pentastellati – riunitisi alcune sere fa – ha espresso perplessità sulla riforma che equipara l’elettorato di Camera e Senato. E oggi, anche a causa del freno a mano tirato dai renziani che hanno chiesto di rinviare tutto a dopo le Regionali, si è dovuto rimodificare il testo stralciando l’abbassamento dell’età per poter essere eletti senatori da 40 a 25. I dem minimizzano quanto accaduto e negano problemi e ritardi.

Intanto, domani alle ore 16 si terrà una conferenza stampa dei parlamentari per il ‘No’ al Referendum costituzionale del 20 e 21 settembre. All’incontro con i giornalisti – che avrà luogo presso la sala stampa della Camera dei Deputati- prenderanno parte i parlamentari rappresentanti dei comitati promotori del Referendum ed altri esponenti schierati sul fronte del ‘No’, tra cui Simone Baldelli, Andrea Cangini, Andrea Colletti, Nicola Fratoianni, Roberto Giachetti, Mara Lapia, Riccardo Magi, Rossella Muroni, Tommaso Nannicini, Matteo Orfini ed altri.  “Non mi ha stupito ieri la riunione della direzione nazionale del Partito Democratico. Non mi ha stupito quello che considero meno comprensibile dal mio punto di vista e lo dico con grande rispetto per la discussione altrui: cioè alla fine su una materia di questo tipo, ad un certo punto, il merito rischia di essere messo in un angolo. Penso che di fronte a questa riforma pur non essendo tra coloro che considerano il taglio di per sé un attentato alla democrazia, però siamo di fronte a questa riforma in assenza di una serie di correttivi che erano stati promessi al momento dell’ultimo voto parlamentare” afferma il portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, dai microfoni di Radio Anch’io. “Siamo lontanissimi da una discussione matura e anche da un accordo – aggiunge Fratoianni -. In questo modo questa riforma rischia di essere un elemento di impoverimento della qualità democratica, perché ci sono alcune conseguenze immediate che riguardano la rappresentatività dei territori, o che riguardano l’innalzamento in modo abnorme delle soglie di sbarramento. Tutto questo non penso che sia la soluzione adatta per i limiti che pure ci sono nel nostro sistema politico. Mi auguro che siano in tanti ad andare a votare il 20 e 21 settembre, e siano in tanti a bocciare questo progetto di riforma”, conclude. “Il Referendum sul taglio dei parlamentari è una mega p… pazzesca, è l’ennesima non riforma, non ha alcun senso tagliare i deputati senza rivedere l’assetto complessivo del Parlamento italiano” ha detto Massimo Cacciari a margine di un incontro pubblico a Genova. “E’ chiaro che non ha nessun senso tagliare i parlamentari, se si trattava di risparmiare qualcosa c’era un sistema molto più rapido, senza fare riforme costituzionali, che era il dimezzamento degli stipendi degli attuali parlamentari – sottolinea -. Non si comprende come mai i 5 stelle così rigorosi pensino che siano adeguati stipendi di 14 mila euro in una situazione come quella italiana, tre volte quanto prende un professore ordinario dell’Università”.

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