Mattarella sferza il governo sul Recovery: “fare presto per un orizzonte sostenibile per i giovani”. Conte finalmente parla e rilancia

Mattarella sferza il governo sul Recovery: “fare presto per un orizzonte sostenibile per i giovani”. Conte finalmente parla e rilancia

La Ue ha risposto con ambizione alla crisi della pandemia da coronavirus e ora ha davanti a sé un’occasione unica: deve mettere a disposizione in fretta le risorse del Next generation, già all’inizio del 2021, e deve usare il debito aiutando le nuove generazioni con riforme e infrastrutture, senza compromettere le loro speranze. Sergio Mattarella interviene al Forum Ambrosetti con un videocollegamento dal Quirinale e, ‘intervistato’ da Enrico Letta, disegna per la prima volta dopo la pausa estiva un quadro definito per l’autunno e l’inverno. Al centro, ovviamente, la crisi Covid, le ansie dei cittadini e la risposta della Ue che, a differenza del 2008, è stata “ambiziosa” e “all’altezza dello spirito dei padri fondatori” perché “ha assunto decisioni coraggiose e innovative”. “I cittadini vivono con ansia il presente e guardano al futuro con incertezza” ha ricordato il Capo dello Stato sottolineando il rischio di un ritorno dell’epidemia e le ripercussioni negative sull’economia e il lavoro. “Il processo di varo del piano di ripresa deve procedere con grande rapidità per rendere disponibili le risorse già all’inizio del 2021” ha quindi spronato, rivolgendosi a Ue e stati membri. Dunque “la preparazione dei piani nazionali di rilancio da sottoporre agli organi comunitari deve avvenire con sollecitudine: entra in gioco per i singoli stati il valore delle responsabilità”. E i governi, a cominciare da quello italiano, sono chiamati a “tracciare un orizzonte sostenibile per le giovani generazioni”.

Mattarella non entra nel merito del dibattito sul tema del debito cattivo e del debito buono, ma fa notare che “la crisi obbliga a livello nazionale e comunitario a fare ricorso massicciamente al debito che inciderà su coloro che ci seguiranno nel tempo”, quindi “non dobbiamo compromettere con scelte errate la speranza per chi verrà di accesso a condizioni sociali ed economiche se non migliori quantomeno pari a quelle di cui abbiamo usufruito”. “Le prossime generazioni – sottolinea il capo dello Stato – guarderanno come sono state amministrate le risorse e si chiederanno perché generazioni che hanno avuto un lungo periodo favorevole non siano riuscite a realizzare infrastrutture essenziali per la crescita e riforme necessarie all’efficienza del sistema sociale ed economico, accrescendo solo la massa del debito”. Traendo un insegnamento dai mesi passati, dalla qualità e velocità della risposta alla pandemia, il Capo dello Stato indica aspetti positivi e negativi di un processo che è stato comunque ambizioso e rilancia il tema della revisione dei trattati, un tabù che le cancellerie devono superare. Alla vigilia della conferenza sul futuro dell’Europa, Mattarella fa notare che “conseguire gli obiettivi che ci siamo prefissi equivale a realizzare buona parte di quei progressi sulla via di una sempre maggiore integrazione. Sono progressi indispensabili per una Ue sempre più efficace nella sua azione. Potremmo così superare la pagina infausta della rinuncia al progetto di Costituzione europea e del ripiegamento sul trattato di Lisbona aprendo con coraggio la strada alla revisione dei trattati che da troppo tempo rappresenta un vero tabù per molte cancellerie europee”. L’epidemia, che ha superato le piccole e fragili frontiere nazionali, ha dimostrato in modo drammatico che la risposta dei singoli Paesi non basta davanti alle emergenze e un nuovo paradigmatico esempio sarà la disponibilità dei vaccini per tutti: “Sempre di più i pericoli e i problemi sono transnazionali e può essere efficace solo una collaborazione multilaterale senza riserve: lo vediamo in tema di vaccini”. Il Covid è stato “uno spartiacque” per la Ue e un “duro richiamo alla realtà per cittadini e governi”, per affrontarlo l’Unione deve rafforzare la sua struttura in modo definitivo per uscire da questo periodo “fosco e confuso” “con basi più solide, con maggiore capacità di soddisfare le esigenze dei propri cittadini e con più ampia influenza al livello internazionale”.

Dal sostegno a un ipotetico bis per Mattarella al Colle a un’altrettanto sentita stima per Mario Draghi – con annesso invito a non tirarlo interessatamente per la giacchetta – passando per un accenno alla riforma della legge elettorale, con tanto di endorsement di un eventuale ritorno delle preferenze. Giuseppe Conte coglie l’intervista pubblica alla Festa del Fatto Quotidiano come occasione per una riflessione ad ampio raggio sull’attualità, senza sottrarsi ai temi più direttamente oggetto del confronto politico, oltre a quelli di scenario come la partita Ue su Recovery Fund e, ovviamente, la ripartenza interna con la sfida del coronavirus. E assicurando, a proposito di appuntamenti politici alle porte, che l’esito delle Regionali non influirà sulla tenuta del governo. “Abbiamo un sistema di monitoraggio elevato e possiamo affrontare l’autunno con fiducia, senza un nuovo lockdown”, sottolinea Conte mentre osserva che la riapertura al pubblico degli stadi, è “inopportuna”. “Nello stadio l’assembramento è inevitabile, dentro, come entrando e in uscita”, spiega. E liquida, il presidente del Consiglio, i No Mask in piazza a Roma con una secca battuta: “Oltre 274mila contagiati e 35 mila decessi. Punto”. Capitolo Regionali. Conte annota che la strada, anche a livello territoriale, è quella “del dialogo” e “del fatto che non sia riuscito – annota – ne prendiamo atto”. Vero è che “le forze di maggioranza, io stesso le vedo in difficoltà: abbiamo un centrodestra che si presenta unito e abbiamo forze di maggioranza che si presentano in ordine per lo più sparso” ma anche in caso di un’affermazione del centrodestra “il contesto è diverso” rispetto a spallate del passato. “Abbiamo la prospettiva a livello nazionale per la ricostruzione. Una grande responsabilità, non potremmo interrompere questo lavoro”, avverte. Conte chiude anche a chi contesta il merito della contesa referendaria. Questa è una riforma “votata dalla stragrande maggioranza parlamentare”, spiega: “Se si passa da 945 a 600 parlamentari, l’opinione del presidente del Consiglio è che non venga pregiudicata alcuna prerogativa parlamentare. Con le nuove regole chi sarà eletto ne sentirà ancora di più la responsabilità”. E guardando agli appuntamenti elettorali, Conte auspica una legge elettorale “come quella frutto dell’accordo di maggioranza: a me la sfiducia costruttiva piace molto” e aggiunge un elemento in più: “Se si arriva alle preferenze non la vedo negativa. Il principio mi piace. Ci arriverei successivamente, ci sono state in passato delle distorsioni, ma il principio delle preferenze mi piace”.

Ma nella giornata è il dossier Recovery Fund a far registrare una quadratura tra i principali protagonisti politico-istituzionali. “L’Italia non ha mai avuto 209 miliardi da spendere, neppure con il Piano Marshall” e questa “è una sfida storica, ne va della credibilità dell’Italia in Europa. E’ la ragione per cui in agosto abbiamo lavorato tanto per il Recovery Fund, con tantissimi progetti che oggi stiamo selezionando evitando la parcellizzazione”, esorta Conte. Un approccio analogo a quello di Nicola Zingaretti che punta su “sette cantieri precisi” il contributo Pd al Recovery Fund, per “non riportare indietro le lancette” e in modo da “non disperdere in mille rivoli” le risorse. Il segretario Pd disegna “un percorso per contribuire alla rinascita italiana” e segnala la necessità “di cogliere l’opportunità del Mes, pur in un contesto complessivo”. Il segretario Pd torna a ribadire che “le politiche delle destre nazionaliste sono ricette sbagliate e negli ultimi 250 giorni si sono rivelate tali” e sottolinea che “per fortuna l’Italia non è stata governata da questa cultura delle destre, quella del piccone, dell’odio e dei nazionalismi che uccidono la speranza”. E si torna allo scacchiere interno visto da Palazzo Chigi. Conte rinnova il suo apprezzamento per il Capo dello Stato (“dal mio punto di vista, se ci fossero le condizioni per un secondo mandato lo vedrei benissimo”, annota) e ‘difende’ Mario Draghi dicendo che “quando si fa il suo nome ho l’impressione che lo si tiri per la giacchetta”. E questo, precisa, “non lo dico perché lo considero un rivale”. Il presidente del Consiglio manda un segnale chiaro sul mandato dei vertici dei Servizi (“in un momento di crisi non vado a modificarne l’assetto”), sul dossier Alitalia (“non sarà più un ‘carrozzone di Stato'”), e una stoccata in campo avverso (“con FI il dialogo è costante e molto istituzionale, con Meloni anche ci siamo confrontati varie volte. Con Salvini ho qualche difficoltà, perché quando chiamo non vengo richiamato…”.

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