Elezioni. Dalle Regionali escono un vincitore, il Pd di Zingaretti, e uno sconfitto, Salvini. Il M5S esce dalla scena politica

Elezioni. Dalle Regionali escono un vincitore, il Pd di Zingaretti, e uno sconfitto, Salvini. Il M5S esce dalla scena politica

La due giorni elettorale, non succedeva da sette anni, ha offerto numerosi spunti alle forze politiche su cui riflettere nei prossimi mesi. Se dal referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari è arrivato un “sì” che sfiora il 70% ma che apre a quelle necessarie riforme – elettorale e sulle funzioni delle due Camere – che sono ormai sempre più necessarie, sul fronte delle elezioni regionali dallo scrutinio esce un centrodestra sì più rafforzato dal punto di vista numerico, ma senza quelle sorprese che in molti si aspettavano, e che i sondaggisti davano quasi per scontato, adombrando persino un clamoroso 7 a 0. La partita è finita invece in un pareggio, 3 a 3. Con Veneto, Liguria e Marche al centrodestra e Toscana, Campania e Puglia al centrosinistra. Un dato che esce con forza dal voto di oggi è il valore della figura del presidente della Regione, che da attore comprimario è diventato unico attore protagonista della tornata elettorale. In Veneto si registra un plebiscito personale per Luca Zaia, che con la sua lista ha raccolto circa il 45% dei voti esaltando ulteriormente quel solco che ha sempre distinto, in quei territori, la Liga Veneta dalla Lega Lombarda. Salvini raccoglie il 14%. Indietro restano Fratelli d’Italia e Forza Italia. Bene per il centrodestra è andata anche in Liguria dove Giovanni Toti viene confermato alla guida della Regione. Anche in questo caso la lista personale del governatore ex Forza Italia si avvicina al 25%, mentre la Lega si attesterebbe intorno al 15%. Il centrosinistra, dove qui ha fatto il primo e unico accordo con il M5s, registra il netto calo del Movimento con Ferruccio Sansa che si attesta tra il 38 e il 40%. Successo personale, invece, per Fratelli d’Italia nelle Marche, dove Francesco Acquaroli, voluto da Giorgia Meloni, ha incassato una vittoria netta, vicina al 50%, sul candidato Maurizio Mangialardi del centrosinistra. Al palo il M5s che si ferma, a meno di un terzo dello scrutinio all’8,5%.

In Toscana, il presidente del Consiglio regionale uscente, Eugenio Giani, respinge l’attacco dell’eurodeputata della Lega ed ex sindaca di Cascina Susanna Ceccardi. Un risultato addirittura sopra le attese quello registrato dalla maggioranza uscente dove alcuni temevano una debacle in una delle regioni più rosse d’Italia. Invece è stato un successo personale anche per il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti che nella battaglia ci ha messo la faccia fino alla fine. Se nelle altre regionali Italia Viva di Matteo Renzi è andata male, in Toscana non è risultata del tutto decisiva (4-5%) per la vittoria di Giani. La Ceccardi riesce a restare davanti a quest’ultimo solo a Lucca e Grosseto, mentre a Pistoia e Arezzo restano appaiati. Il resto del territorio è tinto di rosso. Plebiscito in Campania per Vincenzo De Luca che con le sue 15 liste ha stracciato il candidato del centrodestra Stefano Caldoro. Molto indietro la candidata M5s Valeria Ciarambino. Un altro ottimo risultato per il centrosinistra è stata la vittoria di Michele Emiliano, dato per spacciato da parte di molti osservatori. Le sue 15 liste hanno permesso al governatore uscente di mantenere lo scettro con un dato che, secondo le proiezioni, lo vedono intorno al 45% contro il 38% dato al candidato di FdI Raffaele Fitto. Il M5s incassa intorno al 10-11%, mentre Ivan Scalfarotto, sostenuto da Iv e Azione naviga intorno all’1,5-2% dei consensi. All’appello manca ancora lo spoglio della Regione Valle d’Aosta, dove la conta delle schede inizierà martedì. Sempre nella mattinata di martedì inizierà lo spoglio delle schede per le elezioni amministrative con gli oltre 950 comuni che erano chiamati al rinnovo dei consigli comunali. I due collegi senatoriali in Sardegna e Veneto sono andati ambedue al centrodestra, alzando l’attenzione della maggioranza a Palazzo Madama.

Il governo, grazie al Partito democratico che è risultato l’unico vero vincitore nella coalizione giallorossa, ha respinto la spallata tentata dalle forze di centrodestra. Come lo stesso Nicola ZIngaretti è riuscito ad allontanare i mugugni di una parte del partito che era già pronto per aprire un processo verso il segretario. Quest’ultimo ha detto che il suo partito “si conferma la forza del cambiamento, garante anche in questa legislatura di un percorso di innovazione e modernizzazione delle istituzioni di cui da sempre sentiamo il bisogno. Con la vittoria del ‘sì’ al referendum si apre ora una stagione di riforme: lo vogliamo e con gli alleati faremo di tutto perché vada avanti spedita”. Male è andata la prima esperienza elettorale per Italia viva che, sebbene abbia offerto un contributo all’elezione di Giani, nel resto del paese ne esce ridimensionato nelle aspettative. Il Movimento 5 stelle incassa un successo importante sul fronte del referendum costituzionale ma sembra nascondersi dietro ai risultati deludenti, fino alla sostanziale scomparsa politica, delle regionali. “Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno”, ha detto l’ex capo politico Luigi Di Maio, che poi ha aggiunto che quello di oggi “è un punto di inizio e non di arrivo”.

Sul fronte del centrodestra si sono fatte attendere le dichiarazioni di Matteo Salvini. In una conferenza stampa indetta nella sede di via Bellerio a Milano, il leader del carroccio ha puntato tutto sul risultato delle regionali: “Fino ad oggi il conto era 13 a 7, con questo voto si dovrebbe passare a 15 a 5. Aggiungiamo ancora qualche mattone alla nostra visione di paese”, ha detto, reclamando la presidenza della Conferenza dei presidenti delle Regioni. E rivolto agli ex alleati di governo del M5s ha detto: “la presenza del principale partito nelle ultime politiche è stata democraticamente cancellata da queste elezioni”. “Se in una Regione come il Veneto i 5 Stelle sono al 3% e se casa di Di Maio faticano ad arrivare al 10%, l’unica regione in cui si è provata l’alleanza di governo, in Liguria, M5s e Pd hanno preso una batosta memorabile, lascio a loro le riflessioni. Io mi ero impegnato a non usare il voto delle regionali e delle amministrative per logiche politiche nazionali”, ha aggiunto. Più pacata la posizione di Forza Italia: “Domani, quando i dati saranno definitivi e completi, sarà il tempo dell’analisi delle elezioni regionali, ma stasera è doveroso ascoltare l’indicazione degli italiani che hanno confermato, con buona partecipazione e larga maggioranza, il taglio dei parlamentari”, afferma in una nota Mara Carfagna.

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