Coronavirus. 8 settembre. 1370 nuovi casi e 10 decessi, 143 in intensiva. La corsa al vaccino, tra speranze, bufale e realtà

Coronavirus. 8 settembre. 1370 nuovi casi e 10 decessi, 143 in intensiva. La corsa al vaccino, tra speranze, bufale e realtà

Sono 1.370 i nuovi casi da Covid-19 registrati nelle ultime 24 ore in Italia. Ieri erano stati 1.108 (differenza rispetto al giorno precedente +262). Questo incremento porta i casi totali registrati da inizio pandemia a 280.153. Lo rileva il bollettino giornaliero elaborato dal ministero della Salute e dalla Protezione civile nazionale. Oggi si registrano inoltre 10 decessi, il numero delle vittime sale quindi a 35.563. Il totale degli attualmente positivi è di 33.789, di questi 1.760 sono ricoverati con sintomi, 143 sono in terapia intensiva (ieri erano 142, differenza +1) e 31.886 in isolamento domiciliare. I tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono 92.403 (differenza rispetto a ieri +39.850), per un totale di 9.364.213. Da ieri nessuna regione italiana è risultata a zero contagi. Sempre alti i positivi in Lombardia dove nelle ultime 24 ore sono 271. Boom anche in Campania con 249 casi e Puglia con 143. Nel Lazio si registrano 129 positivi in più, 3 in Molise, 4 in Abruzzo e 5 in Valle d’Aosta.

Il fisico Sestili: ‘da fine luglio casi raddoppiano ogni 15 giorni’

Dalla fine di luglio i casi di Covid-19 hanno cominciato a raddoppiare con un ritmo più veloce: ogni 15 giorni, contro i 30-40 registrati durante il lockdown, e le curve di aumento dei casi e dei ricoveri in terapia intensiva stanno seguendo lo stesso andamento, anche se a distanza di circa dieci giorni: lo rileva il fisico Giorgio Sestili, fondatore e fra i curatori della pagina Facebook ‘Coronavirus: Dati e analisi scientifiche’, commentando i dati epidemiologici sulla pandemia da nuovo Coronavirus. “I numeri indicano un trend epidemiologico in progressivo peggioramento, con un aumento che prosegue ormai da sei settimane consecutive nelle quali i numeri aumentano rispetto alla settimana precedente”, ha detto Sestili. “Dai calcoli emerge che il tempo di raddoppio sta progressivamente diminuendo e che attualmente è di circa 15 giorni, contro i 30-40 giorni registrati durante il lockdown. All’inizio dell’epidemia era di soli cinque giorni”. Un altro elemento che dà il segnale del fatto che i contagi tornano a crescere è il fatto, ha proseguito Sestili, che “mentre in agosto gli ospedali erano sostanzialmente vuoti, da qualche giorno i ricoveri in terapia intensiva stanno aumentando, così come i decessi. Sappiamo inoltre – ha aggiunto – che gli effetti sui ricoveri nelle terapie intensive li registriamo in media a distanza di dieci giorni dai contagi e che le due curve stanno seguendo lo stesso andamento”.

La situazione nel mondo

Sono 27.342.332 i casi accertati di coronavirus nel mondo, con 892.714 decessi. E’ questo l’ultimo bilancio della pandemia, tracciato dall’osservatorio della Johns Hopkins University. Il Paese più colpito sono gli Stati Uniti, con 6.300.671 casi accertati e 189.208 decessi, seguiti dall’India, con 4.280.422 e 72.775 decessi, anche se il numero più alto di vittime, dopo gli Usa, si registra in Brasile, con 126.960 morti e 4.147.794 casi accertati. “Il Consiglio scientifico francese è favorevole a ridurre il periodo di quarantena, in un certo numero di situazioni, passando da 14 a 7 giorni” ha annunciato il ministro della Salute, Olivier Véran, citato dal quotidiano Le Parisien, in riferimento al coronavirus. La decisione sarà presa formalmente “venerdì durante il consiglio di Difesa”, che “ci darà un po ‘di tempo per consultare altri esperti sull’attuazione” di questo provvedimento, ha aggiunto il ministro parlando alla radio France Inter. “Siamo più contagiosi nei primi 5 giorni dopo l’apparizione dei sintomi o che seguono la positività di un tampone. In seguito – ha spiegato Véran – la contagiosità diminuisce in modo molto netto, e dopo una settimana resta ma molto debole”. L’accorciamento della quarantena favorirà “una migliore adesione” alla regola – secondo il ministro – poiché oggi “registriamo che gran parte dei francesi non rispetta la quarantena”. Il Consiglio di Difesa – composto da un gruppo ristretto di ministri – viene convocato dal presidente Emmanuel Macron all’Eliseo sempre più frequentemente dall’inizio della crisi del Coronavirus.

Vaccino, il virologo Burioni: consigli su come valutarne l’efficacia

“C’è una notizia molto importante che arriva dagli Usa: l’ente che coordina la prevenzione delle malattie infettive (i Centers for Disease Control di Atlanta, in Georgia) ha suggerito a tutti gli Stati di essere pronti a vaccinare un gran numero di persone tra ottobre e novembre contro Covid-19. In questo caso la scienza sarebbe riuscita a mettere a punto un vaccino in un tempo letteralmente inimmaginabile, con una velocità che sarebbe stata considerata fino a un anno fa una follia. Avremmo a disposizione un’arma fantastica per combattere e vincere il virus”. Lo evidenzia il virologo dell’Università San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, sul sito di informazione e divulgazione scientifica ‘MedicalFacts’ da lui fondato. Burioni sottolinea però che “questa notizia può essere interpretata in due modi: uno pessimistico e uno ottimistico”. “Cominciamo con il dirvi perché questa può essere considerata una brutta notizia. Il 3 novembre prossimo si terranno le elezioni presidenziali e per il presidente uscente, Donald Trump, il potere annunciare l’inizio delle vaccinazioni prima del voto sarebbe certamente un elemento che favorirebbe il suo successo”, rimarca il virologo. “Tuttavia, l’autorizzazione deve essere data da un ente indipendente, la Food and Drug Administration (Fda), che fino a poco fa era considerato una delle istituzioni più serie e affidabili del mondo”. “Purtroppo nelle ultime settimane alcune decisioni, tra le quali le giravolte sul plasma (su pressioni del presidente Trump che voleva portare la bella notizia alla convention Repubblicana), hanno scalfito quest’immagine di indipendenza e di rigore – ricorda Burioni – Dall’Italia dobbiamo stare zitti, perché abbiamo un passato da dimenticare e fare dimenticare (qui si sono approvate le sperimentazioni della terapia Di Bella e di Stamina a furor di popolo e senza alcuna prova scientifica di efficacia), ma io confido nella serietà dei colleghi statunitensi, per cui spero che quest’ipotesi (sarebbe una catastrofe) non si verifichi”. Perché l’annuncio delle possibili vaccinazioni anti-Covid ad autunno potrebbe essere una buona notizia? “Il motivo per cui questa può essere considerata una bellissima notizia è completamente diverso. Per spiegarvelo devo dirvi come si sperimentano i vaccini: la sperimentazione dei vaccini viene condotta in questo modo: prima ci sono due fasi in cui si valuta la sicurezza e – sostanzialmente – l’immunogenicità (fase 1 e fase 2) – spiega Burioni – Queste sono state condotte e hanno dato ottimi risultati di cui vi abbiamo già parlato”. “Poi però bisogna vedere se il vaccino funziona. Per capirlo ci si muove in questo modo. Si prende un gran numero di persone (immaginate 40mila persone), che poi si dividono in maniera casuale in due gruppi di egual numero, in modo che eventuali differenze vengano annullate dalla casualità (in termine tecnico si chiama ‘randomizzazione’). Poi metà si vaccinano, l’altra metà non si vaccina (ma si fa finta di vaccinarli con un vaccino finto). Si mandano a casa e si osserva nel tempo l’incidenza della malattia nel gruppo dei vaccinati e in quello dei non vaccinati. Se i vaccinati si ammalano meno (o non si ammalano per niente) il vaccino funziona”.

Verona, via alla sperimentazione del vaccino italiano, che non arriverà prima della seconda metà del 2021

“I primi risultati sulla risposta immunitaria dei pazienti arriveranno tra uno o due mesi”. Così Stefano Milleri, il direttore del centro di ricerche cliniche dell’Ospedale Borgo Roma di Verona che collabora con lo Spallanzani di Roma per sviluppare il vaccino italiano anti-Covid messo a punto dall’azienda italiana ReiThera, parla al GR1 – Rai Radio1 della sperimentazione appena partita. Ad alcuni volontari è già stata inoculata la prima dose: “tre sono stati fatti allo Spallanzani, noi ne abbiamo già fatti sei ieri e domani ne faremo altri sei. Chiudiamo così il primo gruppo di 15”, spiega Milleri, che sui tempi per avere un vaccino da questa sperimentazione precisa: “non arriverà prima della seconda metà del 2021. E questo proprio perché stiamo facendo un percorso molto accelerato, normalmente ci vogliono 4-5 anni”.

Vaccino, 9 aziende americane promettono rigore scientifico

Nove case farmaceutiche americane hanno sottoscritto un documento congiunto per rassicurare gli americani che il vaccino anti-Covid verrà distribuito solo quando “sarà sicuro e efficace”. “Vogliamo rendere chiaro – scrivono – che lo sviluppo del vaccino segue i più alti standard etici e principi scientifici. La salute dei cittadini resterà sempre la nostra priorità massima”. Le case farmaceutiche spiegano che non chiederanno il via libera all’agenzia federale dei farmaci fino a che non saranno certe le garanzie per i cittadini. Il documento porta la firma di AstraZeneca, BioNTech, GlaxoSmithKline, Johnson & Johnson, Merck-Msd, Moderna, Novavax, Pfizer e Sanofi. La precisazione arriva dopo l’annuncio del presidente Donald Trump dell’arrivo del vaccino prima delle elezioni presidenziali e le accuse dello sfidante, il democratico Joe Biden, che ha sollevato il dubbio che il siero non possa essere sicuro per i cittadini.

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