Coronavirus. 23 settembre. 1640 nuovi casi, 20 decessi e 244 in intensiva. Papa Francesco, si esce dalla crisi ascoltando gli ultimi

Coronavirus. 23 settembre. 1640 nuovi casi, 20 decessi e 244 in intensiva. Papa Francesco, si esce dalla crisi ascoltando gli ultimi

Sono 1.640 i nuovi casi di Covid-19 registrati nelle ultime 24 ore in Italia. Ieri erano stati 1.392 (differenza rispetto al giorno precedente +248). Questo incremento porta i casi totali registrati da inizio pandemia a 302.537. Lo rileva il bollettino giornaliero elaborato dal ministero della Salute e dalla Protezione civile nazionale. Oggi si registrano inoltre 20 decessi, il numero delle vittime sale quindi a 35.758. Il totale degli attualmente positivi è di 46.114, di questi 2.658 sono ricoverati con sintomi, 244 sono in terapia intensiva (ieri erano 239, differenza +5) e 43.212 in isolamento domiciliare. I tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono 103.696 (differenza rispetto a ieri +16.393), per un totale di 10.679.675.  La regione col maggior incremento di positivi è la Campania con 248 nuovi casi (10.907 casi totali). “Con l’ordinanza del 13 agosto, per primi in Europa abbiamo dato il via libera all’utilizzo di test antigenici che presso gli aeroporti vengono utilizzati per i cittadini che provengono da alcune aree che consideriamo a rischio. Dopo circa un mese di utilizzo di questi test i risultati sono incoraggianti e la valutazione del ministero della Salute è che si possano iniziare ad utilizzare anche fuori dall’aeroporto, quindi il tema delle scuole va esattamente in questa direzione”. Lo ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza al question time alla Camera. “Avere più test antigenici e più test molecolari a disposizione – ha aggiunto – ci mette nelle condizioni di poter affrontare meglio anche questa partita”. Il tema dei test, ha sottolineato il ministro, “è assolutamente strategico per affrontare i prossimi mesi, infatti siamo al lavoro per il vaccino e le cure ma e’ evidente che ancora per alcuni mesi dovremo assolutamente resistere con comportamenti corretti e nella battaglia per contenere il virus l’utilizzo appropriato dei test è chiaramente una delle leve essenziali”.

La situazione nel mondo

Sono oltre 31,5 milioni i casi di coronavirus nel mondo (31.517.087). È quanto emerge dai dati diffusi dalla Johns Hopkins University. Le vittime calcolate a livello globale sono salite a 969.578. Il Paese più colpito restano gli Stati Uniti con 6.896.218 contagiati e 200.786 morti. Si tratta di un dato agghiacciante, che non potrà non pesare nelle elezioni presidenziali del 3 novembre, una tragedia la responsabilità della quale Trump sta in tutti i modi cercando di gettare sulle spalle di Pechino, come ha ribadito ieri all’assemblea delle Nazioni Unite e come ha ripetuto incontrando poche ore fa un gruppo di giornalisti ai quali ha detto che “la Cina avrebbe dovuto fermare il virus al confine, non avrebbero mai dovuto lasciare che questo si diffondesse in tutto il mondo”.

Papa Francesco: dalla crisi si esce ascoltando gli ultimi 

“Per uscire migliori” da una crisi come quella attuale provocata dalla pandemia “che è una crisi sanitaria e al tempo stesso una crisi sociale, politica ed economica” occorre attuare il “principio di sussidiarietà”, “bisogna lasciar parlare tutti”, anche e “specialmente” gli ultimi e non dar voce solo ai potenti. Papa Francesco nell’Udienza Generale incentra la sua catechesi sulla sussidiarietà sottolineando che “ciascuno deve avere la possibilità di assumere la propria responsabilità nei processi di guarigione della società di cui fa parte”. Il pontefice ha osservato che oggi la “mancanza di rispetto del principio di sussidiarietà si è diffusa come un virus”: “si ascoltano di più le grandi compagnie finanziarie anziché la gente o coloro che muovono l’economia reale”, “più le compagnie multinazionali che i movimenti sociali”, “più le grandi compagnie farmaceutiche che gli operatori sanitari, impegnati in prima linea negli ospedali o nei campi-profughi”. In pratica, ha precisato, “volendo dire ciò con il linguaggio della gente comune: si ascoltano più i potenti che i deboli e questo non è il cammino, non è il cammino umano, non è il cammino che ci ha insegnato Gesù, non è attuare il principio di sussidiarietà. Così non permettiamo alle persone di essere ‘protagoniste del proprio riscatto'”, ha aggiunto Francesco che ha osservato come “nell’inconscio collettivo di alcuni politici o di alcuni sindacalisti” vi sia il motto “tutto per il popolo, niente con il popolo”. “Questa non è una strada buona. Tutti vanno ascoltati, quelli che sono in alto e quelli che sono in basso, tutti”, ha rimarcato, altrimenti “non si può uscire dalla crisi, o comunque non si può uscirne migliori. Usciremo in peggio”. Il principio di sussidiarietà quindi dev’essere attuato, “rispettando l’autonomia e la capacità di iniziativa di tutti, specialmente degli ultimi”.

“La saggezza dei gruppi più umili non può essere messa da parte”, ha continuato citando l’enciclica post sinodale Querida Amazonia e precisando come non vengano prese in considerazione “le voci dei popoli indigeni, le loro culture e visioni del mondo” e come prevalga purtroppo questa ingiustizia “là dove si concentrano grandi interessi economici o geopolitici, come ad esempio certe attività estrattive in alcune zone del pianeta”. I contributi “dal basso” vanno incentivati. Il principio di sussidiarietà “dà speranza in un futuro più sano e giusto”, ha precisato ancora Bergoglio, e questo futuro lo costruiamo insieme: “O insieme o non funziona. O lavoriamo insieme per uscire dalla crisi, a tutti i livelli della società, o non ne usciremo mai”, perché “uscire dalla crisi non significa dare una pennellata di vernice alle situazioni attuali” affinché “sembrino un po’ più giuste. Uscire dalla crisi significa cambiare, e il vero cambiamento lo fanno tutti, tutte le persone che formano il popolo”. Durante il lockdown è nato spontaneo il gesto dell’applauso per i medici e gli infermieri, ha ricordato poi Francesco che ha esortato a estendere questo applauso a “quelli che questa cultura qualifica ‘scartati'”, gli anziani, i bambini, le persone con disabilità. “Ma – ha esortato – non fermiamoci solo all’applauso! La speranza è audace, e allora incoraggiamoci a sognare in grande”. Non bisogna aver “paura di sognare in grande, cercando gli ideali di giustizia e di amore sociale che nascono dalla speranza. Non proviamo a ricostruire il passato, il passato è passato, ci aspettano cose nuove”, “non proviamo a ricostruire il passato, soprattutto quello che era iniquo e già malato”. “Costruiamo un futuro dove la dimensione locale e quella globale si arricchiscano mutualmente”, ha concluso, dove la bellezza e la ricchezza dei gruppi minori anche dei gruppi scartati possa fiorire perché pure lì c’è bellezza, e dove chi ha di più si impegni a servire e a dare di più a chi ha di meno”.

Share