Coronavirus. 10 settembre. 1597 nuovi casi e 10 decessi, 164 in intensiva. Quasi 13 mila dipendenti delle scuole positivi. Trump sapeva tutto sul pericolo pandemia fin da febbraio, e ha mentito

Coronavirus. 10 settembre. 1597 nuovi casi e 10 decessi, 164 in intensiva. Quasi 13 mila dipendenti delle scuole positivi. Trump sapeva tutto sul pericolo pandemia fin da febbraio, e ha mentito

Risalgono i contagi da Coronavirus in Italia, a fronte di meno tamponi, crescono i ricoveri e calano i morti. È la fotografia scattata dal ministero della Salute nell’ultimo bollettino sul Coronavirus. Sono 10 i decessi fra i positivi nelle ultime 24 ore contro i 14 calcolati ieri, cioè 35.587 dallo scorso febbraio. Leggera impennata per i nuovi casi: 1.597 contro i 1.434 del giorno prima, 283.180 totali. Nonostante siano stati esaminati meno tamponi: sono oltre 1.800 in meno, 94.186 dall’inizio della pandemia. E proprio in vista delle riaperture delle scuole, il monitoraggio sul personale scolastico segna un dato importante. Sono oltre 500mila i test sierologici effettuati sul personale scolastico, una cifra superiore al 50% del totale dei docenti (976mila). I positivi sono il 2.6%. Da questa cifra, resa nota in un servizio del Tg1, va escluso il Lazio che sta eseguendo i test in autonomia. “Vuole dire che fino a 13mila potenziali contagiati non rientreranno nelle scuole, non produrranno focolai e non faranno circolare il virus”, le parole del commissario straordinario Domenico Arcuri. Tornando ai dati clinici, il bollettino di oggi registra 14 ricoverati in più in terapia intensiva (164) e +58 tra quelli con sintomi, ovvero 1.836 contro i 1.778 di ieri. In aumento anche i guariti: 613 in un giorno. “Attualmente, facendo rispettare tutte le norme, stiamo mantenendo basso il numero dei contagi”, è il parere del viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri. A suo dire, “1.500 casi sono pochi, è possibile però che il numero sia destinato a salire. Ma il numero sale molto lentamente, ed è controllato dal punto di vista dei focolai”. Per quanto riguarda la quarantena, secondo Sileri, “un buon compromesso sarebbe fare 7 giorni di quarantena e poi fare il tampone” e “con il ritorno a scuola sarà fondamentale la fase di sorveglianza”. Una ipotesi, che lo stesso ministro Speranza aveva preso in considerazione ieri e che martedì prossimo sarà esaminata dal Comitato tecnico scientifico.

La situazione nel mondo. La crisi della Francia

A livello mondiale, secondo i dati della Johns Hopkins University, sono quasi 28 milioni i casi, con gli Usa in testa che sfiorano i 6,4 milioni di positivi, e oltre 905mila i morti. Nelle ultime 24 ore in Usa ci sono stati 1176 morti per coronavirus e oltre 33 mila contagi, secondo il sito della Johns Hopkins. Gli Stati Uniti continuano a guidare la triste classifica con un totale di oltre 190 mila decessi e 6.363.437 casi. Torna a sfiorare quota 3000 l’incremento giornaliero dei contagi da coronavirus nel Regno Unito, saliti secondo i dati delle ultime 24 ore censite diffusi oggi dal ministero della Sanità a 2919, con un numero di morti pure in leggero aumento fino a 14. Si tratta del terzo picco più elevato di nuovi casi nell’ultima settimana, mentre tornano a calare seppur di poco i ricoveri e i pazienti sottoposti a ventilazione assistita (837 e 80 rispettivamente in totale nell’intero Paese). Oggi in Francia sono stati rilevati 9.843 nuovi positivi al coronavirus Sars-CoV-2, un record dall’inizio dell’epidemia nel Paese, secondo le cifre diffuse da Santé Publique France e riportate da Le Figaro. 5.096 persone sono in ospedale a causa della Covid-19, delle quali 352 nelle ultime 24 ore; 615 sono ricoverate in rianimazione, 54 delle quali nelle ultime 24 ore. Nello stesso lasso di tempo, secondo la Direction Générale de la Santé, sono morte 19 persone per la Covid-19, portando il totale dall’inizio della pandemia a 30.813, dei quali 20.338 in ospedale. La Dgs segnala 2.025 cluster, 73 dei quali sono nuovi rispetto a ieri. Il tasso di positività, cioè la percentuale dei positivi sul totale dei test, è del 5,4% tra l’1 e il 7 settembre.

Trump confessa a Bob Woodward, celebre giornalista del Washington, che già ad inizio febbraio sapeva della pericolosità della pandemia

Quello che non è riuscito a Joe Biden lo ha fatto il giornalista del Watergate Bod Woodward: riportare il coronavirus al centro del dibattito elettorale. In una serie di interviste e anticipazioni per promuovere il suo nuovo libro, “Rage”, Woodward ha rivelato come il presidente Donald Trump fosse perfettamente consapevole dei rischi legati al Covid già da gennaio e febbraio mentre pubblicamente usava toni rassicuranti. “Ho minimizzato perché non volevo creare il panico”, si è giustificato il tycoon. E se Biden lo ha accusato di aver mentito al Paese per poi puntare il dito contro la Cina quando la situazione gli è sfuggita di mano, a sua difesa si è levata la voce di Anthony Fauci, il ‘virologo in chief’ bistrattato dal presidente. “Non ha distorto la realtà” della pandemia, ha assicurato Fauci che pure in altre occasioni non ha esitato a prendere le distanze dal capo della Casa Bianca. Secondo Woodward, Trump aveva discusso della gravità della crisi sanitaria col presidente cinese Xi Jinping a febbraio mentre in pubblico dichiarava che la situazione era sotto controllo: “Ad aprile, con il caldo, il virus svanirà miracolosamente”. Lo scorso 7 febbraio, il presidente aveva raccontato a Woodward il suo colloquio con Xi, descrivendo il coronavirus come “una roba grave, letale: si trasmette nell’aria, respirando ed è molto più pericoloso degli altri virus influenzali” che, pure, uccidono 25-30 mila americani l’anno, anche se la gente non se ne rende conto. Ma il Covid-19, aveva aggiunto Trump, “ha un tasso di mortalità del 5 per cento rispetto all’1, o anche meno, delle altre influenze”. Parole del presidente registrate, col suo consenso, da Woodward e ora trasmesse da tutte le emittenti Usa. Il presidente “non ha fuorviato intenzionalmente gli americani sulla gravità del coronavirus”, ha replicato la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany. Nel suo libro Woodward parla anche dei rapporti tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, pubblicando alcuni estratti delle loro “lettere d’amore” nonché di come il tycoon abbia poca stima del predecessore Barack Obama, giudicato poco intelligente e un cattivo oratore. Difficilmente il libro di Woodward potrà allontanare i devoti supporter di Trump in vista dell’elezione del prossimo 3 novembre. Potrebbe al massimo spostare qualche voto indipendente per la gestione della pandemia. “Rage” è il secondo saggio di Woodward sulla Casa Bianca di The Donald. Nel primo volume, “Fear”, descrive una West Wing dominata dal caos.

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