Alfiero Grandi. Risposta alla polemica del professor Luigi Mariucci contro il No

Alfiero Grandi. Risposta alla polemica del professor Luigi Mariucci contro il No

Caro Luigi, una differenza di opinioni è normale, eccedere nella polemica non mi sembra utile e consono alla tua persona. Voterò No perché ritengo questo taglio del parlamento un errore e un pericolo per il nostro futuro istituzionale, previsto dalla Costituzione, di cui il parlamento è l’architrave e purtroppo da almeno 15 anni è stato via via ridotto ad una pietosa subalternità al governo di turno, a causa soprattutto di leggi elettorali che hanno reciso la possibilità di scelta degli eletti da parte degli elettori. Il periodo in cui vigeva la legge elettorale nota come Mattarellum, visto oggi, sembra l’età dell’oro. Perché l’elettore e stato scientificamente tagliato fuori? Perché il vero patto, anche se inconfessato, tra i partiti è da troppo tempo assicurarsi che i parlamentari siano fedeli ai capi. Non interessa la loro qualità, debbono solo obbedire e di conseguenza non esercitare il loro mandato. Per questo la qualità è scesa. Anche la bozza attuale di legge elettorale non rimuove questo blocco che influisce negativamente sul funzionamento e sull’identità del parlamento.

E’ difficile comprendere come sia stato possibile per le sinistre dare giudizi di fuoco sul taglio del parlamento per tre votazioni (Senato, Camera, Senato) e capovolgere questa posizione nell’ultima votazione, quella che tu ricordi e che rappresenta una pagina molto triste nella storia del parlamento italiano. Sei un giuslavorista, quindi puoi divertiti a rileggere le dichiarazioni di voto nelle 4 votazioni del Senato e della Camera, sono molto istruttive. Questo taglio del parlamento, comunque la si voglia mettere. è un colpo al ruolo del parlamento, alla sua autorevolezza. Per favore si lascino in pace Buozzi, De Mita, Iotti, Rodotà (sul cui vero pensiero  ha fornito una preziosa testimonianza il prof Gianni  Ferrara, per fortuna ancora vivo). E’ una ridicola ricerca di ascendenti  per nobilitare una scelta sbagliata. Veramente qualcuno può arrivare a sostenere che ci sia un rapporto tra la pagliacciata di Di Maio e C. di fronte alla Camera con la sforbiciata delle poltrone (questa è la vera quanto inaccettabile motivazione del taglio del parlamento) e il pensiero e i comportamenti di Nilde Jotti?

Questo taglio oggi viene annegato dal Pd dentro un’insalata mista di altre modifiche costituzionali, di una nuova legge elettorale, e da qualche giorno persino della modifica del bicameralismo paritario tra Camera e Senato.  Questi tentativi  di mettere in risalto i correttivi rende chiaro che questo taglio da solo è inaccettabile anche per chi oggi chiede di votare Si, in vista di ben altro. Ricordo inoltre che nel maggio 2019 la Lega ha fatto approvare una legge elettorale, immediatamente applicabile, che peggiora ancora di più il rosatellum in vigore e il M5Stelle l’ha concordata con la Lega ed è stata votata prima dell’approvazione definitiva del taglio del parlamento. Perché le sinistre al momento di formare la nuova maggioranza non hanno semplicemente chiesto pari condizioni con la Lega del Conte 1? Si poteva ripartire da capo a discutere il taglio del parlamento per vedere se con i correttivi poteva diventare una cosa diversa, inserendo  le modifiche nel testo del taglio e approvando contestualmente  la nuova legge elettorale.

Svegliarsi dopo un anno di silenzio è un disastro, che non si può rimediare con gli appelli a fare questo e quell’altro  a pochi giorni dal voto. Non venitemi a dire che il  M5S non avrebbe accettato, avrebbe avuto come unica alternativa il voto anticipato e per lo meno il dimezzamento della sua rappresentanza parlamentare. Un ritorno in commissione del testo per discutere le modifiche doveva essere chiesto, fermo restando che inserire modifiche della Costituzione in un programma di governo dovrebbe essere sempre inaccettabile per le sinistre. Zingaretti ha il merito di avere chiarito che il futuro del governo non dipende dal referendum, su questo ha ragione, del resto cosa potrebbero fare i 5 Stelle? Provocare la crisi per ritrovarsi tagliati per lo meno a metà in un parlamento che loro hanno voluto ridurre del 37,5%? Quanti deputati e senatori verrebbero eletti per il M5Stelle? Questo parlamento ha gravi difetti, da quando ha votato che Ruby era la nipote di Mubarak fino al taglio del parlamento, che sarà al centro del voto  domenica e lunedì prossimi, sono tanti gli episodi  che purtroppo confermano che questo parlamento non è all’altezza del suo compito.  Ma è anche l’unico parlamento che abbiamo oggi e che dobbiamo fare funzionare ad ogni costo per il futuro e il bene della nostra democrazia. Questa possibilità dipende in larga parte dalla vittoria del No e da un conseguente No altrettanto forte al populismo becero.

Questa battaglia va fatta, spero vinta. Se andrà come spero  i 5Stelle dovranno riflettere su loro stessi grazie al risultato che (non) avranno alle regionali e (mi auguro) alla sconfitta del Si nel referendum. È vero ho un cruccio, non avere avuto energie, soldi, alleanze sufficienti per promuovere noi, eredi della vittoria del No nel 2016, il referendum.  Abbiamo dovuto aspettare i senatori a cui va il merito di averlo promosso, offrendo a tutti gli elettori l’occasione per pronunciarsi. Del resto per loro era più semplice farlo,  perché ad esempio le sinistre al Senato hanno sempre votato contro il taglio del parlamento, solo alla Camera le sinistre hanno capovolto la loro posizione iniziale. Pazienza, a volte occorre adattarsi a circostanze diverse da quelle auspicate e fare vincere il No nel referendum, che ormai  non è più di chi l’ha promosso ma è di tutti i cittadini che voteranno.

Dopo la sconfitta di Renzi del 2016 ora occorre fare vincere di nuovo il NO per impedire derive preoccupanti.

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