Valter Vecellio. Referendum. Il direttore de L’Espresso sostiene che non c’è rischio di deriva autoritaria, poi si smentisce. La cura? Un deciso NO

Valter Vecellio. Referendum. Il direttore de L’Espresso sostiene che non c’è rischio di deriva autoritaria, poi si smentisce. La cura? Un deciso NO

Il direttore de L’Espresso Marco Damilano scrive che quella per il referendum truffa del 20-21 settembre è una campagna “stranamente in sonno”: “una campagna del silenzio, se non della vergogna”. Perché “stranamente”? I sostenitori della riforma farlocca hanno perfettamente capito che il silenzio lavora per loro. Meno si parla, si discute, si ragiona, ci si confronta e scontra, più possibilità ha la vittoria del Sì, che “lavora” di pancia, fa leva su sentimenti e risentimenti belluini. Quando si tratta di referendum che prevedono il quorum, hanno benissimo compreso che la tattica giusta è quella dell’astensione; quando, come in questo caso, il quorum non è previsto, la tattica opportuna è quella del silenzio. Comunque, se è una “campagna della vergogna” è ovvio che si taccia. Non la si rivendica, non la si ostenta, a meno d’essere grillini.

Damilano, che pure è schierato con il NO, scrive anche che “non c’è nessun pericolo di deriva autoritaria nel taglio dei parlamentari, così come non c’era nella riforma Renzi bocciata dagli elettori nel referendum del 4 dicembre 2016…”. Gli si potrebbe dare fiducia, e ammettere che si è noi dei profeti di sventure che non hanno ragion d’essere. Peccato che sia lo stesso Damilano a smentirsi. Scrive, infatti, che “c’è un rischio altrettanto letale: l’estenuazione, lo svuotamento” delle istituzioni. Aggiunge che occorre guardare al dopo: “Un Parlamento mutilato, un esecutivo presieduto da un personaggio mai votato da nessuno ma appoggiato da importanti settori degli apparati di Stato e da influenti comunicatori, partiti in disarmo, società nella incertezza: sono gli ingredienti di una possibile crisi di sistema, al pari di altre fasi della storia repubblicana…”. Ammonisce che “oggi gli anticorpi non ci sono più e la breccia del voto del 20 settembre, centocinquanta anni esatti dopo la breccia di Porta Pia che portò a conclusione l’unità nazionale, può trasformarsi nell’avvio di un processo di disunità, di disgregazione, può diventare un buco che inghiotte il sistema. Dopo la valanga dei SI, se ci sarà, comincerà la campagna della destra contro il Parlamento delegittimato, per tornare al voto subito. E anche una possibile campagna contro il presidente della Repubblica di cui già si vede qualche segnale sulla rete…”.

Diagnosi che si valuta sostanzialmente esatta; così come si condivide la possibile, auspicabile cura. Un deciso NO e una strategia politica che eviti che la breccia diventi buco e poi voragine. Ma se questo è lo stato dei fatti, caro Damilano, come si può, sostenere che “non c’è nessun pericolo di deriva autoritaria”? Il pericolo c’è, eccome. Al “pessimo” attuale si può aggiungerne di altro. Occorre esserne consapevoli, e dirlo chiaro e forte.         

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