Scuola. La ministra Azzolina accusa i sindacati di “sabotare” l’avvio del nuovo anno. La risposta è durissima. Furlan: “stucchevole e demagogica”; Fracassi: “attacco strumentale”

Scuola. La ministra Azzolina accusa i sindacati di “sabotare” l’avvio del nuovo anno. La risposta è durissima. Furlan: “stucchevole e demagogica”; Fracassi: “attacco strumentale”

Si sono visti accusare di ‘sabotaggio’ i sindacati della scuola, appena due giorni dopo essersi seduti al tavolo di viale Trastevere, per costruire insieme il ritorno in classe. E hanno quindi replicato con parole durissime. Al centro della polemica l’intervista della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, a Repubblica, in cui l’atteggiamento dei rappresentanti dei lavoratori è stato criticato. Le scuole riapriranno a settembre nonostante sia in atto un “sabotaggio” da parte di chi “non vuole che ripartano”. Per la ministra dell’Istruzione, però, il nodo vero è il concorso con prova selettiva che ha scelto per le assunzioni dell’organico, invece di stabilizzare i precari, come chiedevano le parti sociali. La ministra racconta di aver ricevuto da molti dirigenti scolastici diffide, minacce di sciopero e richieste in massa di aspettativa. Taccia i sindacati di atteggiamenti “inammissibili”, che “mirano a conservare potere e rendite di posizione nell’interesse non di tutti ma di alcuni”: Una reazione che la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, considera “stucchevole e demagogica”, perché usata come pretesto per “scaricare sui sindacati la responsabilità dei gravi ritardi e della confusione che ancora regna sulla ripartenza”. La vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, dice di non comprendere a cosa si riferisca Azzolina quando parla di “resistenze”. Il sindacato rivendica di aver sempre dato massima disponibilità al confronto, a partire dai protocolli sulla sicurezza sottoscritti solo pochi giorni fa. E chiede più tutele a chi consente tutti i giorni al sistema dell’istruzione di funzionare: “Per questo riteniamo francamente strumentali le polemiche sulla stabilizzazione del personale”. Di reazione “scomposta” parla il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, secondo cui Azzolina si starebbe costruendo, a spese delle parti sociali, un ruolo di “vittima sacrificale alla vigilia di una apertura della scuola che come un mantra ripete ossessivamente (chissà se ci crede anche lei)”.

Il leitmotiv delle risposte, allora, non è stato tenero: un tentativo – lo hanno definito – di “distrazione dai limiti sempre più evidenti della sua gestione” ministeriale, agitando il “mostro del sindacato cattivo”. A ribattere alla titolare dell’Istruzione nei termini più duri è la Flc Cgil, per bocca del suo segretario generale, Francesco Sinopoli, che la taccia di “accuse gratuite, infondate e offensive”. In un intervento a RaiNews24, Sinopoli sottolinea i ritardi della gestione governativa: “Bisognava muoversi con anticipo – aggiunge -. Noi abbiamo spiegato già dal mese di aprile che per riaprire le scuole in presenza serviva un provvedimento straordinario del Governo. Ci voleva un organico aggiuntivo che poi è arrivato ma è insufficiente, lo sanno anche i dirigenti scolastici. Le risorse rese disponibili per gli enti locali ci sono da poco. Ora nei giorni che mancano all’apertura dell’anno scolastico, ci aspettiamo un’accelerazione, evitando di inventare polemiche che non servono a nessuno e soprattutto non servono alla scuola”. “Ribadiamo che il Governo non ha fatto abbastanza – ha aggiunto il sindacalista – e i problemi annunciati mesi fa sono stati confermati e vengono riconfermati ogni giorno”. Una polemica “voluta, cercata a fuori luogo” quella della ministra, secondo la segretaria generale della Cisl scuola, Lena Gissi, che in una nota segnala: “Si tratta di un attacco insensato sorretto da un uso disinvolto dei dati e da un’evidente distorsione del nostro pensiero”. Infine, “sul riferimento al concorso per titoli ai precari avevamo detto con chiarezza che a settembre ci saremmo trovati con migliaia di cattedre scoperte, cosa che sta puntualmente avvenendo – aggiunge Sinopoli – Non ci siamo limitati a rivendicare le proposte precise e concrete, abbiamo sottoscritto e contribuito a scrivere il protocollo per apertura in sicurezza, quindi l’impressione che traiamo da questa uscita della ministra è appunto quella di liberarsi di responsabilità che sono integralmente sue e del governo. Ci auguriamo che la Ministra smentisca queste accuse gratuite”.

Iss, non basta un alunno positivo a chiudere scuola

Un referente scolastico “adeguatamente formato” per il Covid-19, un registro degli eventuali contatti tra alunni e personale di classi diverse, la collaborazione dei genitori per misurare ogni giorno la temperatura del bambino e segnalare eventuali assenze per motivi di salute riconducibili al Covid-19. L’Iss rende pubblico il rapporto ‘Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia’, già filtrate nei giorni scorsi. Raccomandazioni che contengono, più dettagliatamente, i comportamenti da seguire e le precauzioni da adottare nel momento in cui un alunno o un operatore risultino casi sospetti o positivi. Ad essere attivati saranno il referente scolastico, i genitori, il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale e il dipartimento di Prevenzione. Nei dipartimenti di prevenzione, dovrà esserci comunque un medico di riferimento per ogni istituto. Se un alunno manifesta i sintomi a scuola, le raccomandazioni prevedono che vada isolato in una stanza allestita ad hoc, assistito da un adulto che indossa una mascherina chirurgica e che i genitori vengano immediatamente allertati e attivati. Una volta riportato a casa, i genitori dovranno contattare il pediatra o medico di Medicina Generale che deciderà se è necessario contattare il Dipartimento di Prevenzione (DdP) per eseguire il tampone. Se il test è positivo, il DdP competente condurrà le indagini sull’identificazione dei contatti e valuterà le misure più appropriate da adottare tra le quali, quando necessario, la quarantena per i compagni di classe, gli insegnanti e gli altri soggetti che rientrano nella definizione di “contatto stretto”. La Scuola in ogni caso deve effettuare una sanificazione straordinaria. Se un alunno o un operatore scolastico, invece, fosse convivente di un caso positivo, sarà considerato contatto stretto e posto in quarantena. I suoi compagni di classe non necessiteranno di quarantena, a meno di successive valutazioni del DdP.Fra i compiti degli istituti, ci sarà quello di monitorare le assenze, per individuare casi di classi con molti alunni mancanti, che potrebbero essere indice di una diffusione del virus e che potrebbero necessitare di una indagine mirata.Il documento sottolinea che è difficile stimare al momento quanto la riapertura delle scuole possa incidere su una ripresa della circolazione del virus in Italia: “In primo luogo – scrivono gli esperti –, non è nota la trasmissibilità di SARS-COV-2 nelle scuole.Più in generale, non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano SARS-COV-2 rispetto agli adulti, anche se la carica virale di sintomatici e asintomatici, e quindi il potenziale di trasmissione, non è statisticamente differente”. È comunque previsto che il documento, messo a punto dall’Iss con il ministero della Salute, il ministero dell’Istruzione, l’Inail, la Fondazione Bruno Kessler, la Regione Veneto e la Regione Emilia-Romagna, venga aggiornato per rispondere alle esigenze della situazione e alle conoscenze scientifiche man mano acquisite.

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