Mediterraneo orientale. Cresce la tensione militare tra Turchia e Grecia per il controllo del sottosuolo ricco di idrocarburi

Mediterraneo orientale. Cresce la tensione militare tra Turchia e Grecia per il controllo del sottosuolo ricco di idrocarburi

Il Mediterraneo orientale rischia di diventare una polveriera. La tensione tra la Grecia e la Turchia, entrambi Stati membri della Nato, continua a crescere. Atene e Ankara rivendicano il controllo di un tratto di mare, a largo di Cipro, il cui sottosuolo è ricco di idrocarburi. E mentre la Turchia porta avanti da settimane le esplorazioni per la ricerca di petrolio e gas naturale, la Grecia ha dato il via a un’esercitazione aeronautica congiunta con Italia, Francia e Cipro nell’area contesa, e ha annunciato la volontà di estendere le proprie acque territoriali lungo la costa occidentale, passando da 6 a 12 miglia. Ankara e Atene restano ferme sulle loro posizioni, nonostante la mediazione del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, che ha fatto visita ai due Paesi per cercare di disinnescare le ostilità. Il rapporto tra le due potenze è aggravato da altri fattori come la questione migratoria, la divisione dell’isola di Cipro e – da ultimo – la conversione di Santa Sofia in una moschea. Dopo i colloqui con Maas, i ministri degli esteri di Grecia e Turchia hanno segnalato la disponibilità al dialogo, ma si sono accusati a vicenda della situazione di stallo. La nave turca Oruc Reis sta conducendo da settimane ricerche in un’area in cui la Grecia rivendica diritti esclusivi, mentre Ankara insiste sul fatto che le piccole isole greche vicino alla costa turca non dovrebbero essere prese in considerazione nel delineamento dei confini marittimi. “La Turchia si prenderà ciò che le spetta nel Mediterraneo, nell’Egeo e nel Mar Nero”, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, avvertendo la Grecia di non mettere alla prova la pazienza e il coraggio del suo Paese. “Non scenderemo mai a compromessi su ciò che ci appartiene”, ha aggiunto Erdogan, “invitiamo i nostri interlocutori a evitare errori che li porteranno alla rovina”. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha risposto con l’annuncio di un ampliamento delle acque territoriali, che però non dovrebbe interessare direttamente il territorio al centro della disputa. Intanto i ministri degli Esteri dell’Unione europea, riuniti a Berlino per colloqui informali che dureranno due giorni, stanno valutando la strada da prendere per porre fine alla disputa. L’Ue insiste sul fatto che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. “I turchi sono molto arrabbiati, sentono che i greci non sono affidabili”, ha detto l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, mentre la ministra della Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, ha ammesso che i colloqui con le parti sono stati difficili, soprattutto quelli con Ankara. “Siamo preoccupati dalla situazione, servono de-escalation e dialogo”, ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Martedì il ministro degli Esteri Maas aveva lanciato un allarme all’alleanza atlantica: “Ogni scintilla – anche piccola – potrebbe portare a un disastro”.

Di fronte ai toni duri di Erdogan vanno valutati “i fatti più delle parole”, ha evidenziato il nostro ministro della Difesa Guerini. Occorre concentrarsi “sulla volontà di trovare canali di comunicazione di confronto da un punto di vista politico”. Ma il dossier del Mediterraneo orientale è una questione così rovente da essere diventata l’argomento di primo piano alla riunione informale dei ministri della Difesa dell’Ue, a cui era presente anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg che, arbitro nella lite tra alleati, ha richiamato alla “distensione” e al “dialogo”. Sulla stessa linea anche la raccomandazioni della tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer: “Occorre fare spazio per trovare una soluzione politica” e la Germania “sta lavorando alla mediazione a vari livelli”. Ma Grecia, Cipro, Austria e Francia e vari altri partner europei insistono sulla strada delle sanzioni. Un’opzione che sarà valutata già domani al consiglio dei capi delle diplomazie dell’Ue, quando l’Alto rappresentante Josep Borrell metterà tutte le carte in tavola. La nuova escalation tra Atene e Ankara era iniziata poco dopo la firma dell’accordo di demarcazione marittima tra il governo greco e quello egiziano del 6 agosto, con la Turchia che aveva inviato la nave Oruc Reis per la ricerca di gas nelle acque dell’isola greca di Castelrosso. Un’intesa in netto contrasto con quella siglata a novembre tra Erdogan e il premier libico Fayez Al Sarraj per una spartizione del Mediterraneo orientale, in cambio di aiuto militare contro il generale Khalifa Haftar (sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati).

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