Lockdown, la desecretazione degli atti spaventa Conte. Licenziamenti. Il governo: divieto se si fa ricorso a cig o a decontribuzioni. Il Senato approva la legge sulla parità di genere alle elezioni in Puglia

Lockdown, la desecretazione degli atti spaventa Conte. Licenziamenti. Il governo: divieto se si fa ricorso a cig o a decontribuzioni. Il Senato approva la legge sulla parità di genere alle elezioni in Puglia

L’opposizione canta vittoria sulla desecretazione degli atti del Comitato tecnico scientifico – anche se mancano i verbali relativi alla mancata zona rossa in Val Seriana – che sono stati diffusi dalla fondazione Einaudi. Il 7 marzo scorso il Cts propose al governo di “adottare due livelli di misure di contenimento: uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l’altro sul territorio nazionale”. Si decise di optare per il lockdown nazionale. Termina così un braccio di ferro sulla diffusione degli atti, anche se i ministri interessati erano – secondo quanto si apprende – per la linea di trasparenza. Nei giorni scorsi, tramite l’Avvocatura dello Stato, l’esecutivo aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che aveva accolto l’istanza della Fondazione Einaudi per ottenere l’accesso a quegli atti. Le forze dell’opposizione hanno accusato della mossa del governo il premier Conte anche se c’è chi sostiene che il presidente del Consiglio non avrebbe voluto alzare il muro, nella maggioranza c’è chi sostiene che a spingere sia stata la struttura di palazzo Chigi. In ogni caso alla vigilia del Cdm che dovrà dare il via libera al nuovo Dpcm illustrato dal ministro Speranza nell’Aula del Senato anche le forze politiche che sostengono il governo esprimono soddisfazione per la desecretazione degli atti, anche se molti esponenti giallo-rossi non nascondono una certa irritazione per il ruolo dei tecnici che rimarranno al fianco dell’esecutivo fino a fine anno. Restano inevase alcune domande: se il presidente del consiglio ha scelto il 9 marzo di procedere ad un lockdown totale e non per singole aree geografiche, scelta certamente impopolare, perché non ci sono stati invece provvedimenti immediatamente di chiusura nei paesi della bergamasca in cui più forte si è rivelato il contagio? Per quelle ed altre zone del Paese, in particolare del nord, bisognava dichiarare anzitempo le “zone rosse”. Perché non si è agito subito e non così tardi? Qual è stato il ruolo reale di Regioni e prefetture? Si potevano disporre già da febbraio misure adeguate? Facile certamente parlare col senno del poi avendo alle spalle 35 mila vittime.

No ai licenziamenti se si fa ricorso a Cig o decontribuzioni

Dopo difficili trattative e i veti incrociati delle associazioni al vertice a Palazzo Chigi con i capi delegazione la maggioranza ha raggiunto l’intesa sulla proroga dello stop ai licenziamenti economici e collettivi consentendo l’approdo del dl Agosto in Consiglio dei ministri domani. “Il nodo è stato sciolto, c’è condivisione, abbiamo trovato una sintesi”, ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a chi lo interpella all’uscita da Palazzo Chigi sulla questione che divideva la maggioranza. Fino al 31 dicembre le aziende che accedono alla Cig (18 settimane) o usufruiscono – in alternativa – alle decontribuzioni al 100% da settembre a dicembre per il rientro dei lavoratori non potranno licenziare. Il bonus ristorante scatterebbe da settembre a dicembre e dovrebbe prevedere un rimborso del 20% della spesa sostenuta pagata con carta o bancomat, con un tetto massimo. Il rimborso arriverebbe direttamente sul conto corrente o, come seconda opzione se la prima strada non fosse percorribile, iscrivendosi ad una App ad hoc. Costo dell’operazione si attesterebbe a circa un 1 miliardo. Interessati dall’intervento i ristoranti, ma anche agriturismi e tavole calde. Inoltre la misura sarà per tutti gli italiani senza ‘paletti’ legati al tetto di reddito. Il provvedimento sospende il pagamento della quota capitale dei mutui delle Regioni e Province a statuto speciale. Il fondo per gli Enti locali verrà inoltre finanziato con ulteriori 1,4 mld per far fronte ai buchi di bilancio per le mancate entrate legate alle misure anti-Covid. In arrivo un nuovo slittamento delle scadenze fiscali. Il dl prevede la proroga da fine agosto al 15 ottobre del pagamento delle cartelle dell’Agenzia della riscossione. Attesa anche la proroga a fine anno dell’esonero da Tosap e Cosap per sostenere turismo e ristorazione. Attesa anche una rimodulazione dei versamenti Iva previsti per metà settembre: una delle opzioni sul tavolo prevede il pagamento del 50% a settembre e la rateizzazione della metà restante. Il ‘pacchetto’ lavoro del dl dovrebbe agire su due fronti: le decontribuzioni e la proroga degli ammortizzatori con l’obiettivo di creare un circolo virtuoso che aiuti a ridurre la mole di cassaintegrati. L’esonero contributivo interesserebbe infatti i datori di lavoro che fanno rientrare i dipendenti in Cig o che realizzeranno nuove assunzioni. L’esenzione varrà fino al 31 dicembre ma con l’obiettivo di prolungarla in Legge di Bilancio. In arrivo anche la proroga sempre fino a fine anno di Cig, Naspi e Discoll. Dovrebbero ammontare a 1,3 mld circa gli stanziamenti per la scuola e le assunzioni. E’ in arrivo anche il rifinanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Con il decreto  in arrivo inoltre gli interventi a supporto dei lavoratori stagionali del turismo, dello spettacolo e delle terme. Ammontano a 500 mln le risorse del decreto  per gli incentivi per l’auto: 100 mln per realizzare il parco di ricarica, le colonnine, e circa 400 mln residui per il bonus all’acquisto di auto.

“La sintesi raggiunta in Consiglio dei Ministri sul dl AGOSTO relativa a cig e blocco dei licenziamenti è una buona soluzione. Il blocco dei licenziamenti agganciato all’effettivo utilizzo delle 18 settimane di ulteriore cassa integrazione permetterà alle aziende di salvaguardare l’occupazione fino alla ripresa economica, prevista per l’inizio del prossimo anno” scrive in una nota il responsabile Lavoro della segreteria Pd Marco Miccoli. “Avevamo suggerito di superare la data del 15 ottobre come termine perentorio del blocco dei licenziamenti, perché avrebbe generato tensioni inutili ed una sorta di ora X drammatica per l’occupazione nel nostro paese – continua Miccoli – ora si lavori subito per accedere alla linea di credito dello Sure europeo, che ci consentirà di mettere in campo ammortizzatori sociali espansivi, in grado di dare sostegno al reddito ma anche di creare nuova occupazione”, conclude.

Il Senato approva il decreto per la parità di genere alle elezioni regionali della Puglia

La doppia preferenza di genere alle elezioni regionali è legge. Con il via libera definitivo del Senato (149 sì, nessun voto contrario e 98 astenuti) si chiude, dunque, un capitolo che ha infiammato la polemica sulle prossima tornata di amministrative di settembre, soprattutto in Puglia, unica Regione a non essersi ancora adeguata alle direttive arrivate da governo e Parlamento. Ma a far notizia, nel giorno in cui la maggioranza segna un altro punto, nonostante i venti di bufera nella coalizione, sono le parole di Roberto Calderoli. Il vice presidente di Palazzo Madama, prendendo la parola nelle vesti di ‘senatore semplice’ della Lega, in pochissimi istanti fa scattare la rabbia bipartisan. Riavvolgendo il nastro, in aula è in corso la discussione sulle questioni pregiudiziali del testo. L’esponente del Carroccio, balzato agli onori delle cronache nel 2006 per aver partorito la legge elettorale che lui stesso definì una “porcata”, che portò a ribattezzarla “Porcellum”, si lancia in un ragionamento quantomeno bizzarro. “Ve lo dice un umile e modesto conoscitore della materia elettorale: in collegi che hanno a disposizione un numero di candidature che va da 2 a 7, quindi piuttosto piccolo, la doppia preferenza di genere danneggia il sesso femminile, perché normalmente il maschio è maggiormente infedele della femmina”. Gli occhi sono puntati tutti su Calderoli, anche il presidente di turno, Ignazio La Russa, sente odore di bruciato e invita il collega a concludere: “Mi sembra si stia avventurando…”. L’ex ministro, però, non perde il filo della sua riflessione e insiste: “Il maschio solitamente si accoppia con quattro o cinque rappresentanti del gentil sesso, cosa che la donna solitamente non fa. Il risultato è che il maschio si porta i voti di quattro o cinque signore e le signore non vengono elette”. La Lega applaude, qualcuno sorride di gusto. Scena diametralmente opposta dall’altro lato dell’emiciclo. Infatti, entro pochi minuti partono dichiarazioni di fuoco, che coinvolgono anche i social network. “Calderoli ha descritto e rappresentato benissimo i pensieri della destra italiana con il suo intervento”, attacca il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci. Rincara la dose la deputata del gruppo Misto della Camera, Gloria Vizzini, firmataria di una delle proposte di legge sulla parità di genere in discussione in commissione Lavoro a Montecitorio, lamentando che “nel 2020 e non nel 1800 l’Aula del Senato diventa il teatro delle assurde teorie sessiste” dell’esponente leghista. “Delirio e sessismo” commenta, invece, la parlamentare dem, Giuditta Pini, su Twitter. Mentre Marco Di Maio, di Italia viva, marca le differenze: “Fieramente altra cosa rispetto a chi, nel 2020, continua ad avere questa concezione delle donne e della parità di genere”.

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