Leonardo Ercoli. Sulla responsabilità civile e penale dei dirigenti scolastici in tempo di Covid-19

Leonardo Ercoli. Sulla responsabilità civile e penale dei dirigenti scolastici in tempo di Covid-19

Il Dirigente Scolastico per liberarsi da ogni forma di responsabilità deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l’infortunio e quindi il danno alla persona, ovvero di esser riuscito ad adottare ogni forma di cautela necessaria per impedire il verificarsi del danno stesso. Con questa nota il Ministero dell’Istruzione cerca di fare chiarezza sulle responsabilità civili e penali dei Dirigenti Scolastici in materia di prevenzione e sicurezza COVID-19, ricordando l’applicabilità dell’art. 51 del Codice Penale che recita “L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità” e dunque anche nei confronti dei presidi. Nel caso di specie “se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine. Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo. Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine”.

Pertanto, la responsabilità penale non è in capo al Dirigente Scolastico ma all’Amministrazione Pubblica e solo se i protocolli attuativi da essa emanati non sono stati seguiti dai dirigenti mediante l’applicazione di efficaci ed idonee misure si potrebbe configurare un’ipotesi di responsabilità in capo al Dirigente Scolastico. Il datore di lavoro (nel caso del Dirigente Scolastico) è titolare di una “posizione di garanzia” discendente in primo luogo dall’art. 2087 c.c. che gli impone di tutelare l’integrità fisica dei lavoratori. La nota 1466 Miur del 20 agosto 2020, alla luce della circolare INAIL n. 22 del 20 maggio 2020 e dell’art. 42 comma 2 del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, chiarisce e solleva in ambito civile la parte datoriale in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi che possano essere stati causa del contagio.

Infatti quanto sopra narrato trova pieno riscontro nell’articolo 29-bis del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020, n. 40 che ha introdotto una disposizione che “limita” la responsabilità di cui all’articolo 2087 del codice civile dei Dirigenti Scolastici, per infortuni da Covid-19 nelle loro tutele contro il rischio di contagio da COVID-19. I dirigenti scolastici devono adempiere all’obbligo di tutela della salute e sicurezza per i propri lavoratori e dell’utenza, attraverso l’applicazione, l’adozione e il mantenimento delle prescrizioni e delle misure contenute nell’articolo 2, comma 6, del DPCM 26 aprile 2020, che impone il rispetto dei contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali, nonché le linee guida di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33.

Per cui l’osservanza dei protocolli ministeriali è idonea ad assolvere gli obblighi richiamati, ex art. 2087 cc, da parte del datore di lavoro.  Per ciò che riguarda la responsabilità in sede penale occorre invece l’accertamento rigoroso del nesso di causalità in capo al Dirigente Scolastico nelle sue vesti datoriali. È altresì vero che sulla base della mutevolezza delle misure preventive e protettive da adottare a scuola nonché dell’andamento epidemiologico e delle variegate modalità di contagio rimane estremamente difficile riuscire, da parte dell’autorità competente a configurare una responsabilità penale a carico dei Dirigenti Scolastici.

Pertanto, il riconoscimento dell’infortunio da parte dell’Istituto non assume alcun rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza in tale ambito del principio di presunzione di innocenza nonché dell’onere della prova a carico del pubblico ministero. E neanche in sede civile il riconoscimento della tutela infortunistica rileva ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo per aver causato l’evento dannoso.

Leonardo Ercoli è docente di Diritto e avvocato penalista

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