L’Atalanta sfiora il miracolo in Champions, ma è beffata nel finale dal Psg. L’Inter resta l’unica italiana in Europa, lunedì la semifinale con lo Shaktar. E venerdì il big match Bayern-Barcellona

L’Atalanta sfiora il miracolo in Champions, ma è beffata nel finale dal Psg. L’Inter resta l’unica italiana in Europa, lunedì la semifinale con lo Shaktar. E venerdì il big match Bayern-Barcellona

A Lisbona non c’è il pubblico sugli spalti, è vero, ma è impossibile annoiarsi quando scende in campo la squadra di Gasperini. Che si tratti di una partita di campionato o della partita più importante della sua storia, un quarto di finale di Champions League contro il Psg, l’Atalanta resta fedele a se stessa. Nella prima frazione non snatura il suo gioco e non rinuncia a quegli uno contro uno, soprattutto a centrocampo, che per lunghi tratti di stagione le hanno permesso di confondere, e poi travolgere, gli avversari. Gomez spaventa subito i francesi ma il suo tiro, appena dopo un minuto dal fischio d’inizio, è debole e centrale. Hateboer, di testa, dieci minuti dopo, chiama Navas a un intervento molto più difficile. Il Psg fatica a costruire trame di gioco lineari, obnubilato dal pressing orobico, ma colpisce in contropiede. Il punto debole della strategia della Dea è ben noto: se il pallone oltrepassa la prima linea poi si aprono le praterie. E Neymar, l’asso brasiliano a cui si affida Tuchel, quegli ampi spazi li sa attaccare. Ma a mancargli è la cattiveria sottoporta: Sportiello ringrazia per ben tre volte mentre vede i palloni sparacchiati fuori dallo specchio della porta. Il gol dei bergamaschi che spezza l’equilibrio arriva al minuto 26. Ed è frutto della caparbietà di Zapata che sbuffa, lotta, sgomita per difendere palloni e creare opportunità. Ma è un rimpallo, alla fine, a regalare un assist perfetto a Pasalic. Il croato, senza stoppare la palla, infila la palla sul secondo palo con un preciso tiro a giro. Di prima intenzione, aprendo il piattone. Con forza calcolata ed estrema precisione. I particolari sono tanti ma il risultato, per fortuna, è solo uno: è gol dell’1-0. Il primo tempo, perlomeno, è nerazzurro. Nel secondo tempo, sul prato dello stadio del Benfica, arriva il nervosismo. Fioccano i cartellini gialli, soprattutto per gli atalantini che sanno di dover stringere le maglie difensive e rinunciare alla spinta offensiva. E qui le cose cambiano. L’arbitro fischia e spezzetta il gioco che si fa più sporco e ruvido. In palio c’è qualcosa di grosso, la bellezza resta negli spogliatoi. Le occasioni sono poche e arrivano da punizioni e calci d’angolo. Al sessantesimo entra Mbappè, altro spartiacque del match. Il Psg, ancora indietro di un gol non può più permettersi di aspettare, e inizia il suo assedio. L’attaccante esterno della Nazionale francese si fa subito sentire: i suoi scatti mettono in difficoltà i difensori di Gasperini, i suoi affondi liberano spazi per i compagni, le sue giocate creano apprensione e rianimano anche Neymar. Sportiello però è attento e neutralizza le prime conclusioni avversarie, sempre poco incisive. Serata difficile invece per Icardi che mai spaventa Caldara e Toloi, capaci di imbrigliarlo e neutralizzarlo. L’argentino esce a dieci minuti dalla fine, scuotendo la testa. Al suo posto, però, entra Choupo-Moting. La panchina parigina è lunga e Tuchel indovina chi e quando cambiare. Al minuto 81, Palomino spaventa tifosi e compagni prima di vanificare con uno scatto poderoso la corsa solitaria di Mbappè verso la porta atalantina. La sofferenza però è troppa, la paura cresce. Il Psg si riversa in avanti e nella confusione Marquinos è bravo a pareggiare al 90esimo. Una doccia fredda, ghiacciata. Si spalanca l’ipotesi supplementari. Ma i ragazzi di Gasperini sono storditi e la stanchezza appesantisce gambe e pensieri. Neymar ne approfitta e serve un assist al bacio per l’attaccante camerunense che, con un tocco sotto porta, piega le ultime velleità italiane di passaggio del turno. Il secondo tempo, di sicuro, è parigino. La corsa incredibile dell’Atalanta finisce così. Con tanti applausi e tanto rammarico di aver giocato da Atalanta solo per metà.

Inter, unica italiana ancora in corsa, alla semifinale di Europa League lunedì

L’Inter ha ripreso la preparazione in vista della semifinale di Europa League in programma lunedì prossimo a Dusseldorf contro lo Shakhtar. Sarà il terzo confronto tra l’Inter e la squadra ucraina. Gli unici precedenti risalgono al terzo turno preliminare di Champions League dell’estate 2005: vittoria interista in trasferta per 2-0 all’andata (gol di Martins e Adriano) e 1-1 a San Siro (gol di Recoba) al ritorno. Lo Shakhtar Donetsk quest’anno in Europa ha chiuso al terzo posto il Gruppo C di Champions (quello dell’Atalanta), retrocedendo in Europa League, dove ha eliminato il Benfica nei sedicesimi (2-1 in Ucraina e 3-3 in Portogallo) e il Wolfsburg negli ottavi (doppio successo per 2-1 in trasferta e 3-0 in casa), prima di superare con un secco 4-1 il Basilea nella gara secca dei quarti in Germania. Lunedì sera in tribuna ci sarà anche il presidente Steven Zhang, tornato a Milano dopo oltre cinque mesi di assenza (era partito per la Cina subito dopo Juventus-Inter dello scorso 8 marzo, a poche ore dal lockdown). Manchera’ Alexis Sanchez, con la speranza, seppur flebile, che il cileno possa rivedersi magari in caso di finale, anche se migliori valutazioni potranno essere fatte nei prossimi giorni. Ma il tecnico ha comunque le sue carte da giocarsi, non solo un Lukaku formato trascinatore ma anche una difesa tornata solida (un solo gol subito nelle ultime sei partite) e pure un Eriksen apparso molto piu’ dentro le idee di gioco di Conte. Aspettando magari pure una rete di Lautaro Martinez, a secco da tre gare e oggi protagonista di una disavventura social, con il suo account Instagram hackerato dalla Turchia per qualche minuto.

E venerdì Bayern Monaco-Barcellona, la vera finale

“La finale che tutti volevano”. La stampa portoghese presenta così il big match a Lisbona tra Barcellona e Bayern Monaco, colossi del calcio continentale che si sfidano in gara unica, quindi senza possibilità di rematch. Peccato solo che questa non sia la sfida per assegnare la Champions del 2020, ma solo un quarto di finale. Il sorteggio ha, a suo tempo, deciso questo incrocio e non rimane che adattarsi e gustare questa partita che si annuncia spettacolare. Il Bayern ha stravinto la Bundesliga, terminata lo scorso 27 giugno, e ha voglia di dimostrare che il 4-1 al Chelsea non è stato un caso isolato. L’impressione è che quella di Flick sia una squadra ancor più forte di quella dei mesi prima della pandemia, e un’autentica macchina da guerra, di fronte alla quale ci sarà un Barcellona rinfrancato dalla vittoria contro il Napoli, che ha regalato ai blaugrana una buona dose di tranquillità. E anche la constatazione che Lionel Messi sembra tornato in gran forma: è un fattore importante perché, come dice il suo allenatore Quique Setien parlando anche degli avversari “Lewandowski è un grande giocatore, ma non è all’altezza di Leo. Il polacco è in un gran momento, ma lo è anche Messi, come si è visto contro il Napoli”. Ma anche con lo spauracchio della Pulce, gli uomini di Flick sono convinti di poter vincere e poi arrivare fino in fondo, leggi la finale e Manchester City o Lione permettendo. Il tecnico blaugrana recupera Vidal che ha scontato la squalifica, e medita di schierarlo togliendo una punta: il principale indiziato alla panchina è Griezmann, mentre i quattro di metà campo saranno Busquets, De Jong, Sergi Roberto e Vidal. Flick invece non ha particolari problemi di formazione, e quindi nemmeno dubbi: mancherà Pavard alle prese con fastidi alla caviglia, mentre Coutinho è disponibile ma partirà fra le riserve, perché dietro a Lewandowski agirà il tridente Gnabry-Muller-Coman. E proprio Muller sottolinea che “Messi non è fermabile da un solo uomo, lo si blocca con un lavoro di squadra, ma noi possiamo farlo”. E una volta bloccato l’argentino, metà dell’opera già sarebbe compiuta. Il Bayern ci crede, come del resto il Barcellona: è una sfida galattica anche se in campo non ci sarà il Real Madrid.

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