La Cassazione: dopo gli studi i figli si cerchino un lavoro qualsiasi per rendersi autonomi

La Cassazione: dopo gli studi i figli si cerchino un lavoro qualsiasi per rendersi autonomi

Con la sentenza 17183 del 2020, i Supremi Giudici di Cassazione affermano l’obbligo del figlio di attivarsi per cercare un lavoro qualsiasi per rendersi autonomo, in attesa di un impiego più aderente alle proprie aspirazioni. Non si può pretendere che a qualsiasi lavoro si adatti soltanto, in vece sua, il genitore. Tutto questo alla luce del principio di “autoresponsabilità” vigente nel nostro ordinamento giuridico. La Cassazione ha stabilito che, finiti gli studi, (siano quelli dell’obbligo o la laurea specialistica), un figlio ha il dovere di rendersi autonomo dai propri genitori e cercarsi un’occupazione in grado di mantenerlo. E’ questa la sintesi del ragionamento che emerge dalla sentenza della Suprema Corte che si è espressa sul ricorso di una madre in disaccordo con la decisione della Corte di Appello di revocare l’assegnazione della casa coniugale e l’assegno di mantenimento versato dall’ex marito al figlio di professione professore di musica trentenne e precario.

Secondo la Cassazione, dunque, la maggiore età si associa alla capacità di adattarsi a svolgere un lavoro che renda autonomi e se i tempi si allungano con la laurea, magari andando un po’ fuori corso, il tribunale ha voluto esplicitamente menzionare il rischio di incorrere per mala fede nell’ “abuso del diritto”: insomma i figli non possono approfittarne. Ma già in un’altra sentenza, la numero 3659 del febbraio scorso, la Cassazione aveva chiarito: un genitore che abbia versato all’ex coniuge l’assegno di mantenimento per i figli, dopo che questi hanno conseguito l’autosufficienza economica, ha diritto alla restituzione di quanto pagato. Attenti dunque, perché il rischio è poi non solo quello di perdere l’assegno di papà, ma anche di doverlo lautamente rimborsare. Confrontandosi con la questione, la Cassazione ha quindi stilato un vero e proprio elenco, seppur non esaustivo, delle principali condizioni che comportano il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne, identificandole nelle seguenti: minorazione o debolezza delle capacità personali, prosecuzione di studi ultra liceali con diligenza; l’essere trascorso un lasso di tempo breve dalla conclusione degli studi durante il quale il giovane si sia adoperato razionalmente e attivamente nella ricerca di un lavoro; mancanza di un lavoro, anche non confacente alle proprie ambizioni, nonostante tutti i possibili tentativi di ricerca. In assenza della prova di una delle predette fattispecie, raggiunta la maggiore età si presumono l’idoneità del reddito del figlio e il venir meno del suo diritto al mantenimento ulteriore.

L’onere della prova delle condizioni che fondano il diritto al mantenimento è a carico del richiedente che deve provare non solo la mancanza di indipendenza economica che è la precondizione del diritto preteso ma di avere curato con ogni possibile impegno la propria preparazione professionale e tecnica ed avere con pari impegno operato la ricerca di un lavoro.

Leonardo Ercoli è docente ed avvocato penalista

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