Genova. Inaugurato il nuovo Ponte San Giorgio, opera di Renzo Piano. La lettura dei nomi dei 43 deceduti nel 2018 e l’incontro di Mattarella coi loro familiari, “non dimenticateci”

Genova. Inaugurato il nuovo Ponte San Giorgio, opera di Renzo Piano. La lettura dei nomi dei 43 deceduti nel 2018 e l’incontro di Mattarella coi loro familiari, “non dimenticateci”

Una pioggia battente, seguita da un arcobaleno, è caduta su Genova, come il 14 agosto 2018, poco prima dell’inizio della cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte San Giorgio. Presenti il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che prima ha incontrato i parenti delle vittime in prefettura, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nonché il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, il sindaco e commissario straordinario Marco Bucci, l’architetto Renzo Piano, che ha firmato il progetto del nuovo viadotto Polcevera, il cardinale Angelo Bagnasco, la presidente del Senato Elisabetta Casellati, il presidente della Camera Roberto Fico e molti ministri. Tre minuti di silenzio hanno aperto la cerimonia, a cui è seguita la lettura dei 43 nomi delle vittime. Poi sono seguiti gli interventi delle autorità, tra cui Bucci, Toti, Renzo Piano e Conte. Dopo il taglio del nastro, eseguito materialmente da Conte, il presidente della Repubblica Mattarella ha percorso un lungo tratto del ponte a piedi.

Mattarella incontra in Prefettura i familiari delle vittime che gli dicono “non dimenticateci ora che il nuovo ponte è realizzato” 

L’incontro clou coi familiari delle vittime del crollo del 14 agosto 2018 del ponte Morandi, prima dell’inaugurazione del nuovo viadotto, “è per sottolineare pubblicamente alla pubblica opinione che la ferita non si rimargina, che il dolore non si dimentica e che la solidarietà non viene meno in alcun modo” spiega in prefettura il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando i parenti dei 43 deceduti a seguito del cedimento del ponte due anni fa. “Ho condiviso – aggiunge – la vostra scelta di vederci in prefettura e non sul ponte. Lo preferisco anch’io, non perché sul ponte non sia importante, lo è per la città naturalmente, ma perché è un’occasione raccolta, non di frastuono. La cerimonia è seriamente sobria, si limita a quello che è essenziale, cioè ad aprire il nuovo ponte per la città”. E, precisa, “non è una cancellazione di quello che è avvenuto, anzi in buona parte per alcuni aspetti comprende il progetto come una lapide che ricorda le vittime di quanto avvenuto due anni fa”. Questo incontro raccolto, prosegue, “è per ascoltarvi e per ribadirvi l’impegno per le cose non ancora definite che so ancora consistenti e ancora aperte e per dirvi che la vicinanza della repubblica non viene meno nei vostri confronti. Il ricordo delle vittime segna la vita nostra collettiva e il sostegno per i familiari e le loro esigenze e’ sincero”. Segue l’appello dei familiari delle vittime a Mattarella: “Adesso che c’è il nuovo ponte, dopo il 14 agosto non dimenticateci. Non vogliamo che tutto finisca, con questa ubriacatura di felicità”. Insomma, “il ponte è giusto che ci sia, ma le vittime non devono essere dimenticate. Il nuovo ponte ha colmato un po’ la voragine, ma il dolore e le ferite si placano e leniscono con la giustizia. Noi non abbiamo più fiducia in questo gestore” hanno aggiunto i familiari. “Il 14 sera ci sarà una fiaccolata in bicicletta per ringraziare la cittadinanza che sentiamo da sempre vicina: al mattino l’inaugurazione del cerchio con i 43 alberi e al pomeriggio la scopertura di una lapide a palazzo Tursi. Per quella data vorremmo vedere la presenza dello Stato”.

La colonna sonora di De André: “Ti me perdunie’ u magún, ma te pensu cuntru su”. Mi perdonerai il magone, ma ti penso contro sole.

La scusa per eccellenza dei genovesi, schivi per antonomasia, quando sono alle prese con l’impossibile gestione delle emozioni. E di emozioni, in questa serata di lunedì 3 agosto ce ne sono fin troppe. Ci aveva provato Fabrizio De André a spiegarlo in versi e musica, nel dialetto di qui. Lo stesso Faber che risuona con le voci di 18 amici, in un’edita e toccante versione di “Creuza de ma”, messa insieme per l’occasione da Dori Ghezzi. Non poteva che essere questa la colonna sonora dell’inaugurazione del ponte San Giorgio. Sulla Valpolcevera è diluviato fino a pochi minuti prima dell’inizio della cerimonia, anche se non così forte come quel maledetto 14 agosto 2018. Poi, la tregua e l’arcobaleno che hanno anticipato l’arrivo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Certo, c’è l’inno di Mameli. Certo ci sono le frecce tricolori. Certo ci sono le sirene del cantiere. Certo c’è la passeggiata sul viadotto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Anche se il “rammendo” di 1.067 metri, che Renzo Piano ha immaginato come la chiglia di una nave che riunisce le due sponde della Valpolcevera, di Genova e della Liguria, non è proprio una “mulattiera di mare”. Anche se non è neanche più il “ponte di Brooklyn” progettato da Riccardo Morandi e così ribattezzato dai polceveraschi. Il nuovo ponte ha in sé tutte le caratteristiche della genovesità. I pochi fronzoli nella sua apparenza, ma il valore prezioso della tecnologia nascosta al suo interno. Il lavoro incessante che demolitori e costruttori hanno profuso giorno e notte, dal dicembre di un anno e mezzo fa, per arrivare il più in fretta possibile a questo momento. La determinazione del commissario Marco Bucci. Sarà per questo che, lo stesso sindaco, ha voluto a tutti costi dargli il nome della città e del suo patrono. Sarà per questo che il vessillo della città, quella croce di San Giorgio, rossa in campo bianco, che tante volte abbiamo visto svettare negli ultimi mesi, quando si innalzavano, una dopo l’altra, le diciannove campate del nuovo viadotto, domina su tutta la Valpolcevera. Una cerimonia sobria ma solenne. Come avevano chiesto i familiari delle vittime al presidente Mattarella, amareggiati dalle troppe passerelle della politica in questi quasi due anni. Loro, assieme agli sfollati, stasera non se la sono sentita di arrivare quassù, salvo un paio di eccezioni a puro titolo personale. Hanno preferito il silenzio e la distanza, incontrando poco prima, in separata sede, il capo dello Stato. Eppure, il momento più commovente della cerimonia non può che essere quello in cui risuonano i nomi delle 43 persone che quel maledetto 14 agosto 2018 hanno perso la vita. Il silenzio prima suonato solennemente e poi ascoltato per tre minuti.

Conte affronta il tema della concessione, ma è Renzo Piano che ha parole ad effetto: “auguro a questo ponte di essere amato”

“Il nostro obiettivo fondamentale è stato sempre e sarà quello di tutelare l’interesse pubblico che non è stato garantito dalla struttura regolativa della precedente concessione” ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, affrontando il tema della concessione ad Aspi durante il discorso per l’inaugurazione del nuovo Ponte di Genova San Giorgio. “Non esiste qualcosa che possa estinguere il dolore della perdita di una vita, tanto più quando la causa è l’incuria, la cattiva gestione di un bene che essendo anche pubblico dovrebbe essere custodito e gestito con particolare cura e attenzione. Anche muovendo da questa consapevolezza – ha affermato Conte – il governo ha ritenuto doveroso condurre il complesso procedimento di contestazione che si è concluso recentemente con l’accordo di ridefinire i termini della concessione, di riportarlo in equilibrio, di garantire in modo più efficace gli investimenti e garantire maggiore sicurezza per i cittadini. Stiamo anche ridefinendo – ricordato Conte – la governance della società concessoria”.

“Io auguro a questo ponte di essere amato, adottato, non è facile essere erede di una tragedia. Ma credo che sarà amato, perché è semplice e forte come questa città” ha detto con parole forti l’architetto e senatore a vita Renzo Piano, nel suo intervento nel corso della cerimonia di inaugurazione del ponte San Giorgio. “Vorrei che questo ponte fosse visto di ferro e arie, costruito in acciaio e forgiato nel vento. Tutto qua, adesso il ponte è vostro. Lunga vita al ponte San Giorgio”, ha concluso.

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