Coronavirus. 25 agosto. 878 nuovi casi e 4 decessi. Vaccino, la vergogna planetaria: ai Paesi ricchi 2 miliardi di dosi, i Paesi poveri a secco. Allarme contagi in Palestina

Coronavirus. 25 agosto. 878 nuovi casi e 4 decessi. Vaccino, la vergogna planetaria: ai Paesi ricchi 2 miliardi di dosi, i Paesi poveri a secco. Allarme contagi in Palestina

Nuovi casi di Coronavirus in calo nelle ultime 24 ore a quota 878 rispetto ai 953 registrati ieri e con un numero di tamponi fatti decisamente in aumento: dai 45.914 del giorno prima ai 72.341 di oggi. Questi i dati principali riportati dal ministero della Salute. In aumento i malati che sono 519 in più (per un totale di 19.714 attualmente positivi), con un contestuale aumento dei ricoveri (+13) pari a 1.058, un posto letto in più occupato in terapia intensiva (in tutto sono 66 oggi) e 18.590 persone in isolamento domiciliare. I decessi sono 4 come ieri, per un totale di 35.445 da inizio epidemia. I guariti dimessi sono 206.015 (+353). Con l’impennata dei contagi dei giorni scorsi, che riguarda in particolare giovani di rientro dalle vacanze, c’è da attendersi a breve una recrudescenza di casi tra le persone più anziane e, quindi, con sintomi più gravi? “Siamo in una fase in cui i genitori e i nonni non sono ancora stati contagiati e questo scenario può ancora essere evitato, ma solo se i genitori esercitano la loro funzione dicendo ai figli come devono comportarsi” risponde il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia. “Con le riaperture e la movida l’aumento dei contagi era un dato atteso – osserva Vaia – ma adesso è il momento della responsabilità e della genitorialità. I giovani sono infatti vettori inconsapevoli del virus. Non dobbiamo etichettarli come untori, ma dirigerli. Serve un’alleanza tra generazioni”.

Il biologo Bucci: “ipocrita accusare i giovani frequentatori delle discoteche”

“Accusare i frequentatori di discoteche, dopo averle riaperte, per la propagazione del virus – quando non per la loro stessa malattia – è ipocrita, visto che, a suo tempo, non si è voluto ascoltare chi, anche paragonandole alle scuole chiuse, si chiedeva perché si volesse procedere ostinatamente verso l’inevitabile contagio che ne sarebbe seguito” sottolinea il biologo Enrico Bucci, professore aggiunto alla Temple University di Philadelfia, commentando il caso Briatore. “Questo, naturalmente – spiega Bucci – non assolve certi irresponsabili come il patron del Billionaire; ma, per piacere, non prendiamocela con chi in discoteca ci è andato, dopo che gli è stato detto che il virus non c’è più, che se c’è non fa danno, e che comunque non lo fa ai giovani: dichiarazioni così tranquillizzanti e provenienti da autorità tali, che se fossi stato ventenne e mi fosse piaciuta la disco, sarei andato a ballare pure io”. Anche se Flavio Briatore, tiene a sottolineare il biologo, “è un personaggio che avverso, a causa di ciò che ama rappresentare e delle idee sbagliate e pericolose che veicola, non mi piacciono le tifoserie su COVID-19. Di maggiore interesse mi sembra il fatto che, come era stato predetto, le discoteche si manifestano dal punto di vista epidemiologico per quello che sono: un ambiente al chiuso, ideale per la propagazione del virus a causa della concentrazione di individui a stretto contatto per tempi prolungati, senza protezione, un po’ come le caverne dove il virus si è evoluto. In questo momento, sono molteplici i cluster di infezione associati a discoteche, andando ben oltre il Billionaire; e non si può fare a meno di chiedersi perché la loro riapertura sia stata autorizzata, prima dell’inevitabile chiusura attuale”.

 Una vergogna planetaria: ai Paesi ricchi oltre 2 miliardi di dosi di vaccino. I poveri rischiano di restare senza

Sono più di due miliardi le dosi di vaccino anti-Covid che sono già state preordinate dai Paesi più ricchi, con accordi commerciali che rischiano di lasciare a secco i Paesi più poveri indebolendo di fatto la lotta globale alla pandemia: a tracciare il quadro della situazione è un articolo sulla rivista Nature, che sottolinea anche le difficoltà incontrate dalle iniziative internazionali nate proprio per garantire un equo accesso ai vaccini. Nella classifica dei Paesi meglio equipaggiati svetta la Gran Bretagna, che si è già accaparrata 340 milioni di dosi, l’equivalente di cinque somministrazioni pro capite. Seguono gli Stati Uniti, che a metà agosto si erano assicurati 800 milioni di dosi di almeno sei vaccini in via di sviluppo, con un’opzione per l’acquisto di un altro miliardo di dosi. Infine ci sono i Paesi dell’Unione europea (che stanno acquistando i vaccini in gruppo) e il Giappone, con altre centinaia di milioni di dosi. “Non ci libereremo della pandemia finché non la sconfiggeremo ovunque”, sottolinea Mark Feinberg, a capo della International Aids Vaccine Initiative a New York. “Se i vaccini anti-Covid saranno mal distribuiti come accadde per l’influenza da virus H1N1 nel 2009, la pandemia rischia di durare più a lungo, più persone moriranno e le conseguenze saranno peggiori di quello che avrebbero potuto essere”, aggiunge Richard Hatchett di Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations), un fondo che finanzia e coordina lo sviluppo di vaccini in caso di epidemie.

La situazione nel mondo

Nel mondo sono oltre 23,6 milioni i casi di Covid-19 confermati e più di 810mila le vittime registrate dall’inizio della pandemia. I contagi continuano a correre anche in Europa, dove i Paesi stanno assistendo a una nuova ondata dopo le vacanze estive e con l’apertura delle scuole alle porte. La Spagna, che nei giorni scorsi ha rilevato cifre simili a quelle viste in periodo di lockdown, ricorrerà all’utilizzo dei militari per intensificare il tracciamento dei contatti e disporre test mirati. Il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato che il governo metterà a disposizione 2mila soldati per monitorare le infezioni nelle comunità autonome. “Piegheremo di nuovo la curva dei contagi”, ha detto il premier in conferenza stampa, “e dobbiamo farlo insieme”. Sanchez si è poi impegnato a facilitare la capacità delle comunità autonome di disporre blocchi e limitare la mobilità, qualora la pandemia dovesse peggiorare. Il tasso di infezione è “preoccupante”, ma “lontano dalla situazione di metà marzo”, quando il governo ha imposto lo stato di emergenza, ha assicurato il premier. Nel Paese iberico sono stati registrati nelle ultime 24 ore 2.415 nuovi casi di Covid-19 e 52 decessi. Il picco – ancora una volta – è stato rilevato a Madrid, che ha confermato 768 nuovi positivi. Nel resto dell’Europa si continua a discutere delle misure da prendere in vista del ritorno degli studenti nelle aule. La Scozia ha deciso di rendere obbligatorio – da lunedì – l’uso delle mascherine per i ragazzi delle scuole superiori nei corridoi degli istituti. Decisione che ha esercitato una certa pressione sul governo britannico. Il primo ministro Boris Johnson ha riferito di star valutando una misura simile anche nei licei in Inghilterra, e non ha scartato l’idea di aggiornare le linee guida per gli istituti scolastici. Dall’altra parte del globo, la Corea del Sud ha deciso di richiudere nuovamente le scuole, dopo che, nelle ultime due settimane, almeno 193 tra studenti e insegnanti sono risultati positivi al Covid-19 nella regione metropolitana di Seul. La pandemia preoccupa anche l’Indonesia. L’isola di Bali, una delle mete turistiche più amate al mondo, resterà chiusa ai turisti per tutto il 2020. Inizialmente il blocco era previsto fino a metà settembre, ma le autorità hanno optato per una linea prudente, nonostante il turismo sia vitale per l’economia della regione. A registrare un record di contagi e decessi è stata l’Argentina, con oltre 8.700 casi e 381 vittime confermate nelle ultime 24 ore.

Palestina. Allarme lockdown nella Striscia di Gaza

La Striscia di Gaza è in lockdown, per la prima volta dall’inizio della pandemia di Covid-19 a causa di casi di trasmissione comunitaria. L’allarme è alto tra le autorità dell’enclave palestinese, impoverita e isolata dalle guerre e dal rigido blocco imposto da Israele ed Egitto dopo che Hamas prese il potere nel 2007, e in cui il sistema sanitario è drammaticamente fragile. A spingere i leader di Hamas a decidere il blocco di 48 ore è stato il contagio di quattro membri di una famiglia, i primi casi fuori dalle strutture di quarantena. Scuole, imprese, mercati e moschee hanno dovuto chiudere, mentre la polizia pattuglia le strade. Nel campo rifugiati di al-Maghazi, dove sono stati individuati i casi, i poliziotti di Hamas sono stati schierati per far rispettare il lockdown. Tutti gli abitanti della Striscia di Gaza di ritorno da Israele ed Egitto devono restare isolati nei centri per 21 giorni, per evitare la diffusione del virus nel territorio densamente popolato. Nella Striscia di Gaza, territorio di circa 360 chilometri quadrati, vivono due milioni di palestinesi, quasi la metà nei campi profughi. L’economia è in grave difficoltà, con un tasso di disoccupazione al 50%, tra i più alti al mondo; secondo l’Onu, l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari e il blocco viola la legge internazionale perché colpisce i civili, con “devastanti effetti su accesso ai mercati e possibilità di movimento”. Costanti sono le carenze di acqua potabile, energia, servizi sanitari. Le condizioni delle infrastrutture sanitarie sono pessime, dopo anni di guerre e isolamento, e gli ospedali sono inadatti a gestire un’epidemia massiccia. Nel territorio i ventilatori per la respirazione sono solo un centinaio, per metà già in uso.

Share