Caso Parisi, le ferite di Viviana compatibili con una caduta. Suicidio ipotesi concreta

Caso Parisi, le ferite di Viviana compatibili con una caduta. Suicidio ipotesi concreta

Viviana Parisi è morta nello stesso posto in cui è stato ritrovato il suo corpo, martoriato dal caldo e dagli animali, e non è stata sicuramente uccisa da un colpo d’arma da fuoco o da un coltello. Per ora sono le uniche certezze sul caso – ancora avvolto da un fitto alone di mistero – della dj 43enne scomparsa da casa nel Messinese lo scorso 3 agosto e poi ritrovata cadavere lunedì scorso, in una boscaglia poco lontana dall’autostrada Messina-Palermo. L’autopsia non ha quindi sciolto i nodi che tutti aspettavano: l’ora della morte e le cause. Restano, infatti, tutte plausibili le ipotesi: sia quella dell’omicidio, sia il suicidio, anche se quest’ultima – sostiene il legale della famiglia, Pietro Venuti – “è ad ora la più seguita”. Varie le fratture a gambe, vertebre e torace che a una prima analisi visiva – durata circa tre ore, all’ospedale Papardo di Messina – sarebbero plausibili con una caduta dall’alto, ma anche in questo caso non è stato possibile stabilire se si è trattato di un evento “voluto, accidentale o perché spinta”, precisa l’avvocato. Un giallo che avrà bisogno di più tempo per essere svelato con il team nominato dalla Procura di Patti, guidata da Angelo Cavallo, che proseguirà nei prossimi giorni con altri approfondimenti ed esami.

Il corpo trovato in avanzato stato di decomposizione non ha aiutato i medici legali, Elena Ventura Spagnolo e la professoressa Daniela Sapienza, coadiuvati anche dall’entomologo di fama europea, Stefano Vanin. L’esperto, che in passato ha lavorato, tra gli altri, anche ai casi di Yara Gambirasio, Melania Rea ed Elisa Claps, spiega sulla pagine del Corriere della Sera che “le certezze sono ancora poche. Diciamo che, probabilmente, la signora è morta nel luogo del ritrovamento. Cioè, non è stata uccisa altrove”. Sulla tempistica dei risultati degli esami, Vanin prevede meno di due mesi, mentre sulla causa della morte preferisce andarci “con i piedi di piombo”. Tuttavia, è certo che Viviana non sia stata uccisa da uno sparo o dalla lama di un coltello, perché il corpo non presenta “lesioni riconducibili a colpi d’arma da fuoco e d’arma bianca”. Impossibile invece, sempre secondo Vanin, stabilire se la donna sia stata strangolata, nemmeno con analisi più approfondite: “Questo non si potrà mai sapere, perché il corpo era troppo decomposto”. Intanto proseguono le ricerche del piccolo Gioele, il figlio di 4 anni anni della dj piemontese, svanito nel nulla. L’avvocato Venuti, a nome della famiglia, ha rivolto un appellato a chi ha visto Viviana quel giorno “affinché parli”. Servono, ribadisce, “informazioni utili e concrete per ricostruire le ore prima della morte di Viviana e consentire uno spazio più dettagliato per ricercare il bambino. Chi ha visto, parli”. Per ora le ricerche del Vigili del fuoco e della Protezione civile si stanno concentrando, in mancanza di altre indicazioni, sulla zona limitrofa al ritrovamento del corpo. Ma se chi ha soccorso la donna uscisse allo scoperto, renderebbe possibile diversificare il percorso e allargare così le ricerche.

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