Bologna 2 agosto. Verità e giustizia per le vittime di tutte le stragi. Per non dimenticare

Bologna 2 agosto. Verità e giustizia per le vittime di tutte le stragi. Per non dimenticare

Il fischio del treno, per la prima volta in diretta streaming dalla stazione, risuona in piazza Maggiore che quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, ha ospitato la commemorazione della strage del 2 agosto 1980. Quel fischio arriva dal maxischermo della piazza ed è accompagnato da un applauso, lungo e carico di emozione che si leva dal pubblico seduto in piazza e dalle persone (un centinaio circa) che, non essendo riuscite a prenotare uno dei mille posti messi a disposizione dal Comune, si sono radunate dall’altro lato della piazza, sotto la statua del Nettuno e fermate solo dalle transenne che delimitano lo spazio. Quarant’anni dopo quel sabato di sangue e orrore sul primo binario della stazione, Bologna non dimentica e, seppure in forma diversa rispetto agli altri anni per le misure anti-Covid, fa sentire il suo abbraccio ai familiari delle vittime. I parenti arrivano alla spicciolata e fanno la fila per entrare nel Cortile d’onore di Palazzo d’Accursio, dove incontrano la presidente del Senato Elisabetta Casellati, il viceministro all’Interno Vito Crimi, il sindaco Virginio Merola e il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Si dispongono qua e là nel cortile, li riconosci dal fiore bianco appuntato sui vestiti.

“La direttiva Renzi sulla desecretazione degli atti classificati è un guscio vuoto. Tutti i documenti dovevano essere versati. Tutti” dice a gran voce Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime, durante l’incontro nel Cortile e poco dopo lo ripeterà in piazza, quando definirà la direttiva Renzi dell’aprile 2014 “nella migliore delle ipotesi, una occasione persa”. “E’ stato un percorso lungo, ma non inutile. Le novità che si annunciano per le iniziative della Procura generale e grazie all’attività vostra, come Associazione dei familiari delle vittime, ci fanno ben sperare per raggiungere la verità completa”, sottolinea il sindaco Merola. Chiede verità anche il viceministro Vito Crimi, in rappresentanza del governo: “Stiamo lavorando per la verità, lo posso affermare con convinzione perché è l’intendimento di questo governo. Lo è stato dei governi precedenti e lo sarà dei successivi, ma è stato già detto e potremo dirlo anche l’anno prossimo”. E ancora: “Al dolore delle famiglie si aggiunge quello della verità negata per quasi mezzo secolo, è una strage rimasta senza completa verità”.

Per la presidente del Senato Alberti Casellati occorre “fare un lavoro per capire finalmente chi e perché una volta per tutte. Senza veli”. “Già lo sappiamo”, replica un familiare delle vittime. “Fino a che non avremo verità piena non ci potremo dire appagati”, commenta il presidente della Regione Stefano Bonaccini ai microfoni dei giornalisti che in merito al coinvolgimento dei servizi segreti deviati nella strage parla di “una storia tragica e drammatica di questo Paese. Qualcosa di veramente indegno, indecente e vergognoso”. Intanto, i familiari hanno raggiunto i posti in piazza Maggiore. Sale la temperatura, dopo la forte pioggia della notte, e sale l’emozione soprattutto quando si passa accanto all’autobus 37, parcheggiato tra la piazza e il portico di Palazzo Re Enzo, il bus che il 2 agosto 1980 fece la spola tra la stazione e gli ospedali per trasportare i feriti e poi i morti. “Non ci illudiamo – sottolinea Paolo Bolognesi durante il suo intervento – che sarà un processo facile: ancora oggi esistono motivi attualissimi per continuare a mentire e a nascondere la verità su quel progetto politico di disprezzo della vita per fini di potere, che nella strage del 2 agosto ha visto la sua più lugubre realizzazione”. “Lo dimostra – aggiunge il presidente dell’associazione – lo sconvolgente trattamento di favore di cui ancora godono alcuni degli esecutori materiali della strage di Bologna ricompensati lautamente per il loro silenzio sui retroscena di cui sono a conoscenza”. “Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, capi del gruppo di assassini fascisti denominato Nar, – incalza Bolognesi dal palco – hanno ucciso 98 persone, sono stati condannati a 9 ergastoli lei e a otto ergastoli lui, e a decine di anni di carcere per vari reati. Non hanno mai collaborato con la giustizia”. “Eppure, – aggiunge ancora Bolognesi – i due terroristi più sanguinari della storia italiana oggi sono pienamente liberi, spesso trattati come star da mass media ossequiosi e riverenti, difesi da finti cultori della materia, che in ogni modo tentano di alimentare una campagna innocentista, totalmente infondata per chi conosce i processi, le indagini e la storia. Infondata, ma non insensata: il senso e lo scopo sono quelli, ancora una volta: di depistare, di creare dubbi laddove vi sono prove evidenti, d’intossicare l’opinione pubblica, di guadagnare tempo. Ne fa testo la cosiddetta pista palestinese che fu ideata e finanziata dai vertici della loggia massonica P2, nelle sue diverse versioni”.

Alle 10.25 in punto nel silenzio della piazza assolata risuona in streaming dalla stazione il fischio del treno che ricorda le 85 vittime e gli oltre 200 feriti della strage del 2 agosto 1980. Ultimo atto della celebrazione la breve cerimonia in stazione che da oggi è intitolata alle vittime della strage del 2 agosto. E’ stata la presidente Casellati che, dopo la deposizione di una corona di fiori, a scoprire la targa commemorativa. Intanto sui social rimbalzano le foto che ritraggono piccoli gruppi dei sindacati, di Rifondazione Comunista e Potere al Popolo che in ordine sparso hanno raggiunto la stazione da piazza Nettuno. Tanti piccoli ordinati cortei che si sono poi ritrovati nel piazzale della stazione a chiedere – come tanti – ancora una volta giustizia e verità.

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