Beirut, Libano. Sale a 135 morti e 5 mila feriti il bilancio delle violente esplosioni. Il racconto di un cooperante dell’Arci

Beirut, Libano. Sale a 135 morti e 5 mila feriti il bilancio delle violente esplosioni. Il racconto di un cooperante dell’Arci

Continua a crescere il bilancio delle vittime provocate dalle esplosioni che ieri pomeriggio hanno devastato la capitale del Libano Beirut. Secondo quanto annunciato dal ministero della Sanità libanese, i morti accertati sono almeno 135, mentre i feriti sono circa 5.000. Diverse decine di persone sono ancora disperse. Il ministero ha sottolineato che le squadre di soccorso continuano a cercare i dispersi.  Il suono delle sirene, le ambulanze, vetri spalati e macerie: nulla è rimasto intatto dopo l’esplosione. Cancellati eleganti edifici in pietra, il quartiere dello shopping e lunghi tratti del famoso lungomare. Beirut è in lacrime, dopo la più potente deflagrazione che la sua storia abbia mai vissuto. Ufficialmente si è parlato di un incidente dovuto a negligenza: a saltare sarebbe stato un deposito che conteneva 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. Tutti gli ufficiali del porto sono ai domiciliari. Inevitabili gli iniziali sospetti di un attacco. Soprattutto per luogo e tempistica. Israele ed Hezbollah, gruppo musulmano sciita appoggiato dall’Iran, si sono dichiarati estranei ai fatti. Il lungomare, dove nacque la rivoluzione dei cedri. Dove in un attentato del 2005 rimase ucciso l’ex primo ministro Rafik al Hariri e altre 21 persone: Hariri venne ucciso da un’autobomba, a 2 km dal porto, dall’altra parte del lungomare di Beirut. E l’esplosione è avvenuta poche ore prima del verdetto nel processo per l’omicidio Hariri per quattro sospetti di Hezbollah. I libanesi sanno che cosa è una tragedia. Sono stati costretti a impararlo quando Beirut fu divisa durante la guerra civile del 1975-1990 e la guerra con Israele, tra omicidi e attacchi terroristici. Ma questa esplosione è stata la peggiore che la città abbia mai visto. Una pagina Instagram chiamata “Individuare le vittime di Beirut” (“Locating Victims Beirut”) è nata per pubblicare le foto delle persone scomparse. Ogni volto, molta angoscia di famigliari e amici. A questo si aggiunge grande ansia per il futuro. Il Libano era già in una grave crisi economica, con un aumento della disoccupazione e la svalutazione che aveva cancellato i risparmi di molte persone. L’esplosione ha demolito un importante silo di grano nel porto, sollevando forti preoccupazioni. E ha mandato in fumo molte speranze per il futuro, sempre più incerto.

La drammatica testimonianza di un cooperante italiano dell’ARCI

“Improvvisamente il palazzo ha tremato, sembrava un terremoto. Abbiamo sentito un boato spaventoso: con le altre persone che sono con me ci siamo riparati in un luogo sicuro, poi siamo scesi in strada e abbiamo capito quello che era successo”. E’ la testimonianza all’AdnKronos di Giuseppe Cammarata, rappresentante in Libano di Arcs Culture Solidali. Gli uffici dell’organizzazione si trovano a Furn el-Chebbak, zona di Beirut a tre chilometri in linea d’aria dal punto delle esplosioni che hanno devastato il porto e il centro della città. “Noi stiamo bene – dice Cammarata – e anche l’edificio dove siamo non è stato danneggiato. Nella zona, ci sono stati danni provocati dallo spostamento d’aria, come o vetri infranti. Il pericolo per le tossine nell’aria? Al momento non ho bruciori agli occhi o altri sintomi come infiammazioni alla gola o problemi respiratori. Questa mattina la città si è svegliata in un silenzio attonito, spettrale, che è poi stato interrotto dalle sirene delle ambulanze e dal rumore degli elicotteri dell’esercito”.

L’emergenza legata alle esplosioni arriva in un momento complicato per il Libano, che stava già fronteggiando le conseguenze sanitarie ed economiche dell’epidemia di Covid-19. Arcs è impegnata nelle attività di supporto alla comunità locale, operazioni che si aggiungono al tradizionale impegno della ong a supporto della popolazione locale: “Stiamo lavorando sostenendo i partner locali in attività in collaborazione con il governo, la Croce rossa-Mezza luna libanese e le agenzie internazionali. In questo momento, siamo impegnati nella raccolta sangue e nella distribuzione di viveri visto che al momento ci sono 300mila sfollati, un numero enorme”, ha aggiunto Cammarata. Il Libano sta reagendo nonostante le difficoltà: “Questo Paese sta avendo una reazione sorprendente – ha continuato il rappresentante in Libano di Arcs -. C’è stata una chiamata alla solidarietà a cui tutti stanno rispondendo, il Libano sta facendo fronte comune per reagire. Anche l’appello del sindaco di Beirut, che ha chiesto a chi non ha necessità di restare in città di lasciarla per agevolare soccorsi e servizi, è stato ascoltato”. Le reti di ong italiane ed europee chiedono il supporto della comunità internazionale in questo momento drammatico per il Libano. “Servono aiuti, risorse fresche per risollevare le già gravi condizioni del Libano, per l’emergenza rifugiati e le conseguenze del Covid. A breve sarà attiva una raccolta fondi dedicata all’emergenza attraverso i canali di Arcs e Arci”, ha concluso Cammarata.

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