Roberto Biscardini. Lombardia, tutto secondo copione. Ma la questione è cambiare il sistema elettorale

Roberto Biscardini. Lombardia, tutto secondo copione. Ma la questione è cambiare il sistema elettorale

L’ultima vicenda giudiziaria che si è abbattuta sulla Regione Lombardia non fa bene a nessuno. Non fa bene alla politica, non fa bene alla credibilità delle istituzioni in un momento in cui ne avrebbero molto bisogno e non fa bene alla Lombardia, alla comunità dei suoi cittadini provati dal Coronavirus e preoccupati per ciò che potrebbe accadere tra qualche mese.

La vicenda giudiziaria seguirà il suo corso e ci sono tutti gli elementi per pensare che le cose saranno chiarite. Ma l’aspetto politico della questione è ancora più pesante e meriterebbe una riflessione più attenta, ben al di là del copione che finora tutti hanno recitato.

Fontana non tollera “dubbi sulla sua integrità” denunciando le polemiche strumentali che si sarebbero abbattute su di lui. Cioè si difende. E cosa può fare un indagato?

M5S va all’attacco presentando una mozione di sfiducia, alla quale non può che accodarsi il Pd. Italia Viva impugna la bandiera del garantismo. La maggioranza di centro destra fa quadrato, anche perché di andare a casa a soli due anni dal voto del 2018 nessuno ha voglia. E anche Salvini recita il suo copione. Si carica su di sé l’intera Regione Lombardia, cerca di mettersi al centro della questione e non si fa scappare neppure questa occasione pur di avere un po’ di visibilità, in un momento in cui per lui le cose non vanno per niente bene. Fa la vittima. “Vogliono colpire me. Ne abbiamo abbastanza di queste indagini a orologeria e a senso unico. La Lombardia, i suoi morti e le sue istituzioni meritano rispetto, siamo stufi”. E con ciò fa un triplice autogol, perché se da un lato nessuno può collegare la vicenda dei camici e dei conti in Svizzera alla sua persona, dall’altro tutti collegano la Giunta Fontana a lui, che ha esercitato in questi anni su Fontana e su tutta la giunta un condizionamento pressoché totale. È lui che ha deciso tutto due anni fa: assessori, dirigenti, ruoli di segreteria, nomine in ogni ente e tattica politica. Ed è lui che ha fatto così anche nel periodo del lockdown, comandando a bacchetta il povero Fontana. Se il governo chiudeva, Fontana doveva aprire. Se il governo sembrava in ritardo, la Lombardia doveva fare il più uno. Ma fa soprattutto autogol nei confronti dei cittadini lombardi ai quali non piace la strumentalizzazione dei propri morti (16.800).

Sul piano politico, ciò che sta accadendo, mette in evidenza un quadro desolante. Dopo 25 anni di ininterrotto governo, il centrodestra esce delegittimato e sotto schiaffo. Fa quadrato, ma non basta. Sul lato opposto, la sinistra, assolutamente inadeguata, senza cultura di governo, non è in grado allo stato di rappresentare una vera alternativa alla destra. E complessivamente la più grande Regione del paese, quella che ostenta, a volte giustamente e a volte no, il primato dell’economia e dell’efficienza, sembra esprimere solo un ceto politico fragile, improvvido e balbettante. Un ceto politico modesto che non è all’altezza della situazione.

Ma c’è un rimedio per uscire da uno stallo che ormai è un’anomalia?

La prima cosa da fare è incominciare a mettere in discussione un sistema politico che è figlio del più aberrante sistema elettorale oggi in circolazione. Un’elezione di fatto presidenziale a turno unico, con l’elezione diretta del presidente, con annesso premio di maggioranza per la propria coalizione. Un sistema che lega a filo doppio presidente e Consiglio, il potere legislativo a quello dell’esecutivo. Così, siccome la regola è che se va a casa il presidente devono andare a casa tutti, anche nei momenti più delicati non va a casa nessuno, e i consiglieri per non suicidarsi preferiscono difendere qualunque presidente in qualunque condizione.

Si abbia il coraggio di proporre anche per le Regioni (così come si sta facendo a Roma) un sistema di governo di tipo parlamentare con un sistema elettorale proporzionale, con tutti i correttivi che si vogliono, ma proporzionale e non maggioritario, il modello tedesco. E se proprio si vuole tenere in vita l’elezione diretta del presidente la si sganci dall’elezione del Consiglio, sul modello del più perfetto presidenzialismo di tipo americano, con netta separazione dei poteri.

In tutti due i casi, un presidente che non si merita più la fiducia del Consiglio e dei cittadini può essere mandato a casa senza spargimento di sangue.

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