Roberto Bertoni. La speranza è nei giovani che rifiutano il razzismo

Roberto Bertoni. La speranza è nei giovani che rifiutano il razzismo
Il professor Ilvo Diamanti ha rivelato su Repubblica di lunedì 6 luglio ciò che gli osservatori più acuti avevano notato già da tempo: nel disastro di una stagione fra le peggiori di sempre, è cresciuta e si è formata una generazione con valori marcatamente progressisti che rifiuta il razzismo e lo considera un problema serissimo per la società. Guai a schierarli automaticamente a sinistra! La politica, infatti, è una nebulosa nella quale ci si capisce poco o nulla, e la stessa sinistra non è ben chiaro se sia quella targata Minniti, le cui politiche su migranti e accoglienza non si discostano poi tanto dal salvinismo, o quella di coloro che chiedono a gran voce di varare lo Ius soli, di aprire i porti, di reintrodurre Mare nostrum e di portare in Europa un piano per giungere all’apertura di corridoi umanitari in grado di privare i trafficanti di morte del loro business più lucroso. Tuttavia, questa generazione che scende in piazza per George Floyd, che si inginocchia in piazza del Popolo mantenendo un rigoroso distanziamento, che non si arrende alla violenza e all’odio e che esprime il meglio di sé al cospetto di una destra sempre più pericolosa, xenofoba ed estremista, a livello mondiale, questa generazione lascia ben sperare per il futuro.
Da queste parti, del resto, sosteniamo da tempo che saranno i ventenni e i trentenni a salvare il mondo o, quanto meno, a risollevarlo dal baratro in cui è sprofondato a causa di scelte politiche, economiche e, più che mai, ambientali deleterie. Guai a esaltarsi! Questi ragazzi devono compiere ancora parecchia strada e non si può sottovalutare il fatto che siano pochi e, quel che è peggio, in condizioni economiche molto fragili e incerte. Non solo: queste condizioni di oggettiva difficoltà rendono quasi impossibile costituire organizzazioni politiche all’altezza, con un adeguato supporto editoriale e la possibilità di condizionare il dibattito pubblico e spostarne gli equilibri. L’entusiasmo, però, è un motore da non sottovalutare. Nelle piazze contro il fascismo, contro il razzismo, per l’ambiente, per i diritti civili, delle donne e delle minoranze abbiamo assistito a un risveglio collettivo che ci infonde fiducia e ottimismo. I tremendi anni Ottanta, gli anni del disimpegno, del disincanto, del liberismo sfrenato, dell’esaltazione dell’egoismo e dell’avidità, sono definitivamente alle spalle, e da questo punto di vista il Coronavirus ha inferto il colpo decisivo a un’ideologia disumana che per troppo tempo la stessa sinistra ha stupidamente esaltato. I ventenni di oggi sognano un’altra idea di mondo, abituati come sono a vivere in una società multiculturale e multietnica, con compagni di classe provenienti da molteplici paesi, non solo europei, e l’abitudine a confrontarsi con usi, costumi e tradizioni assai diversi dai nostri.
Diciamo, senza eccessi retorici, che l’apertura delle frontiere, progetti come Erasmus e gli scambi culturali, le vacanze-studio e altre iniziative volte a creare quel popolo europeo che ancora non esiste effettivamente hanno agevolato il formarsi, almeno nei ragazzi, di un pensiero positivo che potrebbe modificare radicalmente gli scenari foschi cui ci espone il sovranismo arrembante. Il punto,  ribadiamo, sarà capire quanto questi ragazzi riusciranno a trasformare le buone intenzioni in un progetto politico compiuto, articolato e capace di coinvolgere ampi strati sociali, senza arroccarsi in quella vis rottamatoria che ha condotto il renzismo a esaurire la propria spinta propulsiva assai prima di quanto molti prevedessero. Non sarà, infatti, erigendo nuovi steccati, fomentando divisioni e suscitando rancori insensati che si potrà costruire un immaginario diverso e migliore.
Queste piazze, che ormai si riempiono da anni e sinceramente ci emozionano, ci inducono a credere che qualcosa sia ancora possibile. Non sarà facile, ma d’altronde se lo fosse, probabilmente, non assisteremmo a tanta sincera volontà di mettersi in gioco. L’importante è che insistano e non si fermino di fronte agli innumerevoli ostacoli che verranno posti sulla loro strada. Di energie pulite e innovative ne abbiamo bisogno come l’aria.
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