Mentre Conte stringe i rapporti con Portogallo e Spagna in vista del Consiglio europeo del 17, a Roma esplode il caso Ponte Morandi e la concessione ai Benetton. E la Consulta boccia i ricorsi di Aspi

Mentre Conte stringe i rapporti con Portogallo e Spagna in vista del Consiglio europeo del 17, a Roma esplode il caso Ponte Morandi e la concessione ai Benetton. E la Consulta boccia i ricorsi di Aspi

La missione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Portogallo e Spagna evidenzia piena sintonia sulla necessità di un accordo sul piano di ripresa europeo “senza compromessi al ribasso”. Lo stesso Conte ha escluso da Madrid l’esistenza di un “fronte dei paesi del Sud Europa”, alternativo a quello dei “paesi frugali” che si oppongono alle sovvenzioni ed alla mutualizzazione del debito, anche se un certo divario sembra rimanere ad ormai una settimana dall’appuntamento decisivo del Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. La riunione con il premier spagnolo Pedro Sanchez, ha osservato Conte, “e anche ieri l’incontro con il premier Antonio Costa rafforzano la nostra unità d’intenti, ma non parlerei di un fronte del Sud. Non è questione di Italia, Spagna e Portogallo. Noi siamo partiti con una visione politica molto chiara nata da nove paesi, ora siamo molti di più”, ha detto Conte in conferenza stampa a Madrid. “Se ci sono paesi che esprimono dei distinguo, ben venga, l’Ue è composta da 27 paesi. Ma questo non vuol dire che bisogna trovare un minimo comune denominatore perché vorrebbe dire identificare una risposta che non servirebbe a nessuno”, ha detto il premier. “L’Ue deve esprimere una risposta politica, ambiziosa ed elevata. E’ la posizione di tutti, poi ci sono alcuni dettagli su cui si può lavorare. E’ giusto lavorare su questo impianto ma non bisogna mettere in discussione una risposta a una crisi straordinaria”, ha detto Conte. In un’intervista al quotidiano spagnolo “La Vanguardia” il premier ha sottolineato il ruolo decisivo della Francia, che da subito si è schierata a sostegno della posizione italiana sul Recovery Fund, apprezzando anche l’azione del cancelliere tedesco Angela Merkel nel rafforzare la consapevolezza della necessità di una risposta straordinaria ad un emergenza senza precedenti.

“L’accordo sul piano di ripresa deve essere raggiunto entro luglio”, ha detto Sanchez evidenziando come l’Ue sia stata la risposta alla Seconda Guerra mondiale e come oggi sia chiamata deve essere anche la “risposta alla pandemia”. Un accordo europeo ambizioso sul Recovery Fund, secondo Sanchez, sarà un “passo senza precedenti” nella storia del progetto comune europeo. Il premier spagnolo ha poi rimarcato l’importanza dell’alleanza tra Spagna e Italia nel presentare una visione comune, evidenziando che anche i Paesi che mostrano una certa “reticenza” nei confronti “di quello che proponiamo beneficiano anche del mercato comune europeo”. Secondo quanto convenuto da Conte e Sanchez, la pandemia ha rinsaldato i rapporti tra Italia e Spagna: il premier spagnolo ha auspicato di poter organizzare un nuovo vertice intergovernativo tra i due paesi entro la fine dell’anno, se le condizioni della pandemia lo permetteranno, dopo l’ultimo avvenuto nel 2014.

L’Autostrada della discordia. Bufera tra il governo e i 5Stelle sulla concessionaria Benetton che dovrebbe gestire la fase di riapertura del Ponte Morandi a Genova

Il nuovo ponte di Genova torna ad essere un caso, con le opposizioni che alzano una vera bufera sul Movimento 5 Stelle. Da M5s arriva subito la risposta dello stato maggiore, che replica: “noi, sulla revoca della concessione ai Benetton, non arretriamo”. Al centro della polemica la lettera con cui il ministero delle Infrastrutture, guidato da Paola De Micheli, annuncia di rispettare la convenzione con Aspi, unica strada per rendere subito percorribile il viadotto. Ma è il premier, Giuseppe Conte, a gettare acqua sul fuoco nella discussione e annuncia :”Chiuderò la procedura in settimana”, annuncia. Sottolinea di “sottoscrivere la dichiarazione della presidente del comitato delle vittime del ponte Morandi”. Il presidente del Consiglio aggiunge: “Finché resta la concessione ad Aspi, il ponte deve essere gestito da Aspi”. Sulla stessa linea la ministra De Micheli. “Ho scritto al Commissario Bucci per comunicare che la gestione del Ponte di Genova andrà al concessionario. Ci sarà sempre un concessionario a gestire. In questa fase concessionario è Aspi che è soggetto all’ultima fase del percorso di revoca”. E’ la precisazione via Twitter del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli. Nella lettera, inviata il 6 luglio dalla ministra dei Trasporti Paola De Micheli al commissario straordinario Marco Bucci e per conoscenza al premier Giuseppe Conte, si presenta “il percorso operativo” necessario a inaugurare il ponte di Genova nei tempi previsti, e si scrive che, poiché la revoca di Aspi non è stata ancora perfezionata, “la consegna dell’infrastruttura al concessionario – definito più avanti pro-tempore – deve risultare coerente con l’assetto normativo, anche al fine di prevenire potenziali contenziosi con l’Amministrazione”. De Micheli poi precisa, nel passaggio successivo: “Tale trasferimento, peraltro, non interferisce in alcun modo con la procedura di contestazione in corso, connessa all’incidente verificatosi il 14 agosto 2018, restando all’esito di questa condizionato, né può costituire in alcun modo riconoscimento, diretto o indiretto, della adeguatezza della misura di gestione e manutenzione sinora adottate dal concessionario”.

Ponte Morandi. La Consulta boccia Aspi: non fu illegittimo escluderla da ricostruzione

La Corte Costituzionale ha deliberato che “non è illegittimo” estromettere Autostrade per l’Italia dalla ricostruzione del Ponte Morandi di Genova, crollato il 14 agosto 2018 uccidendo 43 persone. La Camera di consiglio della Corte costituzionale ha esaminato le questioni sollevate dal Tar della Liguria sul decreto Genova, varato dal governo Conte I, a guida M5S-Lega, che affidò a un commissario straordinario, individuato nel sindaco del capoluogo ligure, Marco Bucci, le attività di demolizione integrale e la ricostruzione dell’opera, nonché l’espropriazione delle aree necessarie. Inoltre, il provvedimento, oltre ad obbligare Aspi a far fronte ai costi, demandava al commissario anche il compito di individuare le imprese affidatarie, precludendogli di rivolgersi ad Aspi e alle società da controllate o collegate con l’azienda del gruppo Atlantia. La Corte, però, “ha ritenuto non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Autostrade per l’Italia di Aspi dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione”, è il succo della nota che in molti, nei palazzi della politica, aspettavano con trepidazione. Questo perché “la decisione del legislatore è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte”. Inoltre, la Consulta “ha dichiarato inammissibili le questioni sull’analoga esclusione delle imprese collegate ad Aspi e quelle concernenti l’obbligo della concessionaria di far fronte alle spese di ricostruzione del Ponte e di esproprio delle aree interessate”. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.Nel frattempo Aspi ha provato a difendersi ricordando che in questi due anni “ha supportato in ogni modo la realizzazione del nuovo viadotto sul Polcevera” e il lavoro del commissario Bucci e dei suoi uffici, facendosi carico “della totalità delle spese di demolizione e costruzione”. Con un esborso complessivo di circa 600 milioni di euro “sotto forme di indennizzi e sostegno a cittadini e imprese”. La società di via Bergamini lamenta, poi, di non aver “mai ricevuto alcun riscontro formale alle proposte inviate all’Esecutivo – definite sulla base delle continue interlocuzioni avute – per la definizione del contenzioso sul Ponte Morandi, né mai alcuna proposta formale è stata formulata dall’Esecutivo”.

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