Il Dl Rilancio passa con la fiducia alla Camera. Ultimatum ad Autostrade dal governo, nuova proposta o revoca. Conte: il Mes non è un tabù

Il Dl Rilancio passa con la fiducia alla Camera. Ultimatum ad Autostrade dal governo, nuova proposta o revoca. Conte: il Mes non è un tabù

Via libera, con 278 voti favorevoli alla Camera, alla conversione in legge del decreto rilancio, varato dal governo per soccorrere l’economia colpita dalla crisi pandemica e procedere alla ripartenza dopo i crolli produttivi. I voti contrari sono stati 187, un astenuto su un totale di 466 presenti. A presiedere la seduta la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, di Forza Italia. Il provvedimento passa ora al Senato dove non verranno introdotte modifiche: il decreto scade il 18 luglio e andrà convertito in via definitiva entro quella data. Quattro i settori contenuti nel Dl rilancio: superbonus al 110% per ristrutturazione delle case, sconti auto, voucher baby sitter e cassa integrazione. Una maxi-manovra da 55 miliardi di euro: previsti, infatti, contributi a fondo perduto per le aziende, lo stop ai pagamenti dell’Irap, il Reddito di emergenza, l’innalzamento da 600 euro a 1.200 euro del bonus baby sitter. Il passaggio alla Camera ha portato una serie di novità, tra le quali l’allargamento alle seconde case del superbonus al 110%, gli incentivi per l’acquisto di auto Euro 6, l’aumento dei fondi destinati alle scuole paritarie, lo slittamento di un mese dei congedi per i genitori, l’anticipo della cig prevista per l’autunno.

Ultimatum ad Autostrade, nuova proposta o revoca 

Ancora un ultimatum del governo ad Autostrade: o nel week end arriverà una nuovo proposta che tuteli l’interesse pubblico, oppure la revoca delle concessioni sarà inevitabile. E’ questo l’orientamento emerso dopo l’incontro che si è tenuto al ministero dei Trasporti tra i vertici di Aspi e Atlantia e i capi di gabinetto di Mef e Mit. Riunione che si è tenuta in una giornata in cui il M5S è tornato in pressing per fermare la concessione. Secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier l’incontro al Mit è stato formalmente convocato per ribadire che le proposte finora pervenute da Aspi sono ritenute non soddisfacenti per l’interesse pubblico, e non possono in alcun modo interrompere la procedura di risoluzione della concessione. Per questo motivo è stato chiesto alla società di lavorare entro il fine settimana a una nuova proposta, questa volta soddisfacente per il pubblico interesse, che tenga conto di tutti gli elementi forniti dalla parte pubblica del tavolo, per tutelare sempre e soltanto l’interesse pubblico. Gli elementi forniti per la formulazione di una nuova proposta riguardano sostanzialmente la revisione delle tariffe, le risorse compensative e sanzioni in caso di inadempimento alle manutenzioni. Le stesse fonti fanno sapere che nel prossimo Cdm sarà affrontata la questione Aspi. Già stamattina il premier Giuseppe Conte aveva avvertito in un’intervista a La Stampa che il dossier Autostrade “si trascina da troppo tempo”, quindi “o arriva una proposta della controparte che è particolarmente vantaggiosa per lo Stato oppure procediamo alla revoca”. Alessandro Di Battista su Facebook in un post dal titolo ‘Conta solo la revoca’ afferma: “Revocare la concessione a chi per ‘incuria’, ‘omesso controllo’, ‘consapevole superficialità’, ‘brama di profitto’ è responsabile di quei 43 morti è un dovere di uno Stato che ha come obiettivo la costruzione di un’identità nazionale. Ed è un dovere che lo Stato ha non solo nei confronti dei familiari dei morti della Strage di Genova ma anche nei confronti degli italiani che verranno”. “Revocare non serve come punizione ai Benetton di ieri ma come monito ai Benetton di domani!”, aggiunge l’esponente M5s. Matteo Renzi sottolinea, in un colloquio con La Stampa, che per Autostrade “è il momento di passare dalle chiacchiere ai fatti. Dopo due anni non si può continuare ad urlare ‘revocheremo’ o ‘cacceremo i Benetton’. Perché è molto semplice, ma impossibile da farsi: basta col populismo degli annunci”.

Conte: il ricorso al Mes non è un tabù

Il ricorso al Mes “non è mai stato un tabù: ho semplicemente detto che non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi. Noi abbiamo bisogno del Recovery fund, dopo valuteremo se nell’interesse dell’Italia usare anche il Mes. E valuteremo in modo trasparente la regolamentazione della linea di credito del Mes” dice il premier Giuseppe Conte, in un’intervista al canale spagnolo Nius. “Ogni Stato deve misurarsi con la propria opinione pubblica e il proprio Parlamento. Non è che non voglio parlare di Mes per non affrontare il problema e fuggire alle mie responsabilità – assicura il presidente del Consiglio – è che affrontarlo adesso significa fare una battaglia astratta, che addirittura può diventare ideologica. In Italia c’è chi dice sì al Mes per principio e chi dice no al Mes per principio. A me interessa un approccio pragmatico e quel che serve alla comunità nazionale”. “Una volta finito il negoziato avremo gli strumenti, li studieremo uno per uno, aggiorneremo la valutazione anche con i flussi di cassa e io andrò in Parlamento a fare una proposta. Alla luce della situazione attuale, credo che queste sono le proposte e se ci sono delle alternative le proporrò e ne discuterò con il Parlamento in modo molto trasparente. Mi assumerò la responsabilità di fare anche una proposta”, assicura.

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