Gli artigli della Camorra erano affondati su Roma. Blitz di Guardia di Finanza e Polizia di Stato con 22 arresti e sei obblighi di dimora

Gli artigli della Camorra erano affondati su Roma. Blitz di Guardia di Finanza e Polizia di Stato con 22 arresti e sei obblighi di dimora

Ancora un blitz, questa volta di Guardia di finanza e Squadra mobile Roma per annullare gli affari fatti e impostati nella Capitale dal clan di Camorra della famiglia Senese. Si è trattato di una operazione imponente che ha visto coinvolti decine di uomini e che segue quelle che nel recente passato avevano interessato i clan che governavano il Litorale di Ostia e quelle che avevano messo nell’angolo il clan dei Casamonica.  Dalle prime ore di martedì mattina, militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e gli investigatori della polizia di Stato hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari: 16 in carcere, sei ai domiciliari e 6 obblighi di dimora. L’operazione è stata condotta con il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia. E’ stato emesso un decreto di sequestro preventivo beni per circa 15 milioni di euro, che coinvolge la catena di ristoranti ‘Da Baffo’ molto noti nella zona di Roma est.  Gli indagati, primo il boss Michele Senese di 63 anni, sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, di estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso agevolando la galassia criminale della camorra campana che, dalla terra di origine, si è delocalizzata, a partire dagli anni ’80, anche nel Lazio e in altre regioni italiane.

Gli affari del boss andavano dalla Svizzera, ai vestiti ed ai ristoranti

Michele Senese, attraverso il figlio Vincenzo, ha dato avvio, dopo gli arresti di alcuni partners commerciali romani attivi nel settore delle auto, a consistenti investimenti, per circa 500 mila euro, nel commercio all’ingrosso dell’abbigliamento, mediante società ubicate in provincia di Frosinone e Verona. 

Ulteriori 400 mila euro sono stati reimpiegati in Lombardia attraverso il supporto di due imprenditori operanti al Nord Italia, ma di origine campana, e che secondo perfettamente consapevoli dell’origine dei fondi. I fondi illeciti sono stati utilizzati, tra l’altro, per acquistare partite di capi d’abbigliamento, con marchi molto diffusi tra i giovani. 

Secondo i magistrati della Dda la famiglia di Michele Senese aveva cambiato strategia e questa condotta era stata decisa dal capo famiglia Michele. Altre somme illecite, quantificate in 1 milione di euro, dapprima trasferite in Svizzera e gestite attraverso due soggetti giuridici esteri appositamente costituiti da un colluso imprenditore italiano residente in Svizzera, sono state impiegate per finanziarie attività imprenditoriali di una società milanese (con unità operative in Campania) riconducibili a persone contigue al clan. Le indagini hanno fatto emergere significativi collegamenti e flussi finanziari illeciti da e verso il paese elvetico – si aggiunge – con inquinamenti di settori dell’economia lombarda e veneta, frutto dell’interposizione di società costituite ad hoc nel Nord Italia dove immettere nel circuito economico legale risorse finanziarie di origine criminale.

Il Gip Annalisa Marzano: Michele Senese capo indiscusso della gang criminale

“La caratura criminale di Michele Senese non solo è storicamente consolidata nel territorio della capitale ma è descritta in tutta la sua potenzialità nelle conversazioni captate. Tutti i famigliari si recavano al cospetto di Michele Senese per rendere conto, periodico, degli affari di famiglia. I componenti della famiglia, anche quelli residenti in Campania, raggiungevano il domicilio di Vincenzo Senese, per conferire con Michele Senese il quale rimane il capo assoluto e indiscusso dell’organizzazione criminali”. Così scrive in un passo dell’ordinanza di custodia cautelare per l’operazione ‘Affari di famiglia’ il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Roma, Annalisa Marzano. 

A parere del magistrato le investigazioni “hanno permesso di svelare che perfino il regime carcerario appare inidoneo a recidere i contatti di Senese con il territorio su cui esplica il proprio dominio criminale. Tale evidenza impone il ricorso al regime cautelare della custodia in carcere ritenendo ogni altra misura certamente inadeguata allo scopo”. E poi si spiega: “che l’equilibrio psicofisico di Michele Senese” non è “inficiato da patologie psichiatriche, strumento cavalcato da Senese in trascorse vicende giudiziarie, smentite proprio dal tenore di numerosi dialoghi intercettati nel corso delle indagini che hanno invece dimostrato lucidità, freddezza e piena coscienza e consapevolezza delle sue opere”.

 Silipo (Squadra Mobile): Indagini sui Senese è strategica

E’ “un’indagine strategica che dimostra come la famiglia Senese sia tra le più importanti ad agire con metodo camorristico qui a Roma”. Così Luigi Silipo, capo della Squadra mobile di Roma, in merito all’indagine ‘Affari di famiglia’ nel corso di un incontro con la stampa. “Qui si tratta di una famiglia storicamente radicata su Roma dove insistono notevoli interessi. È una di quelle famiglie che investono, riciclano i capitali, facendo leva e sfruttando la loro folle convinzione che a Roma sia possibile nascondersi tra la vastità del territorio e le varie zone della città. Si sbagliano e le indagini lo dimostrano”.

 Il figlio del boss arrestato in un Resort in Salento

 Gli investigatori della Squadra mobile della polizia di Roma e della Guardia di finanza hanno arrestato Vincenzo Senese, 43 anni, primogenito del boss di Camorra Michele, in un resort di lusso in Puglia, a Marina di Ugento. L’uomo è tra i 16 soggetti nei cui confronti è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Roma Vincenzo Senese ‘curava’ gli interessi della famiglia nella Capitale ed era solito spendere migliaia di euro a settimana in strutture stellate e ristoranti.

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