Europarlamento dice sì al Recovery Fund ma boccia il bilancio quadriennale. Inaccettabili i tagli al bilancio Ue

Europarlamento dice sì al Recovery Fund ma boccia il bilancio quadriennale. Inaccettabili i tagli al bilancio Ue

Il Parlamento europeo, a larga maggioranza, ha approvato la risoluzione non legislativa sulle conclusioni del Consiglio europeo sul Recovery Fund e sul bilancio pluriennale della Ue. I voti a favore sono stati 465, i contrari 150, 67 gli astenuti. Nella risoluzione gli europarlamentari ricordano che ‘tutti i 40 programmi finanziati nel quadro del bilancio dovranno essere approvati dal Parlamento in qualità di colegislatore’. Una sottolineatura che la dice lunga sull’approccio negoziale dei deputati. Non sarà una passeggiata la trattativa e a nulla sono servite le parole concilianti (e anche realistiche) di Charles Michel (presidente Ue) e Ursula von der Leyen (presidente della Commissione) che hanno tentato di circoscrivere le critiche (assolutamente legittime e ben argomentate) contenute nella risoluzione. I deputati M5S hanno votato a favore, i leghisti naturalmente contro. Il resto dei deputati italiani ha seguito il voto del proprio gruppo. La risoluzione, presentata dalle principali forze politiche dell’Eurocamera, “si compiace del fatto che i capi di Stato e di governo dell’Ue abbiano accettato un fondo per la ripresa inteso a rilanciare l’economia come proposto dal Parlamento a maggio, prende atto della creazione del Recovery Fund che rappresenta un passo storico per l’Ue” ma “deplora, tuttavia, la riduzione della componente di sovvenzione nell’accordo finale”. Il Parlamento soprattutto “non accetta l’accordo politico sul Bilancio 2021-2027 nella sua forma attuale ed è disposto ad avviare da subito negoziati costruttivi con il Consiglio al fine di migliorare la proposta” e “avverte che i tagli al QFP contrastano con gli obiettivi dell’Ue”.

In particolare, l’Eurocamera ritiene che “i tagli proposti ai programmi in materia di Sanità e di Ricerca rappresentino un pericolo nel contesto di una pandemia globale; è del parere che i tagli proposti all’istruzione, alla trasformazione digitale e all’innovazione pregiudichino il futuro della prossima generazione di europei; ritiene che i tagli proposti ai programmi che sostengono la transizione delle regioni dipendenti dal carbonio siano in contrasto con l’agenda del Green Deal dell’Ue e reputa che i tagli proposti in materia di asilo, migrazione e gestione delle frontiere mettano a rischio la posizione dell’Ue in un mondo sempre più instabile e incerto; in particolare sul Green deal”. Il Parlamento infine, si legge nella risoluzione, “non è disposto ad avallare formalmente una decisione già presa ed è pronto a non concedere l’approvazione al QFP fino a quando non sarà raggiunto un accordo soddisfacente nei prossimi negoziati tra il Parlamento e il Consiglio”.

“Il Parlamento europeo ha ragione ad attaccare i tagli proposti dal Consiglio europeo ai bilanci della Ue per il sostegno alla solvibilità, la salute e il Just Transition Fund. I sindacati sostengono fortemente gli eurodeputati nel chiedere il ripristino di questi bilanci e per resistere alla pressione che subiranno dai governi nazionali” scrive il segretario generale della Ces (Confederazione europea sindacati), Luca Visentini. “La CES e i sindacati nazionali, e senza dubbio molti altri, spingeranno i ministri e la Commissione europea a sostenere le richieste del Parlamento”. Inoltre, la CES richiede che “il pilastro europeo dei diritti sociali, il principio di partenariato e il dialogo sociale siano condizioni vincolanti per tutti i finanziamenti previsti dal piano di risanamento e dal bilancio della Ue”.

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