Coronavirus. 3 luglio. 223 nuovi casi e 15 decessi, 79 in terapia intensiva. Nuovi focolai in veneto e Zaia si arrabbia. Per la rivista Cell il virus muta ed è più contagioso

Coronavirus. 3 luglio. 223 nuovi casi e 15 decessi, 79 in terapia intensiva. Nuovi focolai in veneto e Zaia si arrabbia. Per la rivista Cell il virus muta ed è più contagioso

L’incremento di casi di coronavirus a livello nazionale è di 223 unità, mentre i deceduti nelle ultime 24 ore sono 15, portando il totale a 34.833. Nella giornata di ieri, invece, si erano registrati 201 positivi in più (rispetto però a un numero di tamponi molto più basso, 53.243 a fronte dei 77.096 effettuati nelle ultime 24 ore). I morti invece erano stati trenta. Tornando ai dati di oggi, i dimessi e guariti sono 191.467, in aumento di 384 unità mentre il totale degli attualmente positivi è di 14.884, in diminuzione di 176 unità nelle ultime 24 ore. Tra questi 956 sono ricoverati con sintomi, 79 in terapia intensiva (tre in meno rispetto a ieri) e 13.849 in isolamento domiciliare. In Lombardia i nuovi casi positivi sono pari a 115 (di cui 35 a seguito di test sierologici e 34 ‘debolmente positivi’), mentre i decessi sono 4 per un totale di 16.675; i guariti/dimessi sono 67.871 (in aumento di 261) e le terapie intensive restano stabili a 41. I tamponi effettuati sul territorio regionale 9.758, per un totale di 1.064.173.

“Nell’ultima settimana il numero di casi totali nel nostro paese è leggermente diminuito. Naturalmente continua la circolazione virale, tanto è vero che gli Rt tendono ad aumentare o diminuire a seconda di dove si formano i focolai”. Così Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, commenta l’ultimo report settimanale sull’andamento dell’epidemia. “In alcune regioni purtroppo – sottolinea Rezza – il numero di casi è ancora abbastanza rilevante. Naturalmente la comparsa di focolai, che vengono però rapidamente contenuti, sta a indicare che c’è una continua circolazione virale, quindi bisogna continuare a mantenere comportamenti adeguati, soprattutto portare le mascherine nei luoghi pubblici e mantenere il distanziamento sociale”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, punta sui dati positivi: “Con tutte la cautele del caso, perché la partita non è vinta, i numeri ci dicono che la curva è stata significativamente piegata. Il Paese è stato all’altezza”. A lanciare l’allarme è però il presidente del Veneto, Luca Zaia: “Sta accadendo quello che vi avevo preannunciato. Siamo passati da rischio basso a rischio elevato, l’R0 è risalito a 1,63. Eravamo a 0,43. Non so a chi fare i complimenti. Io avrei scritto elevatissimo: se continuiamo ad andare in giro senza mascherina negli assembramenti, continuiamo a pensare che i complottisti abbiano ragione e il virus sia una invenzione dei marziani, è inevitabile che accada. Se continuiamo di questo passo non fatevi neanche più la domanda se il virus torna in ottobre perché è già qui”. Poi attacca chi, pur in presenza dei sintomi, non si fa curare: “C’è un cittadino che torna il 25 di giugno da una trasferta di lavoro in Serbia insieme ad altre altre persone, risulta positivo al tampone e rifiuta il ricovero. Ma per casi come questo il ricovero deve essere coatto. Lunedì presentiamo una nuova ordinanza per inasprire le regole. Abbiamo le armi spuntate, non ne usciamo, se fosse per me prevedrei anche la carcerazione e il ricovero coatto, il Tso”. Nel Lazio, dove ieri due bimbi originari del Bangladesh sono risultati positivi in un centro estivo che è stato chiuso, l’assessore regionale alla Sanità D’Amato ha annunciato che “da lunedì saranno effettuati tamponi a tappeto ai componenti della comunità del Bangladesh”. Intanto, da un’indagine sierologica supportata dall’Istituto superiore di sanità in cinque località sciistiche del Trentino, molto affollate subito prima dell’esplosione della pandemia, è emersa la presenza di anticorpi nel 23% della popolazione residente nell’area.

La situazione nel mondo nell’analisi della Johns Hopkins University e dell’Oms: il virus muta ed è più contagioso

Secondo le cifre rese note dell’Istituto John Hopkins, tra mercoledì e ieri nel mondo sono state fatte 218 mila diagnosi di nuovi contagi, un numero che ha stracciato il precedente record di 191 mila infezioni accertate risalente al 26 giugno. È Il segno ulteriore di quanto il virus viaggi indisturbato per il pianeta, anche se resta aperto il dibattito sull’incremento della sua capacità infettiva. Da una parte l’Oms, per bocca di Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico per il coronavirus dell’Organizzazione mondiale della sanità, proprio ieri ha sottolineato che “il virus sta cambiando, muta. Ma non abbiamo indicazioni che le mutazioni rilevate indichino se sia più o meno grave e contagioso di Sars-Cov-2”. Una possibilità sulla quale, ha assicurato la specialista, l’Oms indagherà approfonditamente. Dall’altra parte, uno studio reso noto questa mattina dalla prestigiosa rivista Cell si sbilancia per una risposta più definita alla questione giungendo alla conclusione che il virus attualmente in circolazione è decisamente più infettivo di quello originale. Secondo tale ricerca, la variante di SARS-CoV-2 che oggi risulta dominante nel mondo penetra più facilmente nelle cellule aggredite di quella apparsa originariamente in Cina, e questa caratteristica la renderebbe più contagiosa tra uomo e uomo, anche se questa deduzione, specificano gli autori dello studio, resta ancora da confermare sul campo.  Gli specialisti dello studio pubblicato oggi su Cell ritengono che dopo la sua fuoriuscita dalla Cina e il suo arrivo in Europa una variante del nuovo coronavirus, che muta in continuazione come tutti i virus, sia divenuta dominante. Si tratta di una versione mutata del ceppo originario denominata D614G, la cui singolarità riguarderebbe una singola “lettera” del DNA del virus, quella che controlla la punta con cui il morbo penetra nelle cellule umane e sarebbe stata proprio questa versione europea ad installarsi negli Stati Uniti, di gran lunga il paese al mondo che attualmente piangono il bilancio più pesante sia di vittime (128.740) che di infettati (2.739.879) e dove l’epidemia sta prepotentemente rialzando la cresta, tanto che le autorità sanitarie prevedono che, di questo passo, entro il 25 luglio gli Usa potrebbero arrivare a piangere addirittura più di 148 mila decessi. Basta dare un’occhiata agli ultimi dati relativi alla progressione della malattia negli States per rendersi conto che le previsioni dei “Centers for Disease Control and Prevention” americani sono tutt’altro che campate per aria. Almeno 53.069 nuove infezioni sono state infatti diagnosticate negli Usa nelle ultime 24 ore, un numero record che però non è dissimile da quello del giorno precedente e che per di più si registra alla vigilia del 4 luglio, ovvero di una festa nazionale che, nonostante i ripetuti appelli delle autorità, non sarà esente da situazioni da assembramento da un capo all’altro della federazione che potranno rappresentare un terreno fertile per la propagazione del morbo, che nella sola giornata di ieri ha causato 649 morti.

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