Coronavirus. 25 luglio. 275 nuovi casi e 5 decessi. La rivista scientifica Lancet: “il mondo può imparare dalla Cina”

Coronavirus. 25 luglio. 275 nuovi casi e 5 decessi. La rivista scientifica Lancet: “il mondo può imparare dalla Cina”

Sono 275 i nuovi positivi al coronavirus di oggi, che portano a 245.864 il dato complessivo. Di questi, 79 in Lombardia, 49 in Emilia Romagna, 31 in Veneto, 21 in Campania e 13 in Sicilia. Solo due regioni, Valle d’Aosta e Umbria, sono a zero contagi. Stabili i decessi: 5 come ieri, per un totale di 35.102 vittime. Le terapie intensive calano ancora, 5 in meno oggi, 41 in tutto. Le persone in isolamento domiciliare sono 11.670. Infine il numero di tamponi: 51.671 oggi contro i 53.334 di ieri. Per il secondo giorno consecutivo in Lombardia non ci sono state vittime di coronavirus. E’ uno dei dati più incoraggianti insieme al numero delle persone decedute in totale in Italia, cinque, uno dei valori più bassi di sempre. In lieve aumento i nuovi casi: nelle ultime 24 ore: se ne sono registrati 275, a fronte dei 252 di ieri. E continua l’applicazione del provvedimento più ‘salato’ d’Italia emanato dal presidente della Campania Vincenzo De Luca: mille euro di multa per chi non indossa la mascherina. In tre si sono visti elevare la sanzione a Salerno. Mentre sono sotto osservazione i contagi di ritorno, tanto che ieri il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che dispone la quarantena all’arrivo di chi negli ultimi 14 giorni è stato in Romania e Bulgaria. Oggi il ministro è tornato a lanciare l’allarme sui contagi di ritorno : “Il numero di nuovi casi nel mondo continua a crescere in modo preoccupante. Ieri sono stati registrati 284.196 positivi in più in sole 24 ore. Dobbiamo tutelare il nostro Paese dentro un quadro internazionale che sta peggiorando. Viviamo in un solo pianeta”, sottolineando che “questa battaglia si vince con determinazione e solidarietà”. Stamani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un videomessaggio agli italiani all’estero, ha ricordato che “la collaborazione e il coordinamento della comunità internazionale nel contrastare il virus – un avversario comune e ancora largamente sconosciuto – sta riconducendo, gradualmente, alla normalità anche dei collegamenti e alle conseguenti aperture. Del resto, soltanto la conoscenza condivisa e una efficace azione corale a difesa della salute da parte di tutti i Paesi può permettere di sconfiggere la malattia”. Ma a destare preoccupazione sono anche i focolai ‘estivi’ nelle località di villeggiatura e nelle città d’arte: a Roma sono stati chiusi cinque locali nelle zone della movida, da Trastevere a piazza Bologna a Ponte Milvio, per assembramenti e mancato uso della mascherina.

La situazione nel mondo

Sono oltre 640mila in tutto il mondo le persone morte dopo essere state contagiate dal coronavirus. Lo riferisce la Johns Hopkins University, secondo cui precisamente i decessi a livello globale sono 640.253 e i casi globali sono 15.754.490. Secondo la stessa università, la maggior parte dei morti è stata registrata negli Stati Uniti, con 145.556 decessi; a seguire il Brasile registra 85.238 morti, il Regno Unito con 45.762, il Messico con 42.645 e l’Italia con 35.102. In Europa, la prima ad aver affrontato l’epidemia dopo la Cina, torna l’allarme soprattutto nei Balcani, a partire dalla Romania, dove anche oggi si contano altri 1.284 contagi che portano il totale a oltre 43.000. Preoccupano anche i dati di Spagna (con la Catalogna che torna a chiudere bar e discoteche in piena estate) e Belgio (il governo deciderà lunedì su possibili nuove restrizioni), mentre il presidente della Sassonia, Michael Kretschmer, avverte: “La seconda ondata è già qui”. In Asia è l’India a contare il più alto numero di casi (1 milione e 300 mila), con un aumento giornaliero di circa 50mila. Ma preoccupa anche un ritorno di casi in Corea del Sud che oggi registra il più alto numero di nuovi contagi da 4 mesi: 113 in un solo giorno. Dopo essere riuscito ad arginare l’epidemia a febbraio con una strategia molto avanzata di test e tracciamenti, il Paese teme ora i casi di ritorno e ha imposto una quarantena di due settimane a chiunque arrivi dall’estero.

Lancet, il mondo può imparare dalla Cina

 “La Cina ha in gran parte controllato l’epidemia di Covid-19. Un paese di 1,4 miliardi di persone e una dimensione simile all’Europa o agli Stati Uniti ora registra solo alcuni focolai e non più una diffusa trasmissione comunitaria”. Il gigante asiatico “è stato fortemente criticato per il suo ruolo e le sue responsabilità durante la pandemia a causa della censura, della scarsa trasparenza e delle preoccupazioni in materia di diritti umani. Ma il resto del mondo può ancora imparare dai successi della Cina nel portare l’epidemia sotto controllo”. E’ quanto si legge in un lungo editoriale su ‘Lancet’. “La risposta della Cina dimostra l’importanza della ricerca interna e della capacità di gestione della sanità pubblica – prosegue l’editoriale -. Enormi investimenti hanno reso la Cina molto più preparata per Covid-19 rispetto alla Sars che, quando scoppiò nel 2002, la trovò senza ‘armi’ di difesa”. Al contrario, “a dicembre 2019, gli scienziati cinesi sono stati rapidamente in grado di identificare il virus e hanno condiviso i dati di sequenziamento genomico a livello internazionale già l’11 gennaio 2020. Alla fine di gennaio, medici provenienti dalla Cina continentale e da Hong Kong avevano caratterizzato le caratteristiche cliniche dei pazienti con Covid-19 e la trasmissione da uomo a uomo, caratteristiche genomiche ed epidemiologia, avvertendo il mondo sulla minaccia Covid con studi pubblicati su The Lancet”. E ancora: “La Cina è stata anche in prima linea nella ricerca sui vaccini, con risultati promettenti delle prime sperimentazioni”.

“Una seconda lezione – prosegue l’editoriale di ‘Lancet’ – è che una solida base di ricerca non può garantire un controllo efficace senza un forte impegno politico di alto livello a utilizzare la scienza per fronteggiare l’epidemia in modo decisivo. I governi e i loro leader devono rispettare la scienza, comprenderne il valore e agire su di essa in un modo che sia il migliore per la società. La Commissione nazionale per la salute cinese – si ricorda – ha inviato tre gruppi di esperti nazionali di malattie infettive a Wuhan, all’inizio dell’epidemia, per indagare sui rischi e la trasmissione del virus, e le loro raccomandazioni hanno portato alla decisione di bloccare Wuhan il 23 gennaio”.

“In terzo luogo – si legge ancora – un’attuazione rapida ed efficace delle misure di controllo richiede un ampio impegno della comunità, che in Cina, durante l’epidemia, è stato senza precedenti. Le misure di controllo che hanno sacrificato la libertà individuale, come l’uso obbligatorio delle mascherine nelle aree pubbliche, sono state accettate immediatamente dal pubblico. Milioni di lavoratori inoltre hanno ‘costruito la prima linea di difesa contro Covid-19”. Dunque – conclude l’editoriale – “ci sono lezioni da imparare dalla Cina”. “Ma – ci si chiede – come lavoreranno insieme in futuro le comunità sanitarie cinesi e quelle globali?”. E ancora: “La comunità sanitaria attende ora di vedere se la Cina diventerà un leader multilaterale nella salute globale, quale ruolo avrà nella sicurezza sanitaria internazionale e se aspirerà a riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti”.

 

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