A Roma gli Stati popolari degli invisibili, convocati da Abubakar Soumahoro: precari, braccianti, rider, disoccupati, senza casa, dipendenti di aziende in crisi chiedono al governo di essere ascoltati

A Roma gli Stati popolari degli invisibili, convocati da Abubakar Soumahoro: precari, braccianti, rider, disoccupati, senza casa, dipendenti di aziende in crisi chiedono al governo di essere ascoltati

Precari, braccianti, rider, lavoratori della scuola, della cultura, disoccupati, senza casa, dipendenti delle aziende in crisi e giovani insieme sul palco di piazza San Giovanni per dire a gran voce: “non siamo invisibili”. Si sono svolti nel pomeriggio a Roma gli Stati Popolari, uno spazio di incontro di mondi diversi che vivono in una condizione di “invisibilità”, un’occasione per poter raccontare ‘dolori’ e lanciare proposte. Anche le Sardine hanno partecipato con un flash mob, scrivendo sull’asfalto di Roma: “Non siamo invisibili!”, hanno fatto sapere. Tra i primi a prendere la parola lavoratrici precarie, braccianti e rider.

“Questa piazza sta dimostrando che gli invisibili possono diventare visibili. Sono qui per rappresentare i braccianti d’Italia. Siamo noi a portare il cibo sulle sulle tavole dei politici – ha detto un ragazzo arrivato dalla Puglia, indicando delle cassette di frutta e verdura posizionate sul palco -. Nelle campagne non manca il cibo ma i diritti dei braccianti”. “Noi non siamo corpi da sfruttare” ha aggiunto un altro salendo sul palco della manifestazione dove si sono susseguiti interventi e storie di precari. “Durante la quarantena siamo stati messi fuori dalle misure del Governo – ha raccontato Tommaso, un rider -. Molti di noi hanno continuato a lavorare con la paura per il rischio di contagio. Noi siamo braccianti metropolitani”. Tantissime le realtà che hanno aderito all’iniziativa. A portare la propria testimonianza anche lavoratori della Whirlpool di Napoli e dell’ex Ilva di Taranto. “Siamo qui per dire alla politica asserragliata nei palazzi di potere che non accetteremo che il Paese riparta senza di noi – ha sottolineato Aboubakar Soumahoro, sindacalista impegnato in prima linea per i diritti dei lavoratori migranti e organizzatore degli Stati Popolari – Perché il paese siamo noi e siamo noi che dobbiamo ripartire e ripartiremo dalle proposte emerse da questa piazza”. A dare il proprio sostegno agli Stati Popolari anche Carola Rackete che in un video ha detto: “In questo momento la nave di salvataggio Ocean Viking è in mare. Negli ultimi giorni sono state inviate sette richieste alle autorità europee per essere assegnati a un porto di sicurezza. A bordo ci sono molti sopravvissuti fuggiti dalla guerra civile in Libia, ma queste persone sono invisibili per le autorità europee, sono invisibili come i lavoratori migranti che sono in Italia, che chiedono giusti salari e accesso alla previdenza sociale. Le disuguaglianze sociali – ha aggiunto – stanno crescendo in Europa. Quindi è ancora più importante che tutti si uniscano perché tutti sappiamo che l’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque”.

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