Tra Dpcm, progetto di rilancio, Stati generali, Consiglio europeo, il governo affronta l’inchiesta sulla zona rossa di Alzano e Nembro. Cosa rischiano Conte, Lamorgese e Speranza

Tra Dpcm, progetto di rilancio, Stati generali, Consiglio europeo, il governo affronta l’inchiesta sulla zona rossa di Alzano e Nembro. Cosa rischiano Conte, Lamorgese e Speranza

Al tavolo il premier Conte e il ministro Gualtieri. Uno ha il ‘piano di Rinascita’, l’altro il Piano nazionale delle Riforme. Il secondo è quello più urgente, da presentare all’Europa, il primo invece segna gli assi portanti del rilancio economico. Si tratta dei punti più volte elencati dal presidente del Consiglio, progetti singoli per i quali occorrerà tenere in considerazione le possibili condizionalità da parte dell’Europa. E per ogni capitolo – riferisce chi è stato a palazzo Chigi durante il giro di consultazione avviato dal Capo dell’esecutivo – ci sono delle annotazioni, degli approfondimenti. I due documenti sono sovrapponibili ma “non identici”, osserva la stessa fonte. Conte ai capigruppo della maggioranza ha chiesto riservatezza, ancora brucia la diffusione del piano Colao. Ma fa capire che è il momento di accelerare. Al momento non c’è la quantificazione delle cifre riguardanti i vari dossier, nei dettagli del ‘cronoprogramma’ che ha come orizzonte quello della fine legislatura si scenderà con l’interlocuzione con le parti sociali. Si punta, tra l’altro, su infrastrutture, scuola, riforma del fisco innovazione, digitalizzazione, politiche industriali. Parti del ‘piano Colao’ verranno recepite più avanti.  Intanto oggi in Cdm approda il ‘family act’ (‘diretto’ alla Camera per l’accorpamento con il disegno di legge sull’assegno unico) e si farà il punto sul dl semplificazioni che poi partirà dal Senato. Conte ha visto prima ieri sera il gruppo delle Autonomie (“Abbiamo chiesto un impegno più forte per la semplificazione burocratica, per l’abbassamento dell’Iva come è stato fatto in Germania e per il settore turistico”, ha detto Julia Unterberger) e poi Leu che ha insistito sulle politiche green, la sanità, le infrastrutture sostenibili e soprattutto – ha spiegato il capogruppo alla Camera Fornaro – sul tema della sicurezza nella scuola che riaprirà a settembre. Questa mattina a varcare il portone di palazzo Chigi è stata Italia viva: oltre al provvedimento del ministro Bonetti che si unirà con il testo sull’assegno unico alla Camera, piano shock sulle infrastrutture, semplificazione e abbassamento delle tasse, a cominciare dalla definitività della scelta di cancellare l’Irap, le priorità dei renziani (“La ripartenza passa dallo sblocco dei cantieri”, hanno affermato Boschi e Rosato). E’ stata poi la volta del Movimento 5 stelle (“E’ un appuntamento che ci proietta da qui ai prossimi dieci anni”, dice il capo politico Crimi. L’iniziativa durerà fino a domenica 21 (quando è prevista la conferenza stampa finale), dopodomani interverranno la presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen, la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Gheorghieva, la numero uno della Bce Christine Lagarde, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, probabilmente il governatore di Bankitalia, Visco. Il primo obiettivo dell’Italia resta la definizione del percorso del ‘Recovery fund’. Ma proprio sugli strumenti europei la maggioranza ancora si divide. Il Pd con Marcucci e Bonaccini rilancia la necessità che il governo utilizzi il fondo Salva Stati. I dem prima di dire sì ad un nuovo scostamento del deficit attendono passi avanti dal premier su questo capitolo. Non sarà facile unire le esigenze di Pd e Iv da una parte e del Movimento 5 stelle dall’altra. Il punto di caduta potrebbe essere quello di un passaggio evasivo sul Mes, non escludendo la possibilità di usarlo ma i dem sono in pressing sul sì senza se e senza ma.

Zona rossa in Valseriana, cosa rischiano il premier e i ministri

Prima bisognerà ricostruire tutti i passaggi nella catena di comando e nelle comunicazioni intercorse lungo l’asse Milano-Roma tra l’ultima settimana di febbraio e la prima di marzo. Una volta chiarito nel dettaglio il quadro generale, sarà possibile valutare eventuali responsabilità penali nella mancata istituzione di una zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, i due comuni della Bassa Valseriana dove si sviluppò il secondo focolaio lombardo del Coronavirus dopo che il contagio si era già ampiamente diffuso a Codogno e in altri centri del Lodigiano. Chi aveva il potere di istituirla? Poteva farlo in autonomia la Regione Lombardia o era una prerogativa esclusiva in capo al governo centrale? E i ritardi, con il rimpallo di responsabilità proseguito per giorni tra Palazzo Chigi e Palazzo Lombardia, hanno avuto effetti sul numero di decessi avvenuti e sul tasso di mortalità registrato nella zona? Non sarà un’inchiesta facile quella dei magistrati di Bergamo che ieri sono volati a Roma per sentire, come persone informate sui fatti, i massimi esponenti del governo: il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e il ministro della Salute, Roberto Speranza. I pm coordinati dal procuratore facente funzione Maria Cristina Rota hanno già sentito il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e tra oggi e domani concluderanno la tornata di audizioni nella capitale. Ma sarà la fase immediatamente successiva dell’inchiesta quella più difficile per i magistrati orobici.

Le responsabilità politiche non coincidono necessariamente con responsabilità penali

E anche se venisse accertato che la decisione sulla zona rossa nella bergamasca spettava al governo, non sarà semplice stabilire per cosa indagare gli esponenti dell’esecutivo coinvolti nella vicenda. Il reato al momento ipotizzato dai pm di Bergamo è epidemia colposa: previsto dall’art. 438 del codice penale, punisce con la pena dell’ergastolo “chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni”. Un reato che in termini tecnici si definisce “commissivo” e che perciò presuppone un’azione volontaria da parte di chi lo commette. E’ una sentenza emessa dalla Cassazione nel dicembre 2017 a sancire che “in tema di delitto di epidemia colposa, non è configurabile una responsabilità a titolo di omissione, in quanto l’art. 438 cp richiede una condotta commissiva a forma vincolata”. Se è questo l’orientamento della giurisprudenza italiana, allora il reato di epidemia colposa non può essere contestato a chi, per colpa o negligenza, abbia omesso di adottare tutte le contromisure necessarie per impedire la diffusione del virus. Come la creazione di una zona rossa nell’area di Alzano Lombardo e Nembro. Diverso il caso dell’omicidio colposo, reato che presuppone una colpa (anche di tipo omissivo) da parte di chi “cagiona la morte di una persona”. Nesso di causa-effetto che andrebbe comunque dimostrato in un’aula di Tribunale e che poi dovrebbe “reggere” in tutti i tre gradi di giudizio previsti dall’ordinamento italiano. Le indagini si concentrano anche sulla minuziosa analisi di direttive governative e ministeriali, regolamenti dell’Iss e circolari dalle varie istituzioni coinvolte. Se emergesse che qualche esponente del governo non ha rispettato qualche norma o regolamento, allora per lui potrebbe scattare l’omissione in atti d’ufficio (da 6 mesi a 2 anni di carcere). C’è poi la delicata questione della competenza territoriale: il reato si è consumato a Bergamo, vale a dire nel territorio dove si è sviluppato il contagio, ma le decisioni governative sono state prese a Roma. A quale Procura spetta la titolarità di un’eventuale indagine? Senza contare che, in caso di reati commessi da esponenti del governo durante l’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, gli atti di indagine dovrebbero essere trasmessi al Tribunale dei Ministri (che in questo caso si riunirebbe nel distretto della Corte d’Appello di Brescia).

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