Stati generali. Il “modello Conte è da cambiare”. Si allontana il fantasma di Luigi XVI. Zingaretti: un percorso che si concluderà a settembre. In campo 200 miliardi dalla Ue

Stati generali. Il “modello Conte è da cambiare”. Si allontana il fantasma di Luigi  XVI. Zingaretti: un percorso che si concluderà a settembre. In campo 200 miliardi dalla Ue

Quando qualche giorno fa ho letto l’annuncio dato da Conte Giuseppe, presidente del Consiglio in carica di convocare “gli Stati generali dell’economia” ho pensato si   trattasse di una trovata del suo sempre più fantasioso ufficio stampa. Anche perché di questa iniziativa nessuno era stato messo al corrente, forze politiche di governo in primo luogo. L’annuncio dato alla stampa faceva presente che avrebbero partecipato forze politiche di maggioranza e opposizione, le rappresentanze delle grandi organizzazioni sociali, da quelle imprenditoriali, tutte, nessuna esclusa. A partire da Confindustria il cui neo presidente, un tal Bonomi, ha definito la politica del governo più dannosa del virus, fino ai sindacati, Cgil, Cisl,Uil che son ancora in attesa, ci riferiamo in particolare alla Confederazione diretta da  Maurizio Landini, di una risposta in merito a un documento firmato da più di un milione di lavoratori  che riguarda alcune rivendicazioni. Chiesta conferma, uffici stampa di forze politiche e dei sindacati: nessuno sapeva niente. Abbiamo lasciato perdere o meglio no. Perché ci è tornata a mente una pagina di storia politica e sindacale di grande importanza, la concertazione governo-forze sociali, Gino Giugni, teorico del rapporto fra sindacati, partiti, governi, e poi l’autunno caldo, le lotte dei lavoratori, la scala mobile e la divisione della Cgil, le interviste, le chiacchierate con Luciano Lama, il segretario generale della Cgil.

La lunga storia degli “Stati generali” risale al 1789 e non  porta bene

Altri tempi. Allora gli Stati generali? Ho continuato a pensare che si trattasse di uno scherzo, o meglio di un modo come un altro per dare autorevolezza al presidente del Consiglio. Già, perché andando a frugare nei miei ricordi storici scoprivo che la convocazione degli Stati generali risaliva al maggio del 1789 quando Luigi XVI, re di Francia li aveva convocati, come scrive anche Alessandro Penati su La Repubblica, per “porre fine alla grave crisi economica e sociale della Francia ed evitare il dissesto  delle finanze pubbliche”. Prosegue Penati ricordando come andò a finire con la rivoluzione francese, “il re è stato destituito e poi ghigliottinato”. A Conte noi facciamo gli auguri di lunga e felice vita. Ma questa convocazione, gli “stati generali”, quasi una chiamata alle armi, ci lascia perplessi, molto, anzi proprio qualcosa di più. Anche perché troppi maestrini/e stanno dando lezioni di politica. Si parla di “pensieri piccoli” quando invece servono “pensieri  grandi”. Si danno lezioni di economia politica e magari non si sa neppure quanto fa due più due. In questi giorni abbiamo ascoltato           il dibattito al Senato sul decreto che riguarda La scuola. Molti interventi, sia della opposizione che della maggioranza, hanno dato la sensazione che questi parlamentari abbiano dimenticato cosa sia una scuola, cosa rappresentino gli insegnanti, cosa vuol dire essere precari per anni ed è  finita con l’approvazione di una legge che danneggia studenti e insegnanti, i precari, guarda caso difesi da esponenti della destra, anche di quella più becera, che niente ha a che vedere con i problemi della scuola, gli studenti e gli insegnanti.

Il rilancio economico da concertare con tutti gli attori in campo

Torniamo così agli Stati generali. Conte fa sapere che l’Italia ha fretta di ripartire e deve farsi trovare pronta all’appuntamento con l’Ue, quando – se tutto va bene – arriveranno i soldi del Recovery Fund. Il rischio, sottolineato da più parti, è quello di non essere in grado di investire quelle risorse e di non avere progetti idonei che l’Ue si dirà disposta a finanziare. E allora bisogna mettersi al lavoro da subito. Convocando tutti. Conte lo dice chiaramente: la rinascita del Paese deve passare per il rilancio economico, da concertare con tutti gli attori in campo. Sempre Conte  fa sapere che il  Recovery Fund “non è un tesoretto di cui potrà disporre il governo in carica: deve essere inteso come una risorsa a disposizione dell’intero Paese”. Proprio per questo motivo si deve decidere tutti insieme: non solo governo e opposizione, ma anche tutte le parti sociali, le associazioni di categoria e “le singole menti brillanti”. Partendo da una base di lavoro già preparata dal comitato socio-economico guidato da Colao. Davvero singolare il richiamo alle “menti brillanti” quasi che al governo, con lui, ci siano menti arrugginite. Se lo sono si cambiano.

Bene, anzi male. Perché di tutto ciò gli alleati di governo, Pd, Leu, Iv, non  erano al corrente. Non solo. Conte evita di parlare del Mes, soldi pronti, come più volte ha detto il ministro Gualtieri. I Cinque stelle continuano ad opporsi all’uso dei fondi del Mes, uso non legato ad alcuna condizione.

Anche il ministro Gualtieri ignorava la convocazione degli Stati generali

Non solo. Gualtieri, che tratta con la Ue la questione “bilancio” dell’Italia, ignorava la convocazione degli Stati generali, così come Gentiloni, il commissario italiano all’economia e Sassoli, presidente del Parlamento europeo.  In particolare, Gualtieri non l’ha presa troppo bene, sta portando avanti  un lavoro difficile per organizzare il modo in cui spendere i soldi che arriveranno dalla Ue. Gli obiettivi della spesa sono stati individuati. Li possiamo leggere nelle cronache di qualche giornale. Diciamo qualche perché ormai l’informazione si è ridotta a chiacchiericcio, indiscrezioni, notizie inventate. Per esempio, invece di interviste a questo o quel giornale, o telegiornale dai ministeri non partono comunicati ufficiali. Poi, ovviamente il ministro/a dichiara ciò che  vuole. Sarebbe un modo per conoscere le politiche, le iniziative del governo. Forse è chiedere troppo anche  ai nostri colleghi i quali, sempre di più continuano a chiamare “governatori” coloro che sono, così dice la Costituzione, “presidenti” delle Regioni. Ma questa è un’altra storia. Ora tengono il campo i lavori degli Stati generali dell’Economia che prenderanno il via forse già  dalla prossima settimana, un giorno da definire perché Conte ha bisogno di “rivedere la carte”. Da Zingaretti e dal Pd viene un avvertimento di cui il premier non può che tener di conto per cercare di ricucire la trama sfilacciata di una maggioranza. “Ora, dice Zingaretti, gli italiani hanno il diritto di sapere  quale via intende indicare il governo per riaccendere i motori dell’economia grazie anche  all’aiuto dell’Europa. Guai a commettere errori o leggerezze. Occorre un progetto, indirizzi  chiari e scelte collegiali”. Insomma gli Stati generali devono cambiar pelle. Potranno essere solo l’inizio di un percorso che si concluderà a settembre quando il governo dovrà presentare il Recovery Plan, il piano di utilizzo e di rilancio dei quasi 200 miliardi  di provenienza Ue per i prossimi dieci anni. Un percorso lungo e difficile per costruire il piano di investimenti e progetti che il governo, col ministro Gualtieri intesta, a settembre presenterà a Bruxelles.

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