Roberto Bertoni. Le sognatrici toste di Milena

Roberto Bertoni. Le sognatrici toste di Milena
Sara Gama è solo la più iconica, nonché la capitana, dello splendido gruppo di ragazze azzurre che agli ordini di Milena Bertolini hanno conquistato i quarti ai Mondiali dello scorso anno in Francia. Queste campionesse incarnano la nuova Italia: aperta, multiculturale, multietnica, in cui il colore della pelle conta solo nella misura in cui è l’emblema di una società plurale che non ha più paura di fare i conti con se stessa e con il valore aggiunto della propria diversità. Differenti per storia, provenienza, tradizioni e costumi, sono unite da un unico abbraccio, dallo stesso obiettivo, da una visione comune dello sport e della vita, basata sulla lealtà, sulla correttezza e su una passione autentica per il calcio che nel mondo maschile, anche a causa dello sproposito di soldi che vi girano, si è in parte perduta.
Sara Gama, con la sua pelle nera, i suoi capelli particolari e uno sguardo intenso e profondo, triestina di nascita e attualmente capitana anche della Juventus, incarna i sogni delle donne e degli uomini di frontiera, coloro che hanno progettato l’Unione Europea e dato vita a un’altra idea di mondo della quale tuttora, al netto delle sue contraddizioni e dell’inadeguatezza complessiva dell’attuale classe dirigente, godiamo i benefici. Sara Gama, Barbara Bonansea, Martina Rosucci, Laura Giuliani e le altre fuoriclasse azzurre sono l’espressione più bella di un calcio dal sapore antico e modernissimo: un calcio vivo, intenso, appassionante, che non a caso ci ha tenuti incollati davanti alla televisione come l’equivalente maschile non era stato in grado di fare l’anno precedente, ricco di valori anche se immensamente più povero di soldi e importante per la crescita complessiva di un movimento in cui uomini e donne non sono più considerabili separatamente.
Il contributo che una figura come Milena Bertolini sta dando al calcio, e allo sport in generale, è essenziale. Ci sta ricordando come potremmo e abbiamo  rinunciato a essere per inseguire un unico dio chiamato denaro che ha distrutto il nostro stare insieme e annientato il concetto stesso di comunità. Lo ritroviamo, per fortuna, negli sguardi di queste ragazze, nel loro sorriso, nel loro genuino entusiasmo, nella loro franchezza e nel loro battersi per la maglia e per un sogno che profuma ancora di bellezza, di genuinità, di leggerezza, di umanità e di futuro. Sono sognatrici toste, battagliere, persone che non si arrendono e non si arrenderanno mai, campionesse col sorriso, capaci di infonderci coraggio e di restituirci speranza per il futuro.
È questa l’Italia che ce la farà, nello sport come nelle piccole vicende quotidiane di ciascuno di noi. Un’Italia migliore, spesso ignorata dai media ma vivace, resistente, autentica, ricca di passione e amore per il prossimo. Ci permettiamo di dire: la nostra Italia, sentendoci, in piccolo, protagonisti di quest’avventura che può valere una vita.
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