Patrick Zaky detenuto ingiustamente in Egitto: udienza ancora rinviata. Al Sisi propone la grazia per 520 detenuti. Appelli al governo Conte a fare presto e imporre la sua liberazione

Patrick Zaky detenuto ingiustamente in Egitto: udienza ancora rinviata. Al Sisi propone la grazia per 520 detenuti. Appelli al governo Conte a fare presto e imporre la sua liberazione

Ancora un rinvio per l’udienza di Patrick Zaky, lo studente dell’Università di Bologna detenuto in Egitto per reati d’opinione da oltre tre mesi. L’udienza per il rinnovo della detenzione che si sarebbe dovuta tenere davanti a un giudice per la prima volta, è stata infatti nuovamente rimandata al 12 luglio. Lo rende noto la rete internazionale di attivisti per la sua liberazione. Patrick avrebbe dovuto comparire davanti alla Corte. Il caso sarebbe dovuto essere riesaminato da un giudice, invece che da un procuratore, per la prima volta da quando la Corte d’Appello per i reati minori di Mansoura ha respinto il suo appello per l’ordinanza di detenzione del 15 febbraio. Le ultime 9 sessioni di udienza programmate sono infatti state rinviate e la sua detenzione è stata rinnovata senza la sua presenza e quella dei suoi avvocati. “Speravamo – dicono gli attivisti – che l’udienza di oggi rispettasse i requisiti legali e costituzionali per la difesa del diritto alla difesa, trasferendo Patrick alla sessione, e permettendo ai suoi avvocati di essere presenti e di presentare pienamente la loro difesa”.

“Ho appreso dell’annuncio fatto dal Presidente egiziano al-Sisi di concedere la grazia a 530 detenuti nell’ambito delle misure di contrasto al Covid-19. Faccio appello al governo italiano, alla Commissione europea, alle numerosissime istituzioni che hanno aderito alla nostra mozione e a tutte le università del mondo che come noi hanno sottoscritto i principi della Magna Charta affinché si uniscano all’Alma Mater e facciano sentire la propria voce. E’ l’occasione per mettere fine a questa assurda vicenda e poter restituire Patrick alla sua vita e ai suoi studi. Spero di poterlo riabbracciare presto qui a Bologna” scrive in una nota Francesco Ubertini, rettore dell’Università di Bologna.

“Questo è un momento chiave. Se Patrick non sarà incluso nella lista dei detenuti a cui verrà concessa la grazia, l’Italia dovrà aprire gli occhi: la strategia di condiscendenza e amicizia verso il governo egiziano non ha portato alcun risultato, né nella ricerca della verità sul caso Regeni, né per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani nel Paese”. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, non ha dubbi: dopo che il governo egiziano ha annunciato la scarcerazione di 530 detenuti per decongestionare le carceri durante la pandemia, è questo il momento di agire per chiedere il rilascio di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’università di Bologna in carcere dal 7 febbraio. Dai primi dettagli sul provvedimento di grazia, però, emergerebbe che questo riguarderà solo detenuti che hanno già scontato parte della pena, dunque si teme che Patrick non sia incluso. Anche perché, nel frattempo, l’udienza per la sua liberazione è stata rinviata al 12 luglio. “Quello che sappiamo è che Patrick soffre di asma bronchiale e nel carcere di Tora, dov’è rinchiuso, è arrivato il Covid – continua Noury – il governo italiano ha sempre detto di star monitorando la situazione, ma oggi non c’è tanto da osservare, c’è da fare urgentemente: quello che potrebbe succedere è che escano dalle carceri ladri, corrotti, criminali comuni, magari anche assassini, e restino dentro prigionieri innocenti o in attesa di giudizio. I primi a dover essere liberati dovrebbero essere gli ammalati e gli innocenti, e Patrick è l’una e l’altra cosa”.

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