Passa la legge sulla scuola alla Camera, ma è polemica per le assenze di Pd e M5S. Precari usati dalla destra. Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda: 8 giugno sciopero

Passa la legge sulla scuola alla Camera, ma è polemica per le assenze di Pd e M5S. Precari usati dalla destra. Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda: 8 giugno sciopero

Il decreto legge sulla scuola ottiene il via libera definitivo ma i voti con cui viene approvato, 245, scatenano i malumori nel Pd. A finire sotto accusa, pare anche nella chat interna al gruppo, le troppe assenze non solo dei dem ma anche del resto della maggioranza: Iv, Leu e M5s. Un dato, in caso di pienone nei banchi dell’opposizione, che avrebbe portato alla non approvazione del testo. Hanno fatto due giorni di ostruzionismo, si sono iscritti in oltre 170 a parlare e poi al momento del voto vanno via, ha osservato più di qualcuno nella maggioranza. Basta fare un confronto con il voto della Camera sulla fiducia sempre allo stesso decreto di due giorni fa per capire la differenza in termini numerici. La fiducia al Dl è stata approvata con 305 voti a favore, i no erano stati 221 e 2 gli astenuti. Nel riepilogo dei presenti e votanti al decreto scuola tra le fila del M5S sono risultati 31 assenti non in missione, tra quelle del Pd i non partecipanti al voto e non in missione sono stati 19. Nove gli assenti tra le file di Iv e uno nel gruppo Leu. Trentasei, invece, gli assenti registrati nel Misto. Diversi gli assenti non in missione anche nelle opposizioni: la Lega ne ha contati 35, Forza Italia 70, Fdi 21.

Le polemiche sul decreto non si fermano qui, ovviamente. Pietra dello scandalo è la questione dei precari storici, gli insegnanti a tempo determinato che per 3 anni hanno retto le assenze dei colleghi nelle scuole di ogni ordine e grado. Si trattava di rispettare una precisa direttiva della Corte di Giustizia europea che aveva condannato lo Stato italiano per aver fatto troppo ricorso alle assunzioni a tempo determinato, e dunque chiedeva la stabilizzazione per tutti coloro che per almeno tre anni fossero stati assunti da precari. Ora, è accaduto che nella prima formulazione del decreto, la ministra Azzolina aveva aperto le procedure per un concorso straordinario proprio per loro, circa 32 mila, ma con una prova a quiz giudicata da forze politiche e soprattutto sindacali un errore. Al Senato si è giunti ad un compromesso che ha spaccato il Pd, non ha risolto la questione del precariato e ha rinviato le prove concorsuali forse in autuno. Alla Camera, la destra ha avuto buon gioco pertanto a fare dei precari storici l’argomento delle polemiche contro la ministra, con la richiesta di stabilizzazione automatica e prova orale a fine anno. Chiara l’intenzione tutta strumentale della destra, contro la quale ha cercato di porre rimedio il coordinatore nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ricordando che “chi ha scardinato negli anni passati l’istruzione pubblica di questo Paese, chiha tagliato gli 8 miliardi alla scuola italiana sono stati la Gelmini con il supporto attivo della Lega”. Tutto giusto, ma la questione dei precari poteva e doveva essere gestita politicamente molto meglio, se solo si fosse seguito ad esempio l’emendamento proposto al Senato dal dem Francesco Verducci e riproposto alla Camera da Matteo Orfini, entrambi bocciati per l’ostinazione della ministra Azzolina e dei 5 Stelle per una presunta “difesa del merito”, come se chi ha già lavorato per almeno 3 anni nell’insegnamento fosse di per sé un asino. E su questo punto, lo diciamo con amarezza, la sinistra ha perso un’occasione enorme, e ha permesso che la destra si appropriasse delle ragioni di decine di migliaia di precari della scuola. Non solo. I cinque sindacati più rappresentativi della scuola, Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda hanno lanciato lo sciopero generale per l’8 giugno e lo hanno confermato, delusi anche dalla legge appena approvata. E sul piede di guerra vi sono anche i presidi, in estrema difficoltà, non solo per gli esami di Stato ma soprattutto per le regole da rispettare per la ripartenza a settembre. Da questa vicenda della scuola, gli errori della ministra Azzolina e dei 5Stelle sono stati davvero troppi, e sono alla base della delusione fortissima di milioni di famiglie. Peccato che nel calderone degli errori pentastellati siano caduti anche il Pd e LeU.

Lunedì 8 giugno termina nel caos un anno scolastico già compromesso dall’emergenza Covid. I maggiori sindacati della scuola, nonostante i rilievi della Commissione di garanzia sul preavviso, hanno confermato lo sciopero generale per l’intera giornata di tutto il personale della scuola, che coinvolge i docenti, il personale Ata, gli educatori e i dirigenti scolastici. Per chi ha terminato l’attività didattica, sarà possibile versare una quota a favore della Protezione civile con la causale #8 giugnosciopero della Scuola. Nelle regioni in cui l’anno scolastico si conclude proprio lunedì, tra queste c’è il Lazio, non sarà possibile svolgere l’ultima lezione online. La segretaria generale della Cisl-Scuola, Maddalena Gissi, insiste sul tema della sicurezza. “Ci devono essere garanzie che nessuno finora ci ha dato” dice. “Lo sciopero di lunedì ha un forte significato valoriale, la richiesta delle organizzazioni sindacali è per il bene di famiglie e studenti, chiediamo di pensare alla Scuola non come un centro di costo, ma come un bene del Paese”. Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda sono da tempo in polemica con la politica scolastica della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e hanno deciso di rompere dopo l’incontro al ministero del 29 maggio, giudicato assolutamente insoddisfacente. C’è poi il nodo delle risorse da destinare all’istruzione – si parla di un miliardo e 400 milioni previsti nel Dl Rilancio – che i sindacati ritengono del tutto insufficienti per far ripartire la scuola in sicurezza a partire dalla copertura del personale che si deve occupare delle pulizie e della sanificazione degli ambienti. I sindacati chiedono un concorso riservato agli assistenti amministrativi facenti funzione di Dsga e, per quanto riguarda i presidi, di sollevarli da responsabilità improprie in merito alla manutenzione degli edifici. Infine l’annoso problema delle classi pollaio – in alcune regioni si arriva fino a 33 alunni per classe – mentre la media è di 21 per classe.

Sul piede di guerra anche i presidi

“Il punto positivo essenziale di questa legge è che viene confermata la procedura di urgenza per chiudere l’anno scolastico, con la possibilità di fare gli esami. Tuttavia, le procedure concorsuali decise per il reclutamento dei docenti sono una forma di sanatoria mascherata che non tiene conto del merito” afferma Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi. Aggiunge Giannelli: “Più volte abbiamo sostenuto che la vera soluzione al problema della carenza del personale è dare alle scuole la possibilità di assumere direttamente i docenti organizzando dei concorsi, perché quelli fatti a livello nazionale o regionale sono elefantiaci. Noi – prosegue Giannelli – dovremmo poter valutare i docenti sulla base delle loro capacità, della loro idoneità, cosa che non avviene con i concorsi tradizionali. Dovremmo poter valutare le caratteristiche degli insegnanti. Un docente, per esempio, potrebbe avere problemi nel relazionarsi con gli alunni. Allo stesso modo, un insegnante potrebbe andare bene in una scuola, ma male in un’altra, e questo per svariati motivi. Comunque, la verità è che l’autonomia non ha mai decollato”, conclude il presidente dell’Associazione presidi.

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