L’allarme del Garante della privacy Soro alla Camera su fake news, Covid, giustizia e lavoro da remoto

L’allarme del Garante della privacy Soro alla Camera su fake news, Covid, giustizia e lavoro da remoto

La pandemia ha segnato “un punto di non ritorno”, “il momento fondativo di una nuova consapevolezza”. Ma dopo aver ‘scoperto’ la vulnerabilità del nostro corpo, non dobbiamo perdere di vista i rischi che derivano alla nostra libertà dall’essere immersi sempre più profondamente in una “realtà digitale ancora poco presidiata”. La sostanza, anche filosofica, dell’allarme lanciato dal Garante della privacy, Antonello Soro, nel giorno della presentazione della Relazione sull’attività dell’Authority, è in queste frasi. E Soro ha poi chiuso con l’appello al Parlamento a rinnovare il prima possibile il Collegio, dopo una proroga lunga “oltre ogni ragionevole misura”. Qui di seguito un’ampia sintesi dell’intervento di Antonello Soro alla Camera.

La rete e l’informazione: la diffusione di fake news

“La tendenziale eliminazione, nel mondo della rete, della distinzione tra produttori e destinatari dell’informazione ha avuto, da un lato, lo straordinario pregio di espandere le possibilità di libera manifestazione del pensiero e di accesso all’informazione, da parte anche delle fasce più marginali della popolazione. Dall’altro lato, tuttavia, ha amplificato la diffusione di notizie false e spesso diffamatorie, per la maggiore capacità aggregativa che hanno – nell’età della rabbia e della disintermediazione – i contenuti offensivi, capaci di polarizzare consensi nella lotta all’altro-da-sé”.  Il Garante della privacy, Antonello Soro, in occasione della presentazione alla Camera della Relazione 2019 dell’attività dell’Authority. “L’autismo informativo e l’effetto ‘ecocamera digitale’ – ha spiegato Soro – finiscono così per produrre non già informazione ma ‘auto-comunicazione di massa’, anche grazie alla non neutralità dell’indicizzazione e della gerarchia algoritmica. Nel conferire maggiore o minore visibilità ai contenuti, infatti, queste tecniche incidono in maniera significativa sul diritto d’informazione, con il rischio di una censura privata o comunque di una selezione informativa che non risponda più a valori socialmente condivisi, ma a un’insindacabile legge del mercato. Le piattaforme sono oligopoliste non tanto e non solo perché detengono un potere economico rilevantissimo, quanto perché dispongono della principale infrastruttura sociale: prima ancora di conquistare il mercato, orientano il pensiero sfruttando la potenza dei dati”.

Diritto e salute

Il Covid ha mischiato la misura di prevenzione sanitaria più antica, la quarantena, con le lusinghe digitali del ‘contact tracing’: ma “al Parlamento e al governo”, ha ricordato Soro, “abbiamo chiesto di tracciare i contatti, non le persone”. Perché nella scelta delle varie soluzioni tecniche, vanno preferite quelle capaci di “minimizzare l’impatto sulla persona e la sua vita privata, pur garantendo l’attendibilità e l’efficacia dei risultati”. Lo stesso equilibrio va ricercato nei test di sieroprevalenza: “il rischio da esorcizzare è quello dello scivolamento inconsapevole dal molto evocato modello coreano a quello cinese, scambiando la rinuncia a ogni libertà per efficienza e la biosorveglianza totalitaria per soluzione salvifica”. Le deroghe ai diritti? “In emergenza sono possibili, ma devono restare sempre e comunque non irreversibili e proporzionate”.

Diritto e Lavoro

“Un’altra ‘rivoluzione’ è quella dello smart working per tutti: il diffuso ricorso al lavoro ‘agile’ “generalmente necessitato e improvvisato, ha catapultato una quota significativa della popolazione in una dimensione delle cui implicazioni non sempre si ha piena consapevolezza e di cui va impedito ogni uso improprio”. Probabilmente in tanti, da oggi in poi, si ritroveranno a lavorare da casa, magari solo per qualche giorno a settimana: ecco perché “vanno seriamente affrontati e risolti tutti i problemi emersi in questi mesi, dalle dotazioni strumentali alla garanzia di connettività, dalla sicurezza delle piattaforme all’effettività del diritto alla disconnessione”.  “In nessun caso – ha ammonito il Garante – lo smart working dovrà diventare l’occasione per il monitoraggio sistematico e ubiquitario del lavoratore”, mettendo in pericolo anni di conquiste.

Diritto e Giustizia

L’introduzione del processo penale da remoto, ha ricordato Soro, impone “l’esigenza di rafforzare le garanzie di sicurezza dei dati, delicatissimi, affidati ai canali telematici, per smaterializzare davvero le carte, non le persone”. In tema di intercettazioni, resta attuale il vecchio richiamo al bilanciamento delle privacy e delle esigenze delle indagini, ma la nuova, inquietante frontiera è quella dei captatori informatici: bisogna “impedire che essi, da preziosi ausilii degli inquirenti, degenerino in mezzi di sorveglianza massiva o, per converso, in fattori di moltiplicazione esponenziale delle vulnerabilità del compendio probatorio”. I trojan? Sempre più applicati, laddove invece il loro uso “dovrebbe restare circoscritto”.

Diritto e cybersicurezza

Troppi e troppo importanti, ha denunciato il Garante della privacy, “i sistemi informativi, soprattutto pubblici, caratterizzati da vulnerabilità suscettibili di pregiudicare tanto la sicurezza nazionale quanto la dignità dei soggetti i cui dati siano divulgati”. I numeri sono chiari: l’anno scorso l’Authority ha ricevuto da soggetti pubblici e privati 1.443 notifiche di ‘data breach’, ovvero “tentativi di acquisizione di dati personali (credenziali di accesso, dati di contatto o relativi a strumenti di pagamento), accesso abusivo a mail e pec, perdita di dati per effetto di ransomware”. E’ in gioco la stessa sovranità digitale: nell’ultimo anno i cyber-attacchi sono ulteriormente cresciuti, del 91,5% nel settore dei servizi online e del cloud, mentre gli atti di spionaggio/sabotaggio sono triplicati, in misura percentuale” e la pandemia ha coinciso con attacchi a strutture sanitarie di eccellenza anche italiana. La crescente complessità dei sistemi, ha concluso Soro, “genera vulnerabilità sfruttate per paralizzare reti di servizi pubblici essenziali e canali di comunicazione di primaria importanza”. Un rischio sempre più concreto.

 

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