La giornata politica. Il Pd discute delle alleanze presenti e future con il M5S. Il fascistume nazionale si prepara a occupare le piazze per il 2 giugno

La giornata politica. Il Pd discute delle alleanze presenti e future con il M5S. Il fascistume nazionale si prepara a occupare le piazze per il 2 giugno

Un doppio standard nel Pd sul tema delle alleanze non esiste, ma quello del rapporto con i Cinque Stelle è un tema che si riaffaccia ogni qual volta ci sia un appuntamento con le urne all’orizzonte. In questo caso si tratta delle regionali di settembre e a far discutere sono state le parole di Dario Franceschini sulla “alleanza organica” con il Movimento. Parole seguite da una lettera del segretario Nicola Zingaretti in cui si parlava della necessità di un clima, “uno spirito nuovo basato sul confronto, il dialogo e l’unità” che “non significa annullare le differenze, cambiare governi o ruoli tra maggioranza e opposizione ma inaugurare una nuova fase all’insegna della concordia nazionale basata sul riconoscimento dell’altro anche nella politica per compiere, almeno per una fase, un percorso che proietti nel futuro l’Italia”. Il timing delle due dichiarazioni ha fatto pensare a una correzione di rotta del segretario rispetto a quanto dichiarato dal capodelegazione. Ma non è così, spiegano fonti parlamentari bene informate: “Anzi, la lettera di Zingaretti al Corriere doveva essere pubblicata sabato. Poi, per ragioni di impaginazione, è slittata a domenica”. Nessuna voglia di “battere i pugni sul tavolo” da parte di Zingaretti, insomma. E nessuna voglia di Franceschini di delineare una strategia sulle alleanze. Quella del ministro del Turismo è stata la risposta a una domanda semplice e, sebbene Franceschini ribadisca che “da molto tempo sostengo che l’intesa di governo tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle debba sfociare in un’alleanza permanente”, il capo delegazione non indica né tempi né modi. Anzi, aggiunge: “Naturalmente le decisioni non devono essere calate dall’alto e vanno prese caso per caso, ma la prospettiva è quella”. Che è quanto chiede l’ala del Pd meno entusiasta della prospettiva di un accordo organico con il movimento. Su questo, il pensiero di Zingaretti non si discosta da quello di Franceschini. I parlamentari più vicini al segretario insistono nel dire che quello che serve è un campo di alleanze largo, con le forze civiche e sociali dei territori “senza le quali non si vince”. Una risposta anche alle indiscrezioni che dipingono il segretario in difficoltà nel suo partito. Nessuno, tuttavia, ha interesse a sostituire Nicola Zingaretti al vertice del Pd, viene però spiegato: in questo momento il segretario rappresenta il punto di caduta perfetto fra le anime del Pd che, sebbene abbiano abbandonato i toni bellicosi di un tempo, sono ancora vive e molto presenti nel partito, soprattutto nei gruppi parlamentari. Il segretario ha fatto del compromesso interno e dell’unità del partito la sua bussola fin dalla campagna per le primarie, anche sacrificando molto in termini di visibilità personale. Semmai, quello che dovrebbe preoccupare è la tenuta del governo. Perché la Fase 2 rischia di essere una prova molto dura, anche dal punto di vista della tenuta sociale, e ciò che potrebbe accadere se il premier non dovesse superare la prova nessuno può dirlo.

Intanto, il fascistume nazionale prova a occupare le piazze contro il governo

In un 2 giugno privo della tradizionale parata, Roma resta comunque al centro della scena. Nel giorno della Festa della Repubblica a Piazza del Popolo sono previste due manifestazioni. Si parte con quella politica del centrodestra unito. Alle 10 Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani si troveranno all’incrocio con Via Del Corso per ribadire che ‘L’Italia non si arrende’. Un incontro al quale saranno presenti circa 300 persone, quasi tutti parlamentari e dirigenti di partito, “nel rispetto delle regole e delle disposizioni sanitarie che rendono impossibile una partecipazione massiva aperta a tutti i cittadini”. Una sorta di aperitivo del grande evento del 4 luglio al Circo Massimo. E’ quella infatti la data segnata in rosso sul calendario dell’opposizione, che spera per l’occasione di poter radunare il maggior numero possibile di sostenitori e mettere così alle strette il governo Conte. Silvio Berlusconi, ancora in Provenza dai tempi del lockdown, sarà assente mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, annuncia che i manifestanti in piazza avranno “la mia foto con la bandiera”. Per rispettare il distanziamento sociale ma, allo stesso tempo, riempire per quanto possibile la piazza è previsto lo spiegamento di un enorme tricolore di 500 metri. Allo stesso tempo la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, invita tutti a “diffondere le immagini delle iniziative che pubblicheremo”. La parola d’ordine per la manifestazione, che verrà replicata in un centinaio di altre città sparse su tutto il territorio nazionale, resta sicurezza perché “non vogliamo dare alcun alibi al governo per giustificare i suoi fallimenti”. Un senso di responsabilità che, invece, potrebbe essere più labile nel pomeriggio quando, sempre in Piazza del Popolo, è previsto un sit-in dei ‘gilet arancioni’. Circa un migliaio di persone per il bis di quanto accaduto all’ombra del Duomo di Milano, dove distanziamento sociale e mascherine sono state solamente un’utopia.

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