La giornata politica. Zingaretti fa appello alla maggioranza, “non facciamo i Tafazzi”. Nel Pd, Ceccanti ripropone le accuse a Gualtieri su presunti superpoteri. Ma la questione era già chiusa

La giornata politica. Zingaretti fa appello alla maggioranza, “non facciamo i Tafazzi”. Nel Pd, Ceccanti ripropone le accuse a Gualtieri su presunti superpoteri. Ma la questione era già chiusa

Accelerare sui dossier rimasti aperti per non morire di consunzione: questo il messaggio che Nicola Zingaretti e tutto lo stato maggiore del Partito democratico stanno rilanciando ormai da giorni al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Perché le defezioni nei gruppi parlamentari dei Cinque Stelle restituiscono plasticamente l’immagine di un Movimento scosso da una “guerra per bande”. E l’ultima delle defezioni, quella della senatrice M5s Alessandra Riccardi passata alla Lega, è ancora più paradigmatica: “In corso c’è una offensiva del centrodestra per andare al voto ancora prima della fine dell’estate”, spiega una fonte parlamentare. Matteo Salvini punta a fare cadere il governo prima dell’autunno perché sa che dopo quella dead line sarebbe più difficile fermare la legislatura e andare al voto, è il ragionamento che si fa all’interno della maggioranza. Per evitarlo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dovrebbe “mettere a segno due o tre mosse” che darebbero respiro alla maggioranza e all’esecutivo. “E’ chiaro a tutti che se il quadro si stabilizza e il governo mette a segno tre mosse buone si arriva al 2022 senza problemi. Se blocchi questo lavoro, invece, il banco salta”, sottolineano i dem da Palazzo Madama. A guardare i numeri della maggioranza al Senato, d’altra parte, c’è poco da stare tranquilli. All’ultima votazione, venerdì scorso, i numeri della maggioranza si sono fermati a 158. Ora, con l’addio di Riccardi, si arriverebbe a 157, e con i senatori a vita e i senatori passati al Misto che continuano a votare con la maggioranza, si arriverebbe ad una soglia critica di appena 163 o 164. Da questo nascerebbe il pressing ormai asfissiante del Pd su Conte per chiudere quei dossier, da Alitalia ad Autostrade passando per Ilva e decreti Salvini, rimasti sul tavolo di Palazzo Chigi.

L’appello di Zingaretti alla maggioranza, non “facciamo come Tafazzi”

“Con determinazione la maggioranza dovrebbe chiudere dei capitoli aperti da troppo tempo, legati alla rinascita italiana: penso ad Alitalia, ad Autostrade o all’ex Ilva di Taranto. Lo hanno detto tutti, anche il presidente Conte, ma ora bisogna davvero chiudere. Questi sono i primi fatti concreti di vera ripartenza e di rinascita italiana”, sottolinea il segretario Zingaretti. Ma se Conte è consapevole dell’importanza di imprimere una accelerazione all’azione del governo, perché impiegare due settimane per gli Stati Generali? La risposta sarebbe da ricercare all’interno del Movimento 5 Stelle, sottolineano ancora fonti parlamentari dem. L’impressione è che nessuno controlli più il Movimento al suo interno. Ed è anche per questo che ci può essere l’offensiva della destra contro la maggioranza. Insomma, se si traccheggia ancora, nessuno può prevedere cosa accadrebbe. Mettere in sicurezza i principali dossier, tuttavia, potrebbe non bastare: le elezioni regionali e amministrative sono un banco di prova altrettanto determinante per la maggioranza e la prosecuzione della legislatura. Il Pd può guardare con un certo ottimismo alla Campania, dove Vincenzo De Luca se la vedrà con Stefano Caldoro, già sconfitto nel 2015. Ma nelle altre regioni i giochi sono apertissimi, soprattutto in Liguria. E anche in questo caso l’appello di Zingaretti è forte, quasi violento: “Tra le forze politiche unite a sostegno del Governo Conte prevalgono i no, i ma, i se, i forse, le divisioni. Il motivo è ridicolo: si può governare insieme 4 anni l’Italia ma non una Regione o un Comune perché questo significherebbe ‘alleanza strategica’. Ridicolo! Tafazzi non è stato inventato per caso. Questa è la verità”.

Il nuovo attacco a Gualtieri da Ceccanti sui presunti superpoteri del ministro sull’utilizzo di 80 miliardi

Ci mancava anche questa. Da qualche giorno  circolava una notizia relativa ai poteri del ministro Gualtieri, Economia  e Finanza, il Mef, esponente del Pd, una personalità del mondo della cultura, vice direttore dell’Istituto Gramsci, parlamentare europeo, deputato italiano, dal 2014 al 2019 presidente della Commissione per i Problemi Economici e Monetari del Parlamento Europeo. Da mesi sta trattando con i massimi dirigenti della Unione europea. Veniamo alla notizia che, di fatto, è una non notizia essendo stata smentita con una nota puntuale nella quale Gualtieri illustra quali sono i suo compiti come ministro del Bilancio. Ma la storia non finisce così. Se ne appropria Huffington post. Il quotidiano on line facente parte del gruppo Gedi, leggi Repubblica venduto di recente alla  Fca,  Fiat Chrisler, presidente John Elkann famiglia Agnelli ha preso nelle mani la vicenda.  Scrive il quotidiano che “è arrivato anche Stefano Ceccanti a illustrare bene la vicenda sull’HuffingtonPost”. E il Ceccanti non si fa pregare. Lui sa tutto e non ci mette neppure un secondo per sparare  contro il suo compagno di  partito, impegnato in una trattiva difficile, in ballo ci sono i miliardi  che servono al nostro paese per affrontare la crisi. Miliardi sui quali deve decidere la Commissione europea. Già la situazione è difficile, alcuni paesi, i “frugali” in realtà sono paesi “sovranisti”, dove dettano legge forze di destra, antieuropee. In realtà non si tratta solo di miliardi, ma di una vera e propria svolta nella Unione europea che ricostruisce la collaborazione fra gli Stati e, forse,  anzi è auspicabile, il ritorno ai principi di solidarietà che dovrebbero essere alla base dalla Unione. Il richiamo alla Carta di Ventotene, scritta dagli antifascisti in esilio non dovrebbe mai essere dimenticato. E proprio Gualtieri non dimentica. Non è un caso che a Bruxelles, a Strasburgo, goda di amicizia, simpatia, stima e che Conte, un neofita se così si può dire, possa fare pieno affidamento  su di lui. Ma Ceccanti-Huffington invece non ha dubbi. Gualtieri  dal deputato Pd è visto come una sorta di guastatore, uno che accumula potere. E scrive facendo la gioia dell’Huffington che c’è una “radicale innovazione contenuta nel Decreto Rilancio che consente un’ampia delegificazione della decisione di bilancio, cioè il suo slittamento verso il governo. Modalità già utilizzata, almeno apparentemente, nell’ultima legge di bilancio e, nella fase più drammatica dell’emergenza dall’art. 126, co. 7, nel Decreto Cura Italia e che è stata ora ripetuta e aggravata, perché non più isolata, nel decreto Cig”. È nel Decreto Rilancio che c’è stato però un innegabile punto di svolta qualitativo e quantitativo. “Innegabile perché – sottolinea Ceccanti – se si consente nell’ambito di un decreto che tocca tutti gli ambiti della vita economico-sociale, una rimodulazione ex post mediante decreto ministeriale di somme assegnate in via legislativa, si consente al Mef (guidato da Gualtieri, ndr) di andare ben oltre quanto previsto dalla legge di contabilità, che consente rimodulazioni all’interno della stessa missione e comunque dello stesso Ministero, senza però toccare le spese dipendenti da fattore legislativo”. Non basta. Il Ceccanti prosegue l’attacco. “Il governo – afferma  Ceccanti – ha sicuramente il diritto-dovere di spendere in tempi brevi e con modalità efficaci, specie in un periodo di emergenza. Tuttavia il problema, al di là delle drammatizzazioni di parte, esiste. La legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196/2009) è di attuazione diretta dell’art. 81 della Costituzione. Si può superare così radicalmente? Si possono rimodulare con decreto ministeriale somme assegnate con autorizzazione legislativa, rimettendo quindi a una fonte subordinata contenuti già disciplinati da norme primarie? Questo ruolo sostanzialmente residuale, in quanto aggirabile, del Parlamento è compatibile con l’articolo 81 e più in generale con l’assetto costituzionale?”. Commento  o meglio comica finale si potrebbe dire, se non fosse in gioco il futuro dell’Italia, quei miliardi per i quali Gualtieri si sta battendo. Certo, un vero e proprio assist, in termini sportivi lanciato ai paesi frugali,  alle destre italiane e europee. Un avvertimento anche per Conte, il governo. Scrive Huffington: “Si chiede – giustamente – Ceccanti e noi con lui, sperando in una pronta risposta da parte di Gualtieri: se il Parlamento individua solo due priorità, come in quel caso, e consente poi al Governo di dosarle diversamente, chi può negare che la decisione di bilancio sia stata presa davvero dal Parlamento? Se invece ho varie decine di priorità, come nel Decreto Rilancio, e consento al Governo, o, meglio, al Mef, di dosarle diversamente ex post, davvero posso ancora sostenere che la decisione sia stata presa dal Parlamento?”.

La questione però era già stata risolta con una nota del Mef

“Nessun superpotere” del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, “nessuna discrezionalità” nell’utilizzo delle risorse per le misure contro l’emergenza Covid. Il Ministero dell’Economia smentisce le “fantasiose interpretazioni” di alcuni organi di stampa sugli effetti di una norma presente nel Decreto legge 52 del 16 giugno 2020. Interpretazioni “prive di ogni fondamento”, visto che la norma in questione assicura unicamente la possibilità di spostare le risorse da capitoli di spesa che si rivelano sovrastimati ad altri capitoli invece sottostimati, senza alcuna possibilità di modificare le misure. La norma in questione, precisa innanzitutto il Mes, “è presente anche nei decreti legge 18 del 17 marzo e 34 del 19 maggio e, come avvenuto già in passato, consente che – a seguito di apposito monitoraggio effettuato in tempo reale – eventuali risparmi collegati ad una sovrastima delle spese relative ad una certa misura possano essere utilizzati a copertura di eventuali sottostime di altre misure già previste dai decreti legge messi in campo dal Governo per fronteggiare l’emergenza Covid”. “Un meccanismo di vasi comunicanti – spiega ancora il Mef – già utilizzato in precedenza, che favorisce l’erogazione in continuità delle risorse a favore delle categorie interessate ed è volto a rendere più veloci e efficienti le procedure di spesa. È facilmente intuibile quindi come il decreto legge 52 non assegni alcun “superpotere” al ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, e non consenta in nessun caso l’adozione di scelte discrezionali: le variazioni di spesa rispetto alle stime iniziali non sono infatti discrezionali, ma collegate all’effettivo andamento delle uscite legate alle diverse misure approvate. Misure che non possono in alcun modo essere modificate rispetto a quanto stabilito dalla legge”.

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