Istat. Diminuisce la povertà assoluta nell’Italia pre Covid 19

Istat. Diminuisce la povertà assoluta nell’Italia pre Covid 19

Diminuisce dopo quattro anni la povertà assoluta nell’Italia pre-Covid, con quasi 1,7 milioni di famiglie colpite (con un’incidenza pari al 6,4%), per un totale di circa 4,6 milioni di persone (7,7%) “in significativo calo rispetto al 2018, quando l’incidenza era pari rispettivamente al 7,% e all’8,4%”. La nuova fotografia scattata dall’Istat nelle ‘Statistiche sulla povertà’, evidenzia però come sebbene si riducano il numero e la quota di famiglie povere, si resti comunque su livelli “molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008-2009”. Numeri che non lasciano spazio all’ottimismo e che ancora devono scontare la devastante portata dell’emergenza coronavirus che stravolge nuovamente le cifre, con il Pil 2020 stimato dall’istituto in caduta libera a -8,3%. Uno “shock senza precedenti” la cui quantificazione è prevedibile solo con “ampi livelli di incertezza”, ha scritto l’Istat non più di una settimana fa nella Nota sulle prospettive economiche. Una prima stima dell’incidenza sulla povertà determinata dalla nuova crisi la dà la Coldiretti, secondo cui la pandemia negli ultimi mesi “ha fatto salire di oltre un milione i nuovi poveri che nel 2020 hanno bisogno di aiuto anche per mangiare”. Ma ecco nel dettaglio i dati principali evidenziati dall’analisi dell’Istat.

La morsa della povertà stringe soprattutto il Sud, con l’8,6% delle famiglie colpite. Il dato è comunque in calo rispetto all’anno precedente (10%). Giù anche la povertà assoluta individuale, che passa dall’11,4% al 10,1%. Anche nel Centro la povertà degli individui residenti registra una riduzione significativa, dal 6,6% del 2018 al 5,6%. L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma dunque più alta nel Mezzogiorno (8,5% nel Sud e 8,7% nelle Isole) rispetto alle altre ripartizioni (5,8% nel Nord-ovest, 6,0% nel Nord-est e 4,5% nel Centro). La diminuzione della povertà assoluta si deve in gran parte al miglioramento, nel 2019, dei livelli di spesa delle famiglie meno abbienti (in una situazione di stasi dei consumi a livello nazionale). L’Istat spiega che “l’andamento positivo si è verificato in concomitanza dell’introduzione del Reddito di cittadinanza (che ha sostituito il Reddito di inclusione) e ha interessato, nella seconda parte del 2019, oltre un milione di famiglie in difficoltà”. La povertà assoluta colpisce 1 milione 137 mila minori (11,4% rispetto al 7,7% degli individui a livello nazionale; 12,6% nel 2018). L’incidenza varia dal 7,2% del Centro al 14,8% del Mezzogiorno. Rispetto al 2018 le condizioni dei minori migliorano sia a livello nazionale sia al Centro (da 10,1% a 7,2%). Disaggregando per età, l’incidenza si conferma più elevata nelle classi 7-13 anni (12,9%) e 4-6 anni (11,7%), rispetto alle classi 0-3 anni (9,7%) e 14-17 anni (10,5%), quest’ultima in particolare miglioramento rispetto all’anno precedente (12,9%). Secondo l’Istat, le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 619 mila, con un’incidenza del 9,7% (oltre tre punti più alta del valore medio di 6,4%). La maggiore criticità per le famiglie con minori emerge anche in termini di intensità della povertà, con un valore pari al 23,0% contro il 20,3% del dato generale.

L’incidenza di povertà assoluta in Italia varia anche a seconda del titolo di godimento dell’abitazione in cui si vive, e la situazione è particolarmente critica per chi vive in affitto. Le oltre 726 mila famiglie povere in affitto – si legge nel report dell’Istat – rappresentano il 43,4% di tutte le famiglie povere, a fronte di una quota di famiglie in affitto del 18,4% sul totale delle famiglie residenti. Le famiglie affittuarie nel Mezzogiorno sono in povertà assoluta nel 18,9% dei casi a fronte del 14,4% nel Nord e dell’11,9% nel Centro. Tuttavia, tra le famiglie povere nel Centro e nel Nord quelle affittuarie sono quasi la metà del totale, mentre nel Mezzogiorno sono il 36,1% e ciò in parte si spiega per una minore presenza di affittuari tra le famiglie residenti.

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