Governo nel caos su Stati generali e documento Colao, sul quale Salvini esulta, Pd e M5S tradiscono imbarazzo e LeU mostra disprezzo unanime e totale

Governo nel caos su Stati generali e documento Colao, sul quale Salvini esulta, Pd e M5S tradiscono imbarazzo e LeU mostra disprezzo unanime e totale

Si apriranno venerdì pomeriggio, nella sala degli Stucchi di Villa Pamphili, gli Stati generali dell’economia convocati dal premier Giuseppe Conte. Il calendario degli incontri, che si dipaneranno fino alla prossima settimana nell’arco di quattro o cinque giornate, è ancora in fase di elaborazione ma dovrebbe partire, venerdì, dai rappresentanti dell’opposizione. Con la maggioranza, prima i singoli ministri, poi i rappresentanti dei gruppi parlamentari, il presidente del Consiglio dovrebbe confrontarsi tra oggi e giovedì per preparare gli incontri con gli interlocutori. Sabato dovrebbe essere il giorno dedicato ai colloqui di profilo europeo e internazionale, con il collegamento in videoconferenza, tra gli altri, della presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen e del presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Lunedì 15 dovrebbero iniziare i colloqui con le parti sociali, che potrebbero richiedere più di una giornata di lavoro. Intanto, sulla convocazione degli Stati generali arriva una nota da palazzo Chigi che punta a smentire le voci di un alterco tra Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri. Insomma, non c’è alcun attrito tra il presidente Conte e il ministro Gualtieri né tra Palazzo Chigi e la struttura del Ministero dell’Economia sottolineano le consuete fonti di Palazzo Chigi (Casalino?), che intendono così neutralizzare i rumors circa tensioni che contrassegnerebbero il clima in cui si stanno preparando gli Stati generali dell’economia. Le stesse fonti ribadiscono allo stesso tempo che “la frase attribuita al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ‘C’è un pezzo di Stato che rema contro le riforme e contro il Governo’ è totalmente inventata e come tale non può essere ritrattata, perché queste parole non sono mai state pronunciate. Così come è totalmente privo di fondamento lo stesso ragionamento che si sta costruendo su questa non notizia, in quanto non appartiene neppure lontanamente alla cultura e al senso dello Stato del presidente Conte”. Ne prendiamo atto, ma certo da palazzo Chigi non smentiscono gli attriti nella maggioranza sulla convocazione degli Stati generali dell’Economia, e soprattutto sul documento consegnato dal presidente della task force di palazzo Chigi al premier Conte. Diciamo la verità, i contenuti delle proposte di Colao si sono rivelati non solo generalissimi ma pericolosamente declinati verso un apprezzamento per il ritorno a piani neoliberisti, che speravamo fossero stati debellati,

Il piano Colao non semplifica i lavori degli Stati generali, anzi è un inciampo. Malumori nella maggioranza

Il piano Colao non mette d’accordo la maggioranza e neanche l’opposizione. Mariana Mazzucato, economista, consigliera del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e componente della task force, non lo ha firmato, e ora se ne capiscono meglio i motivi nelle indicazioni orientate a sostenere gli interessi del mercato piuttosto che a quelli della Repubblica, dello Stato, delle persone. Mazzucato, alla domanda del deputato Pd Filippo Sensi, in audizione alla Camera, risponde di non aver firmato il rapporto perché si è concentrata “più sul lavoro di ‘policy design’ delle ‘missioni’ economiche”, e quello di cui sta “parlando oggi non è tanto il lavoro con Colao, ma quello che stiamo facendo con la nuova squadra, dove ci sono anche giovani bravissimi”. Un modo davvero elegante per prendere le distanze da quel piano, che evidentemente contraddice le teorie finora esposte dalla professoressa.

Ma sugli Stati generali e sul rapporto Colao si è consumata una sorta di nemesi. Tiepida appare la Confindustria, i sindacati ancora non si sono pronunciati perché all’interno delle loro articolazioni si sta “studiando” il rapporto. Il documento base di partenza degli Stati generali dell’economia, quel “prezioso” contributo della task force (che uno studente del primo anno di Economia o di Scienze sociali avrebbe scritto meglio) non sembra ricevere chiari consensi, ma neanche bocciature. Nelle 121 schede di lavoro si prospettano ‘ricette’ per il rilancio del Paese in tutti gli ambiti economici e sociali, nel lavoro e nelle imprese, nelle infrastrutture, nell’ambiente, nel turismo, nell’arte e nella cultura, nella pubblica amministrazione, nella scuola, nella famiglia. Indicazioni, vaghe e apparentemente ecumeniche, per approdare a quella che viene definita ‘la nuova normalità’. Per inciso, mancano completamente nel documento sia un capitolo specifico sul mondo del lavoro (pare che il lavoro per task force sia solo quello smart…) sia sul Mezzogiorno. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, oggi non ha fatto riferimenti al piano Colao. Parlando delle prospettive del governo e in vista degli Stati generali, Zingaretti ha invitato a sedersi anche al tavolo con opposizione e parti sociali, “non per fare inciuci, ma è talmente importante questo momento che il governo deve ascoltare la società e anche l’opposizione. Non si possono distribuire soldi senza un progetto, il governo sta lavorando e mi auguro che lo faccia”. Sempre sul fronte Pd, il capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, giudica il piano Colao “molto interessante” e auspica che il governo lo faccia proprio. Il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, ha detto invece di aver iniziato a leggere il piano Colao, “alcune cose mi convincono, altre meno” (sarebbe interessante cosa non piace a Delrio). Anche il capo politico del M5s non si pronuncia sul documento della task force Colao e annuncia in questa fase un tour ‘virtuale’ delle piazze per illustrare i risultati raggiunti e contro le fake news. Per il Movimento si è espresso il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, che lo ha giudicato “un tassello di studio importante per il governo”, cioè fuffa. All’interno della maggioranza è molto critico il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, secondo il quale nel piano Colao “prevalgono ricette vecchie, che piacciono a Confindustria e che vengono sperimentate da 30 anni a danno del 99% dei cittadini. Il governo le lasci nel cassetto e colga l’occasione degli Stati generali per lanciare un piano all’altezza delle necessità”. Altrettanto duri Stefano Fassina e il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro. E se Fassina accusa il documento di Colao espressione del “conservatorismo su questioni prioritarie” che “è insostenibile”, il sottosegretario De Cristofaro parla esplicitamente di “ricette liberiste già vecchie 30 anni” e affonda il coltello: “Addirittura per colmare il divario di investimento sull’istruzione rispetto agli altri Paesi europei la ricetta è una fantomatica raccolta di fondi ‘Adotta una classe’. L’istruzione pubblica non si fa né con la beneficenza né con le sponsorizzazioni, ma con investimenti pubblici in grado di garantire un diritto previsto dalla Costituzione Italiana. Consiglio a Colao e i suoi di leggerla”.

E ora il paradossale rovescio della medaglia, l’apprezzamento soprattutto delle opposizione e delle destre, che arrivano con Salvini perfino a rivendicarne la paternità.

Decisamente, intanto, favorevole al documento Colao si dichiara invece Italia Viva. “Il piano va implementato – sostiene – per un’Italia più moderna e efficiente”. Sul fronte dell’opposizione, il leader della Lega, Matteo Salvini, sostiene che molti punti del documento “sono gli stessi proposti dalla Lega a marzo: taglio delle tasse, turismo e scuole. Se anche la task force certifica che le proposte della Lega sono quelle che servono al paese, speriamo che Conte la ascolti”. Non usa mezzi termini la leader di Fdi Giorgia Meloni. “È ora di mandare a casa l’armata brancaleone pentapiddina e tutti i tecnocrati al loro seguito – ha detto – Invece di pensare ad abbattere la burocrazia e a togliere tutti gli odiosi obblighi che rallentano la nostra economia, i tecnocrati di Conte studiano soluzioni per eliminare il contante dalla circolazione. La task force di Vittorio Colao propone di tassare i prelievi al bancomat!”. Per Mariastella Gelmini “il piano deve essere discusso in Parlamento con le opposizioni”. Ma la responsabile scuola di Forza Italia Valentina Aprea apprezza apertamente il documento.  “Prendiamo atto con soddisfazione che nei settori istruzione, università e ricerca il Rapporto Colao rilancia strategie e misure attuate in passato e proposte anche in questa legislatura da Forza Italia”, scrive in una nota. Insomma, sorge un sospetto: e se a scrivere il documento fosse stata una manzoniana “colonna infame” neoliberista, leghista, e di destra, infiltratasi nella task force? La risposta nelle prossime ore.

 

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