Governo al lavoro sugli Stati Generali dell’economia, che partono sabato. Landini: “non siamo stati ancora invitati”. Il centrodestra decide invece di non andarci

Governo al lavoro sugli Stati Generali dell’economia, che partono sabato. Landini: “non siamo stati ancora invitati”. Il centrodestra decide invece di non andarci

Sugli Stati generali dunque il dado sarebbe tratto. Sabato ci sarà la seduta “inaugurale” degli Stati generali dell’economia, “avremo tanti ospiti d’eccezione e personalità, autorità internazionali con cui ci confronteremo sul trend dell’economia e sull’impatto” della pandemia. “Da lunedì partirà il confronto con le parti sociali, le parti migliori del Paese. Avremo tantissimi stakeholders e inizieremo proprio con Colao, mi sembra doveroso omaggiare il lavoro fatto dai componenti” della sua task force, dice Giuseppe Conte, rispondendo alle domande dei cronisti nel piazzale antistante a Palazzo Chigi. Quello del gruppo Colao “è un buon lavoro, critiche ci sono state ma ci stanno. Ovviamente noi ministri stiamo lavorando, con grande soddisfazione, stiamo mettendo su un piano perché vogliamo confrontarci con le migliori forze del Paese ma portare anche idee nostre concrete. Domani e stasera avremo un confronto con le forze di maggioranza, perché voglio che questo lavoro sia quanto più condiviso possibile. Voglio sottolineare che a livello europeo hanno molto apprezzato questa nostra predisposizione a elaborare questo piano e che ci siamo messi subito a lavoro per elaborare progetti e riforme strutturali che faranno correre il Paese, ne siamo certi”. L’ottimismo di Conte si scontra però con la decisione delle forze politiche di centrodestra di declinare l’invito e di non partecipare agli Stati Generali.  Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, al termine del vertice con il leader della Lega Matteo Salvini e con il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, che ha sancito il no del centrodestra a presenziare agli Stati generali del governo a Roma, ha affermato: “Siamo sempre disponibili al confronto con il governo, lo dimostrano le decine e decine di proposte che abbiamo presentato in Parlamento. Ma su questi Stati generali – ha continuato – c’e’ un problema di metodo e di merito: di metodo, perche’ per noi gli Stati generali sono il Parlamento della Repubblica, noi non partecipiamo a passerelle nelle ville. Il problema di merito – ha sottolineato la leader di Fd’I – e’ che proprio in queste ore la Camera sta discutendo del decreto Rilancio, come spendere 55 miliardi che insieme ai 25 precedenti ipotecano il futuro per qualche anno. Se qualcuno vuole parlare con noi deve parlare di questo – ha concluso Meloni – di come si spendono complessivamente questi 80 miliardi di euro perche’ parlare di altro non ci interessa”. Rincara la dose Matteo Salvini, “gli italiani non hanno bisogno di altri show e passerelle, c’è bisogno subito della cassa integrazione per milioni di lavoratori, soldi veri per imprenditori e famiglie, scuole aperte e sicure. Il luogo del confronto e della discussione è il Parlamento, non sono le ville o le sfilate. 60 milioni di persone non possono dipendere dall’umore di Rocco Casalino”.

Che però l’aria per gli Stati generali non sia proprio ottimale lo dimostrano anche le parole del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervistato dal direttore de L’Espresso Marco Damilano. Intanto, Landini conferma che “ufficialmente non siamo stati ancora invitati” agli Stati generali dell’economia ed “io non ho ancora capito chi sarà coinvolto e di cosa si discuterà”. Inoltre, a proposito del piano Colao, il segretario generale della Cgil avanza parecchie critiche. Sul piano Colao “c’è prima una questione di metodo che va risolta ed il primo che deve dire come la pensa è il presidente del Consiglio che ha istituito quella commissione, prima di dire cosa ne pensa il sindacato”. Il leader della Cgil si è quindi chiesto: “Sono le proposte di Colao o del governo?”. “Venerdì scorso -ha sottolineato- Cgil Cisl e Uil hanno scritto al premier per chiedere un incontro. Abbiamo delle proposte da fare” ma “vorrei aspettare cosa dice il governo”. “Rispetto cosa dice Colao, ma vorrei prima discutere con il governo” ha aggiunto Landini ricordando, ad esempio, che “riguardo la responsabilità penale delle aziende, anche il sindacato ha previsto che sia rimossa se l’azienda ha firmato un accordo sulla sicurezza”. Le azioni che propone la task force sulla responsabilità delle imprese che non applicano i protocolli di sicurezza “sono state fatte tutte” ha fatto notare il leader della Cgil, secondo il quale “non c’era bisogno di Colao”, che “è arrivato secondo”. Landini  ha inoltre evidenziato la necessità di “mettere al centro il lavoro con tutti i diritti e riunificare il mondo del lavoro. Tutte le persone che lavorano, a prescindere dal rapporto, hanno gli stessi diritti”. E sottolinea anche che al governo “stiamo chiedendo la proroga dello stop ai licenziamenti fino a fine anno e degli ammortizzatori sociali, su cui avviare una riforma perché siano davvero universali. Bisogna evitare che la crisi nei prossimi mesi possa essere utilizzata per licenziare o chiudere aziende”.

In ogni caso, l’agenda di incontri del presidente Conte s’infittisce proprio in vista degli Stati generali. Gli incontri con i capigruppo di maggioranza e il premier potrebbero iniziare già stasera. A quanto si apprende, Leu sarebbe il primo gruppo ‘consultato’: l’appuntamento, da confermare, è per le 21.30. Mentre l’incontro con il Pd -ma la convocazione è ancora informale- dovrebbe tenersi domani alle 12. I capigruppo M5S saranno ricevuti dal presidente del Consiglio sempre domani, alle 10.

Pm sentiranno Conte, Lamorgese e Speranza su zona rossa

Nel capitolo del’inchiesta della Procura di Bergamo sulla mancata zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo, i due comuni che ai primi di marzo erano i più colpiti di tutta Italia dall’epidemia di Coronavirus, erano attese, e sono in programma fino a venerdì, le audizioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. “Le cose che ho da dire le dirò al pm – spiega il premier – Riferirò doverosamente tutti i fatti di mia conoscenza. Non sono affatto preoccupato e non commento le parole del procuratore. Ci confronteremo venerdì. Tutte le indagini e le inchieste ben vengano: i cittadini hanno diritto di conoscere e noi di rispondere in tutte le sedi istituzionali. Il mio è un atteggiamento sereno di chi ha agito in scienza e coscienza: abbiamo cercato di fare tutto il possibile”. Il procuratore facente funzione Maria Cristina Rota qualche settimana fa si era sbilanciata dicendo pubblicamente che isolare i due centri della Valseriana, da quel che risultava, avrebbe dovuto essere “una decisione governativa”. Una frase che ha fatto subito ipotizzare la mossa di sentire il capo dell’esecutivo, i due ministri e i tecnici, tra i protagonisti della gestione dell’emergenza. E per raccogliere le loro testimonianze, da quanto è trapelato dalle maglie dell’indagine – che riguarda anche altri due filoni tutti lombardi, e cioè il caso dell’ospedale di Alzano con l’anomala riapertura del pronto soccorso la sera del 23 febbraio dopo l’accertamento dei primi malati di Covid e le morti nelle Rsa della Bergamasca – il Procuratore Rota con i pm Paolo Mandurino e Silvia Marchina e un paio di fidatissimi investigatori sono nella capitale. Il primo ad essere sentito è stato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, come persona informata dei fatti non solo sulla mancata zona rossa ma in generale sull’epidemia di Covid in Lombardia. Toccherà poi al consulente del governo Walter Ricciardi e forse qualche altro tecnico. Dopo la versione degli esperti, che in questi mesi hanno lavorato in prima linea con l’esecutivo, dovrebbe essere la volta di Speranza e Lamorgese: dai loro due ministeri è stato sottolineato che ci sarà la massima collaborazione con la magistratura e verranno forniti tutti gli elementi per chiarire i passaggi politici che alla fine, il 7 marzo scorso, hanno portato a non ‘mettere in quarantena’ i due comuni in provincia di Bergamo. L’ultima audizione è quella di Conte che, peraltro, ai primi di aprile aveva fatto notare che il “governatore della Lombardia poteva assumere ordinanze più restrittive” e che non gli è stato “impedito di farlo, lo hanno fatto altri governatori. Non voglio imputare o scaricare responsabilità”.

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