Dopo l’apertura della procedura di licenziamento, lavoratori del San Raffaele senza stipendio. Cgil Cisl Uil: “continuano le ritorsioni, non devono pagare i lavoratori”

Dopo l’apertura della procedura di licenziamento, lavoratori del San Raffaele senza stipendio. Cgil Cisl Uil: “continuano le ritorsioni, non devono pagare i lavoratori”

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl già la settimana scorsa hanno avviato l’immediata mobilitazione del personale, scrivendo a prefettura, Asl coinvolte, Regione e aziende del S. Raffaele per accendere un faro sulla complicata situazione che vede protagonisti, loro malgrado, i 148 lavoratori della Casa di Cura San Raffaele Rocca di Papa. Per i gravi fatti dei mesi scorsi e i dovuti accertamenti in corso su quanto accaduto nella struttura, la Regione ad inizio Maggio ha avviato il procedimento di revoca dell’accreditamento e sospensione dell’autorizzazione alla Casa di Cura. La società San Raffaele non ha perso tempo e, nonostante il divieto di procedere ai licenziamenti, stabiliti dai Decreti Legge sull’emergenza Covid, ha avviato la procedura per tutto il personale. A pagarne le spese sono sempre i lavoratori e, come se non bastasse, alla prospettiva non certo rosea di perdere il posto di lavoro, si aggiunge il mancato pagamento degli stipendi di Maggio. “Legare gli stipendi dovuti ai lavoratori ai contenziosi in essere è l’ennesimo atto strumentale della Società; riteniamo che il San Raffaele sia perfettamente in grado di sostenere i costi e in questa situazione sarebbe stato opportuno evitare ulteriori ritorsioni sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori” – dichiarano Musto, Fontana e Armati della Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio. “Siamo fortemente preoccupati che la vicenda possa rapidamente degenerare e che a farne le spese continueranno ad essere i lavoratori. Serve un intervento istituzionale per contrastare la logica padronale della società; per questo abbiamo chiesto alla ASL Roma 6 di subentrare nell’assolvimento delle obbligazioni del San Raffaele nei confronti dei lavoratori, se la società, nonostante le diffide e l’apertura dello stato di agitazione, dovesse rimanere ferma nel non pagare gli stipendi e nel non voler accedere agli ammortizzatori sociali che garantirebbero a tante famiglie un po’ di respiro”. “Attendiamo la convocazione in Prefettura e siamo pronti a mettere in atto tutte le iniziative a tutela dei salari e dell’occupazione; auspichiamo l’intervento di tutte le Istituzioni coinvolte per porre fine alle strumentalizzazioni della società e per creare un protocollo che possa essere utilizzato nella gestione di simili vertenze. E’ vero, queste sono strutture private, ma sappiamo bene che il servizio svolto è pubblico, e come è giusto garantire la trasparenza nella gestione del servizio e delle risorse pubbliche tutelando gli ospiti, è anche giusto dare garanzie e prospettive ai lavoratori, salvaguardando le loro professionalità” – concludono Musto, Fontana e Armati.

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