Coronavirus. 4 giugno. 234.013 casi, 33.689 decessi, 161.895 guariti, 338 in rianimazione. La situazione nel mondo e l’alleanza per il vaccino

Coronavirus. 4 giugno. 234.013 casi, 33.689 decessi, 161.895 guariti, 338 in rianimazione. La situazione nel mondo e l’alleanza per il vaccino

Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 4 giugno, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 234.013, con un incremento rispetto a ieri di 177 nuovi casi. Lo comunica la Protezione civile. Il numero totale di attualmente positivi è di 38.429, con una decrescita di 868 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 338 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 15 pazienti rispetto a ieri. 5.503 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 239 pazienti rispetto a ieri. 32.588 persone, pari all’85% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto a ieri i deceduti sono 88 e portano il totale a 33.689. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 161.895, con un incremento di 957 persone rispetto a ieri. Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 20.224 in Lombardia, 4.556 in Piemonte, 2.688 in Emilia-Romagna, 1.319 in Veneto, 883 in Toscana, 394 in Liguria, 2.754 nel Lazio, 1.303 nelle Marche, 830 in Campania, 967 in Puglia, 207 nella Provincia autonoma di Trento, 879 in Sicilia, 213 in Friuli Venezia Giulia, 704 in Abruzzo, 112 nella Provincia autonoma di Bolzano, 31 in Umbria, 108 in Sardegna, 10 in Valle d’Aosta, 102 in Calabria, 125 in Molise e 20 in Basilicata.

La situazione nel mondo

Gli Stati Uniti hanno registrato quasi 20mila casi di Coronavirus in 24 ore per un totale di 1.851.520 contagi, inclusi almeno 107.175 decessi, secondo il conteggio della Johns Hopkins University. Lo riferisce Cnn. Nello specifico, la Johns Hopkins University, ha riferito di 19.699 nuovi casi e 995 morti nelle ultime 24 ore. La pandemia di Covid-19 sta mettendo in ginocchio l’America Latina: in Brasile, nuovo epicentro della crisi globale, nelle ultime 24 ore una persona è morta ogni minuto e in altri paesi vittime e contagi aumentano velocemente. Drammatico il quadro sanitario del subcontinente, dove i paesi maggiormente colpiti dal coronavirus sono, oltre a Brasile e Messico, Cile, Perù, Ecuador e Argentina, mentre le infrastrutture pubbliche non sono in grado di far fronte alla crescente richiesta di posti letto. Il Brasile ha registrato il record di 1.349 decessi in un solo giorno, per un numero totale di vittime che sale a 32.548. Il giorno precedente i morti erano stati 1.262. Con questi dati si conferma come quarto Paese al mondo con il maggior numero di morti dopo Usa, Regno Unito e Italia. Il bilancio sempre più pesante riaccende il braccio di ferro istituzionale tra il presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, negazionista sulla crisi, e i governatori artefici del lockdown. Il Messico, secondo paese maggiormente flagellato in America Latina, ha superato la soglia dei 1.000 decessi in 24 ore – per l’esattezza 1.092 vittime – segnando un raddoppio dei morti da coronavirus rispetto al giorno precedente (470). Finora il Messico ha registrato 101.238 casi e 11.729 decessi. Il responsabile governativo della strategia di lotta al Covid-19, Hugo Lopez-Gatell Ramirez, si aspetta un bilancio totale di 30 mila vittime.

L’Alleanza per il vaccino

L’obiettivo del summit internazionale per stanziare i fondi necessari alla creazione di un vaccino contro il Covid-19 non solo è stato raggiunto, ma è andato ben oltre, raggiungendo i 7,7 miliardi di euro. A darne l’annuncio sui social network è ‘Gavi – Alleanza per il vaccino’, che ha riunito quest’oggi a Londra capi di stato e di governo e altre personalità internazionali – tra cui il segretario dell’Organizzazione mondiale della sanità, Gebreyesus Tedros Adhanom, e Bill Gates – con l’obiettivo di raccogliere 6,6 miliardi di euro per elaborare il vaccino. A lanciare l’iniziativa è stato il primo ministro britannico Boris Johnson. Mentre nel Regno Unito si stanno per raggiungere i 50.000 morti, Johnson ha annunciato che è pronto a stanziare 1,8 miliardi di euro. Durante l’incontro, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato: “Il vaccino in sé non è sufficiente. Abbiamo bisogno di solidarietà a livello globale per assicurare che ogni persone in ogni Paese abbia accesso al vaccino. Il vaccino contro il Covid-19 deve essere considerato un bene pubblico mondiale, un vaccino della gente”. Quanto all’Italia, il primo ministro Giuseppe Conte ha confermato il sostegno del nostro Paese “alla cooperazione globale contro il Covid-19”, quindi ha annunciato dei “contributi aggiuntivi, per il progetto volto a immunizzare 300 milioni di bambini e accelerare l’equa distribuzione del farmaco”. Tanti i leader che hanno espresso il proprio sostegno al progetto: dal Re Abdullah II di Giordania al presidente della Somalia Abdullahi Mohamed, dal premier cinese Li Keqiang a quello canadese, Justin Trudeau. Un ringraziamento speciale è giunto dal presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, che ha espresso apprezzamento “per il continuo lavoro di Gavi in Africa, dove spende il 60 per cento delle sue risorse per garantire un accesso equo ai vaccini”. Per il leader africano il contributo di Gavi “per garantire la salute e il benessere in Africa e in altre nazioni è più importante che mai”. “Il coronavirus non conosce frontiere, non discrimina tra le persone, è meschino e sporco e dobbiamo occuparcene tutti insieme” ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un video inviato dalla Casa bianca per salutare l’alleato Johnson. “Lavoreremo insieme. Coraggio ragazzi, troviamo una soluzione” l’appello finale di Trump.

Codogno, dopo oltre 100 giorni riapre il pronto soccorso

Risulta negativo il paziente entrato come sospetto caso di coronavirus oggi al Pronto Soccorso dell’ospedale di Codogno, nel lodigiano, che ha riaperto questa mattina dopo una chiusura di oltre 100 giorni. Positiva al tampone per il covid è invece un’anziana che era stata trasferita all’ospedale da una Rsa per problemi di anemia e già risultata positiva a un precedente tampone. Lo riferisce questa sera l’ufficio di comunicazione dell’ospedale del Comune dove fu ricoverato Mattia, il ‘paziente 1″, e tra le prime zone rosse d’Italia. Di fronte al sospetto, l’uomo era stato subito isolato e trattato con protocolli di sicurezza, al contrario di quanto avvenuto per il ‘paziente 1’, quando il covid era ancora un virus sconosciuto in Lombardia. Lo stesso è avvenuto per la donna. Dopo la visita di due giorni fa del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Codogno, in occasione del 2 giugno, ma anche per celebrare il dramma contro il covid vissuto dal territorio, questa mattina è stata un’altra giornata storica nel Comune del lodigiano: il pronto soccorso dell’ospedale ha riaperto le porte dopo la chiusura del 21 febbraio scorso, alla presenza di medici, del sindaco, Francesco Passerini, e autorità locali. Rispetto a 100 giorni fa a spiccare sono i dispositivi di sicurezza, come mezzi rilevazione della temperatura, percorsi separati (covid e no covid), letti distanziati, segnaletica pro igiene e per il distanziamento e reparti di terapia intensiva attrezzati per future emergenze.

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