Coronavirus. 28 giugno. 174 nuovi casi (97 in Lombardia) e 22 decessi, 98 in rianimazione. Nel mondo superati i 10 milioni di contagi. Ue, si riaprono le frontiere

Coronavirus. 28 giugno. 174 nuovi casi (97 in Lombardia) e 22 decessi, 98 in rianimazione. Nel mondo superati i 10 milioni di contagi. Ue, si riaprono le frontiere

Sono 174 i nuovi casi di coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Italia, uno in meno rispetto a ieri. Oltre la metà, 97, sono ancora in Lombardia, che resta la regione più colpita. Gli attualmente positivi sono 16.881 (ieri 16.836). I decessi sono 22, contro gli 8 che ieri avevano fatto registrare il minimo storico dal primo marzo. Il numero di ricoverati in terapia intensiva resta sotto le 100 unità: sono 98, uno in più rispetto a ieri. Le persone ricoverate invece con sintomi lievi o in assenza di sintomi sono 1.160, un centinaio in meno di ieri; quelle in isolamento domiciliare sono 15.423 (-1.413 rispetto a ieri). I guariti sono in totale 188.891 (ieri il dato era di 188.584). Il totale di casi finora registrati in Italia ammonta a 240.310 (ieri 240.136). Il numero totale di tamponi è salito a 5.314.619, con un incremento di 37.346. Le regioni con zero incremento di casi totali sono oggi Basilicata, Molise, Umbria, Sicilia, Valle d’Aosta, Puglia, Campania e Marche. Un solo caso in più in Calabria, Sardegna, Abruzzo, Provincia autonoma di Bolzano e Friuli Venezia Giulia; tre casi nella Provincia autonoma di Trento, 4 in Liguria, 5 in Toscana, 11 in Veneto, 14 in Lazio e Piemonte, 21 in Emilia Romagna. “Non ci sono dubbi che in questo momento stiamo assistendo ad una trasmissione caratterizzata da una bassissima carica virale, che poi si manifesta con una sintomatologia molto più lieve, resta il fatto che il virus circola e causa dei focolai”, ha detto Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia di Padova, durante il programma Mezz’ora in più in onda su RaiTre sulla situazione attuale legata al coronavirus. “Sono d’accordo con Zangrillo – ha detto, rivolgendosi all’altro ospite della trasmissione – è un problema di carica virale, su questo siamo tutti d’accordo, dove ci discostiamo è sulla previsione a lungo termine. Io penso che alcune manifestazioni come la festa per la Coppa Italia del Napoli o altri assembramenti ci vengono ora perdonati perché reduci da un lockdown e la trasmissione è diminuita e sicuramente il virus risente delle condizioni climatiche”.

La situazione nel mondo. Superati i 10 milioni di casi e 500 mila decessi

 I casi di coronavirus a livello globale hanno superato la soglia dei 10 milioni: è quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University, secondo cui il bilancio dei decessi sfiora adesso quota 500 mila. Al primo posto per numero di casi e vittime ci sono sempre gli Usa (oltre 2,5mln di infetti e 125.434 decessi), seguiti dal Brasile. E in tutta l’America Latina i nuovi casi sono stati più di 63mila, per un totale di 2,42 milioni. In Russia il bilancio di morti ha superato la soglia dei 9.000, mentre a Madrid ieri è stato il primo giorno senza vittime di Covid-19 dall’inizio della pandemia.

Ue: verso riapertura esterna. Sì a Cina. No a Russia e Usa

Gli Stati dell’Ue ultimano i dettagli per l’accordo che, dal primo luglio, riaprirà le frontiere esterne dell’Unione, chiuse da metà marzo: frontiere riaperte ma solo per i cittadini dei Paesi la cui situazione, per quanto riguarda il coronavirus, è considerata sicura. I Ventisette lavorano su un elenco che prevede di autorizzare arrivi da soli venti Paesi, tra cui la Cina, e non gli Stati Uniti, che è diventato l’epicentro della pandemia e il Paese più colpito, con più di 2,5 milioni di contagiati e oltre 125.000 morti. Gli ambasciatori dei Ventisette hanno tentato senza successo venerdì di raggiungere un accordo, quindi la presidenza dell’UE, che ora detiene la Croazia, ha aperto una consultazione tra le capitali fino a sabato alle 18.00. Dopo la scadenza, tuttavia, non era ancora stato trovato il consenso, e dunque le consultazioni sul testo con i criteri e sull’elenco dei Paesi sono proseguite quest’oggi. Da domani dovrebbe partire la procedura scritta perché l’accordo sia approvato dai singoli Paesi. I governi sperano di trovare la maggioranza necessaria per approvare il testo prima del 1 luglio. L’elenco allo studio prevede di riaprire i confini ai cittadini di Australia, Algeria, Canada, Cina, Corea del Sud, Georgia, Giappone, Marocco, Montenegro, Nuova Zelanda, Serbia, Thailandia, Tunisia, Uruguay e Ruanda. Oltre agli Stati Uniti, i confini rimarrebbero chiusi anche per la Russia, il Paese più colpito in Europa, con oltre 627.000 contagiati e 9.000 morti; e il Brasile, il più colpito in America Latina, con 1,3 milioni di casi e oltre 57.000 morti. Anche la maggior parte dei Paesi dell’America Latina rimarrebbe esclusa, un’area considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità come l’epicentro mondiale della pandemia (accumula il 25% dei casi in tutto il mondo) e dove la curva di contagio continua a salire. L’Ue ha chiuso le sue frontiere esterne il 16 marzo per 30 giorni per contenere la diffusione della pandemia, una decisione che è stata prolungata in diverse occasioni. La competenza nel controllo delle frontiere è nelle mani dei governi nazionali, ma l’Ue vuole coordinare la riapertura con l’esterno per evitare la mancanza di controllo verificatasi all’inizio della pandemia, quando ogni Stato ha chiuso unilateralmente le sue porte. Con la fine del lockdown, la Commissione europea ha raccomandato agli Stati di aprire i propri confini con altri Paesi dell’UE a partire dal 15 giugno, ma il timore è che se ciascuno autorizzerà gli arrivi dall’esterno singolarmente, finiranno per reintrodurre i controlli interni nello spazio di libera circolazione Schengen. Ma l’arrivo di turisti extra-Ue è importante per i Paesi, come l’Italia, che dipendono maggiormente dal turismo: l’Ue ha ricevuto 500 milioni di visitatori da Paesi terzi (la maggior parte verso i Paesi a sud del continente) che hanno speso 342 miliardi di euro nel 2016, dunque la prima destinazione turistica globale, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del turismo.

Appello di leader e premi Nobel: il vaccino sia bene universale

Centouno politici, premi Nobel e artisti hanno lanciato un appello “a tutti i leader globali, alle organizzazioni internazionali e ai governi affinché adottino misure e rendano dichiarazioni ufficiali che dichiarano i vaccini Covid-19 come un bene comune universale, esenti da qualsiasi diritto di brevetto di proprietà”. Primo firmatario Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006. Ad aderire sono stati 18 vincitori di premi Nobel, 19 ex capi di Stato, 14 ex primi ministri, attivisti e artisti del calibro di George Clooney, Matt Damon, Sharon Stone e Bono.  Per l’Italia hanno aderito, tra gli altri, Andrea Bocelli, Nicola Zingaretti e Romano Prodi. “La pandemia espone chiaramente i punti di forza e di debolezza dei sistemi sanitari nei diversi paesi, nonché gli ostacoli e le disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria. L’efficacia della prossima campagna di vaccinazione dipenderà dalla sua universalità”, si legge nel testo. “Facciamo appello a governi, fondazioni, organizzazioni di beneficenza, filantropi e imprese di Socialbusiness, di farsi avanti per produrre o distribuire i vaccini in tutto il mondo. Invitiamo tutte le entità sociali, politiche e sanitarie a riaffermare la nostra responsabilità collettiva per la protezione di tutte le persone vulnerabili legate alla povertà, discriminazione, genere, malattia, perdita di autonomia o funzionalità o età”.

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